ApriFinalmente si ritorna nella quasi ‘normalità’ dopo la commemorazione, così dopo una colazione veloce ritorno a Pripyat, sulla strada nascosto tra le erbacce mi imbatto in un deposito di mezzi utilizzati per la decontaminazione che sembrano fermi da secoli, depredati di tutto, riescono a sopravvivere solo le ultime parti metalliche. Subito dopo al yacht club dove un paio di barche arrugginite in riva al fiume Pripyat, attrezzi vari per la manutenzione e un edificio immerso nel bosco in cui si fa fatica ad entrare causa le macerie che si sono ammucchiate nel tempo, creano uno scenario quasi apocalittico, mi sento di nuovo in mezzo al nulla di una città che da trent’anni ha cessato di esistere. Poco distante c’è il luogo dove le famiglie dell’ex Unione Sovietica mandavano i bambini a trascorrere le vacanze. All’interno dell’edificio di quattro piani tanti piccoli letti iniziano a farmi pensare quanti bambini possono aver trascorso una parte della loro giovanissima età qui, nella loro più totale spensieratezza; vasche da bagno ricoperte di macerie e qualche piccolo giocattolo cui non inciampare mi permettono di non immergermi troppo in pensieri e riflessioni improbabili. Esco e dopo qualche centinaio di metri lungo il fiume ecco una chiatta crollata nell’acqua, sulla quale si riesce ancora a camminare, ma dove la ruggine da un momento all’altro potrebbe fa crollare tutto, cancellare ogni traccia della sue esistenza e di tutte le imbarcazioni che li si fermarono.
C’è ancora tempo e spazio per un graffito inquietante all’interno di un palazzone, che sembra essere altrettanto reale, in cui è raffigurato un piccolo angelo che cerca di chiamare l’ascensore dal settimo piano dello stesso palazzo, quasi voglia fuggire da quest’ammasso di cemento dove regna l’abbandono totale, mi viene subito da pensare che forse nemmeno Bansky riuscirebbe più a trovare l’ispirazione qui dentro, o forse sì….
Alla mensa della centrale, il pranzo è quasi uguale a quello di 365 giorni fa, non sembra cambiato nulla, mangio veloce perché le gru mi aspettano. Le gru? Si, c’è un angolo che ancora non conoscevo lungo il fiume, dove attraccavano le barche, ci sono tre gru gigantesche che non sembrano avere mai smesso di lavorare. Fanno quasi paura quanto sono imponenti, non si riesce a salire in cabina perché il livello di contaminazione sembra alto, quindi meglio non rischiare troppo, ma sicuramente rimane la curiosità di fin dove la vista avrebbe potuto dominare dalla punta di esse, quindi onde non incorrere in tentazioni che si fanno sempre più forti, via verso Pripyat ancora. Un supermarket abbandonato, un dormitorio e la piazza principale dove svettano la famosissima ruota panoramica a la pista diegl’autoscontri fanno da prologo ad una giornata che si è rivelata molto intensa. Alle 7 di sera bisogna uscire dalla ‘zona’ perché stanotte si dorme in un luogo immerso nel bosco, dove tra strade sconnesse, piste di terra e qualche villaggio sperduto, arrivo che è già scuro… Stasera sono in un luogo dove non esiste internet, non esiste WiFi, i cellulari sembrano non ricevere nessun segnale, niente, quasi come fossi tornato indietro di una decina di anni, quando il ritrovarsi con persone di cultura diversa era immensamente interessante e invece mi rendo conto di quanto sono ‘drogato’ della rete, quasi mi mancasse una ‘connessione’ con la società, mentre invece la società è qui intorno a me…tutto questo però lo leggerete domani, adesso non posso comunicarvi nulla!













