L’avvento dei “nuovi cuori”
2 febbraio 2018. Un giorno a prima vista come un altro. Tuttavia, a mio parere, è da considerare come una delle date che ha stravolto il mondo della digitalizzazione e della medicina. Vi starete chiedendo a cosa mi riferisco, ebbene, il 2 febbraio 2018 al Bambino Gesù di Roma una bimba di appena 3 anni è stata salvata con l’ausilio di un mini cuore artificiale, grande quanto una batteria stilo.
Foto dell'ospedale Bambino Gesu di Roma -Fonte:Flickr
L’ospedale ha richiesto e infine ottenuto un’autorizzazione straordinaria per l'utilizzo di un dispositivo miniaturizzato (15mm) di assistenza ventricolare prossimo alla sperimentazione clinica negli Usa. Il dispositivo è stato sviluppato con i fondi del National Institute of Health (NIH) all'interno del programma statunitense PumpKIN (Pumps for Kids, Infants, and Neonates).
Il dispositivo è composto da una pompa intraventricolare del diametro di 15mm, della lunghezza di 5cm e del peso di 50 grammi. È stata realizzata per supportare la circolazione di pazienti a partire dagli 8 kg di peso (ovvero di circa un anno di età) e fino a un'età di circa 10 anni (circa 30 kg).Questo dispositivo è denominato l’Infant Jarvik 2015.
Funziona come una batteria che può essere sostituita e ricaricata, tramite un cavo addominale. La sua autonomia è di diverse ore. Attraverso un connettore, collocato nelle vicinanze dell’ombelico, trasmette energia al cuore artificiale. La pompa, inserita nel ventricolo sinistro del paziente, spinge il sangue nel resto del corpo.
Affetta da miocardiopatia dilatativa e in lista di trapianto cardiaco, la bambina aveva già subito l’impianto di un Berlin Heart, un cuore artificiale paracorporeo, che necessita l'ausilio di una macchina esterna collegata al torace del paziente. Successivamente era stata tentata la rimozione del Berlin Heart senza successo.
Immagine di un Heart Berlin Excor -Fonte:Wikimedia Commons
La piccola è stata quindi nuovamente assistita con un sistema temporaneo finché la sola opzione terapeutica salvavita era rappresentata dall'Infant Jarvik 2015. Previo consenso, l’intervento è stato eseguito dal Dr. Antonio Amodeo, proprio secondo quest’ultimo, l’intervento effettuato, come rivelato a molti giornali, è stato una “rivoluzione” in campo medico.
Sempre secondo il Dr. Amodeo, negli anni passati, quando non era presente l’Infant Jarvik 2015, la percentuale di sopravvivenza era del 70%, ma i pazienti non potevano essere dimessi dall'ospedale; mentre ora, con l’avvento del nuovo dispositivo, sarà possibile il reinserimento dei pazienti nell'ambito sociale e familiare.
Grazie a questo evento, negli Stati Uniti partirà una sperimentazione clinica e il Bambino Gesù sarà tra i primi, per quanto riguarda il progetto europeo, per l’acquisizione del marchio CE. Inoltre una bambina avrà una vita migliore e per un medico o un ingegnere che progetta queste invenzioni non c’è a mio avviso soddisfazione più grande.
Pietro Gelardi












