In una futura nottata fredda d’inverno
Sono le tre di notte, la luna splende dalla finestra della camera matrimoniale, stanotte non riesco a dormire perché un caso irrisolto non mi dà pace. Le pareti fini delle camere mi permettono di sentire mio figlio piangere dalla sua stanza, per cui decido di raggiungerlo. La luce è spenta, circondata dal buio zoppico fino al suo letto, mi stendo vicino a lui e stiamo in silenzio per un po’. Poi prende coraggio e mi parla e da quelle parole capisco che sta male per troppe cose per avere appena 13 anni. Per cui lo prendo per mano e gli parlo dolcemente:
“Piccolo, la vita non è clemente come sembra, ti farà cadere molte volte, ti metterà degli ostacoli e a volte cadrai da solo per la stanchezza. Ci saranno periodi in cui tutto ti sembrerà troppo, altre volte troppo poco. Eppure la amerai, sì ne sono sicura, perché sei forte come un leone, sicuramente hai preso tutto da tuo padre. Ci saranno periodi in cui vorrai solo urlare e poi ti renderai conto che urlare non serve a niente, altri periodi in cui non vorrai parlare con nessuno e metterti solo delle cuffiette alle orecchie per non sentire, ma so che imparerai a combattere per le cose giuste. Perché sai, la vita in fondo non è così male, anzi è bellissima, siamo noi che quando siamo sconfortati la demoliamo etichettandola come malata, ma la verità è che abbiamo scelto noi di vivere così, odiandola. Figlio, amala la vita e lei amerà te. Sarà tutto migliore e starai bene anche tu. Non lasciarti sconfiggere dallo sconforto.”
Senza dire una parola mi abbraccia e crolla, sentivo le sue lacrime fredde scendere una ad una, i suoi singhiozzi incastrati nei respiri affannati, e quando fu più calmo mi disse solo “ti voglio bene” e in quel momento non desideravo altro che toglierli tutto quel dolore, perché sapevo quanto male aveva ricevuto.











