" Sull’onda dell’impressione, o poco dopo, si forma una poesia. L’impressione – sensuale o intellettuale – era vivace, e sincera: la poesia (non necessariamente perché la poesia era tale, ma per una felice coincidenza) è risultata buona, viva e sincera. Poi passa del tempo. Quell’impressione – per l’intervenire di altre circostanze prima ignorate, o per l’evoluzione delle cose o della persona che l’aveva destata – appare futile e ridicola. Così appare, ora, anche la poesia che ne era nata. Non so però se ciò sia giusto. Perché trasferire la poesia dall’atmosfera del 1904 a quella del 1908? (Fortuna che le poesie sono, tante volte, criptiche; e suscettibili così di adattarsi ad altri – affini – sentimenti o situazioni sentimentali). " (11 Luglio 1908)
Konstantinos Kavafis, Poesie e prose, a cura di Renata Lavagnini e Cristiano Luciani, Bompiani (collana Classici della Letteratura Europea diretta da Nuccio Ordine), 2021¹, p. 1953.











