Il regista Mauro Ruvolo ci parla del suo documentario “Ab Urbe Coacta”
Da poco si è conclusa la 34° edizione del Torino Film Festival, una vetrina importante per il cinema documentario, che da sempre contribuisce a dar voce al genere. Tra le visioni proposte quest’anno il documentario “Ab Urbe Coacta” di Mauro Ruvolo, regista, montatore musicista, colui che per primo mi ha iniziata all’alchimia dell’in e dell’out.
Il film propone un’immersione nella periferia romana di Torpignattara. Attraversando il quartiere, spesso mi sono chiesta cosa nascondessero le lamiere di cinta degli sfasci di città; luoghi equivoci, sfocati e proprio per questo ancor più affascinanti. La telecamera esplora il mondo sommerso delle famiglie gentilizie della Torpignattara contemporanea. Il protagonista del film è Mauro Bonanni, che tra il metallo e il grasso, è riuscito a costruirsi una fortuna che gli permette di finanziare le sue passioni stravaganti. Nel quartiere Mauro si confronta con l’alterità culturale, infatti Torpignattara è uno dei municipi di Roma in cui la consistente presenza straniera la si riconosce dall’aria speziata che aleggia per le strade. Il film tocca i temi dell’immigrazione, ma innanzitutto Ad Urbe Coacta è un film sullo spirito ecumenico dei romani. Il romano, quel tipo antropologico che da un lato ha sempre incluso bonariamente lo straniero, dall’altro è sempre pronto ad allungare quelle due “pizze” dietro alla nuca, perchè non si dimentichi chi è il capo tribù. Mauro si confronta con questa alterità innanzitutto nel suo impero di lamiera, una diversità che solletica la sua curiosità di uomo famelico di vita e che lo conduce ad imbarcarsi per un improbabile viaggio in Benin, paese di provenienza di un suo ex dipendente e luogo in cui, non a caso, si celebra la follia del vodoo. E proprio in questi luoghi esotici, lontano dal monotono disagio capitolino, scopriamo un altro profilo del verace Mauro, che dispensa sorrisi, battute e scherzi e il cui sguardo si perde all’orizzonte e tra le onde dell’oceano sembra che la sua solitudine trovi sollievo.
Abbiamo incontrato il regista Mauro Ruvolo e gli abbiamo sottoposto alcune domande. Buona lettura!
Per questo tuo primo documentario ti sei lasciato ispirare da una realtà a te prossima essendo Mauro Bonanni, il protagonista del film, un tuo zio di primo grado. Cosa suggeriresti ad un filmmaker che vuole raccontare le sue storie partendo da un’esperienza personale?
Partire dal mondo che ci è più vicino non è l'unica via, ma è sicuramente il modo più diretto per raccontare qualcosa che si conosce bene, e che a livello realizzativo consente il minor dispendio di energie produttive. Nel caso specifico poi, avevo questo personaggio sotto mano, e ho sempre pensato che meritasse un film per il suo personalissimo modo di essere anticonformista.
Quali sono i documentari che più ti hanno ispirano?
Ho cercato di seguire il mio percorso nel modo più personale e spontaneo possibile. Tutto quello che abbiamo visto e amato concorre, anche in modo inconscio, a formare la nostra idea di cinema, ma non c'è un autore che mi ha ispirato in modo così diretto.
Che ruolo ha avuto il montaggio nella definizione della tua opera e ci sono dei principi organizzativi che hanno dominato le tue scelte di post-produzione?
Posso dire che AUC è un film di montaggio, il concetto era proprio quello di accumulare una gran quantità di materiale girato ricercando il massimo del verismo, e di plasmarlo, con un lungo lavoro di selezione, in una forma più cinematografica, che seguisse il filo narrativo che avevo in testa. Per questo riprese e montaggio (e addirittura le musiche) non sono state fasi successive come accade di solito, ma portate avanti contemporaneamente, filtrando man mano il materiale che si adattava meglio alla mia idea di fondo, selezionando, girando, montando, sonorizzando, ecc... in un continuo work in progress
Ti va di anticipare qualcosa sui tuoi prossimi progetti?
Sui progetti futuri troppo presto per dire qualcosa di concreto, ma sono in piena fase WHAT'S NEXT? , ho varie idee che mi ronzano in testa, farò qualcos'altro solo quando sentirò lo stesso entusiasmo che ho provato nel fare AUC
A questo link potete vedere il trailer del film, buona visione e a presto,
Cristina








