Notte.
Il rombo delle poche macchine che passavano nella via sotto la finestra era l’ultima testimonianza di una tranquilla serata.
La finestra, lasciata tatticamente aperta, lasciava sgattaiolare nella stanza la brezza fresca di primavera, insieme al lento frusciare del vento tra i rami degli alberi, come se il mondo stesse dicendo “respira”.
Emanuele contava gli attimi che passavano da un rumore all’altro, come una di quelle notti passate in bianco, in cui la città gli faceva compagnia e lui passava le ore a guardare la luna in cielo, isolata nel buio. Le stelle andavano nel vento, coperte da nuvole, oscurate dalle luci della città, ma c’erano, e per la luna erano compagne migliori di un povero insonne.
La pelle cercava di accogliere ogni alito di vento, mentre le lenzuola parevano tenevano prigioniero il corpo ancora scosso e segnato da quella serata.
Eppure sembrava passata un’eternità.
La notte era madre di pensieri, e lui si torturava la mente andando a cercare il più lontano pensiero, il più remoto ricordo. E intorno a lui il silenzio.
Accanto a lui, Eleonora dormiva con una naturalezza invidiabile, come se avesse passato in quel letto migliaia di notti, il volto rilassato, la schiena coperta dai lunghi capelli castani e annodati, le mani premute sul cuscino. Le labbra che tremavano lievemente a ritmo del suo respiro, sulle palpebre ancora una lieve traccia di trucco reduce dalla serata. Una visione eterea.
Avevano passato la serata in gruppo, a cenare e conversare amabilmente, e passeggiando per le strade di Torino le aveva chiesto se le andava di prendere un caffè da lui, prima di riaccompagnarla in albergo.
Si erano trovati così, con la naturalezza di chi si conosce bene, e da un semplice bacio li aveva travolti la passione che li aveva trascinati in quel letto, dove ora lei dormiva e lui rimuginava.
Era vero, però, che migliaia di notti le avevano passate a fianco.
Secoli addietro si erano conosciuti e poi sposati, avevano imparato a sopportarsi e poi a volersi bene.
La presenza di uno al fianco dell’altro era stata la norma per così tanto tempo.
Si erano anche amati, in quelle notti ansiose di guerra dove a fatica si dormiva, o in quelle sere di gala che scorrevano lente, in cui sgattaiolavano via come dei ragazzini innamorati e si ritagliavano uno spazio tutto loro in una qualche remota stanza della Venaria Reale, in cui scappavano baci, sospiri, e le mani vagavano sul corpo dell’altro.
Ora, mentre la guardava dormire, si sentiva come se un macigno si fosse posato sul petto, l'ansia che lo assaliva.
Si rendeva conto che quello che era stato non poteva più essere, nonostante tutto l’affetto che ancora li legava, quei baci, quelle parole, quei ricordi, quell’amore appartenevano al passato, e ciò che era stato non poteva più tornare.
Erano stati a lungo soli, dopo secoli, eppure, dopo aver condiviso quella notte, Emanuele si chiedeva quanto l’avrebbe rimpianta, quella compagnia a lui così preziosa.
Nostalgia beffarda.
Eleonora aveva aperto gli occhi e lo fissava, ancora stordita dal sonno.
Lui le fece cenno di tornare a dormire, con la gentilezza e l'affetto che solo a lei avrebbe mai riservato.
Lei non gli diede ascolto e si alzò a sedere a suo fianco, appoggiando il mento sulla sua spalla.
Le sue forme, morbide e delicate e la pelle ambrata non erano cambiate affatto, belle come le ricordava, come quelle che aveva amato.
Era completamente diversa da lui, dal suo corpo rigido e dal suo colore pallido.
Gli passò le mani tra i capelli, accarezzando dolcemente la nuca, con lo sguardo e qualche bacio delicato cercò di convincerlo a tornare a dormire, di passare il più vicino possibile quelle ore che li separavano dalla partenza di lei.
Sperava che lei, quella sua benedizione, potesse mettersi nei suoi panni e vedere con i suoi occhi la sua bellezza, sentire il suo profumo. Capire perché non la poteva lasciare, nonostante fosse necessario.
La mattina si avvicinava, e con essa il silenzio. Con esso speravano di rendere meno amaro quell’abbraccio che si scioglieva. Anche se non si sarebbero mai lasciati.
Perché nonostante quella solitudine, perché nonostante Emanuele avesse solo la notte come amica, Eleonora non sarebbe mai scomparsa, dai ricordi, dalla sua eterna vita.
Perché se lui era la luna, lei era milioni di stelle.