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Can't believe that i just realised that Chris Messina has a tattoo on his arm
It's hard sometimes
You both change, but you don't change together
FILM CHE NON AVEVO VOGLIA - SETTEMBRE 2015
THE GREEN INFERNO di Eli Roth
A me Eli Roth è sempre stato simpatico. E’ uno che non ha mai fatto dei film epocali ma ha sempre avuto un bel posto nella mia videoteca. Con “Hostel” poi menava abbastanza rispetto a quello che usciva al cinema in quel periodo (prima che arrivassero i francesi incazzatissimi con “Martyrs” dove ad esempio forse si menava anche di più). Era dal 2007 che non usciva un suo film da regista, in mezzo ha fatto molta balotta con Tarantino, ha prodotto e ha pure recitato in alcune cose tipo “Aftershock”, insomma ha cazzeggiato. Dopo alcune vicissitudini produttive è arrivato al cinema una decina di giorni fa questo “omaggio” ai film di cannibali e certi horror italiani anni ’70 se vogliamo chiamarlo omaggio, in realtà ha rifatto “Cannibal Holocaust” senza il found footage. Oh finalmente esce un film con quei livelli di disgusto penserete voi. In realtà “The Green Inferno” è una sostanziale delusione sotto ogni punto di vista. Tolta una scena (il ciccione fatto a pezzi appena arrivano nel villaggio) il resto è moscissimo sia come livello di violenza sia come creatività nel mettere in scena le morti. Poco coraggio anche nel mostrare centimetri di pelle nuda come invece da tradizione nei “cannibal movies”, si vede praticamente niente, addirittura i cannibali sono cosi educati da lasciare reggiseno e mutande alla fighissima Lorenza Izzo mentre nel finale Eli Roth è “bravissimo” nel muovere la camera cosi velocemente da farci vedere un capezzolo per 1,002 secondi. Rimane un discreto intrattenimento, la presa in giro del gruppo di ecologisti da social fa abbastanza ridere, alcune situazioni assurde sono godibili ma se dopo 8 anni torni in pompa magna con sta cazzatina stavamo bene anche senza di te Eli allora.
ALEX OF VENICE di Chris Messina
Ma quanto ti voglio bene Mary Elizabeth Winstead? A parte il fatto che eri Ramona Flowers in “Scott Pilgrim vs. The World” quindi attrice preferita subito però davvero non fai praticamente mai un film brutto. Sei troppo brava. Troppo. Come piangi tu in macchina da sola nessuna. Mi viene sempre voglia di abbracciarti e stringerti e dirti che potresti fare qualsiasi ruolo alla grande. Ok ho pagato il doveroso tributo a MEW. Due robe su questo “Alex of Venice” gradevolissima dramedy in cui la nostra preferita deve affrontare l’inatteso abbandono del marito che la lascia in balia del figlio e del padre con l’alzheimer. La conseguenza sono i sopracitati pianti in macchina ma più in generale il ridefinire la propria vita, ripartire da zero, rimboccarsi le maniche e rimanere in piedi perché hai ancora il tuo lavoro e la tua famiglia e non puoi mollare Mary Elizabeth no. La cosa migliore di film indie come questi è come sempre la capacità di abbracciare il realismo di situazioni difficili e di appoggiarsi più sugli attori che su determinate scene madri e svolte implausibili. La protagonista neanche a dirlo è bravissima nel cogliere tutte le sfumature del suo personaggio tanto che non servirebbe spostare il fuoco della storia sui soliti personaggi secondari bizzarri. Ecco, una cosa che mi fa incazzare è questa. Il dramma di Alex basta al film, non c’è bisogno di Don Johnson riconglionito con l’alzheimer che si mette i pantaloni in testa, non c’è bisogno della sorella sfacciata che fa saltare la scuola al figlio, ci serve solo Mary Elizabeth Winstead che piange dentro una macchina da sola. ECCO.
PAPER TOWNS di Jake Schreier
“Città di carta” ha 30 minuti buoni. C’è Cara Delenvigne vicina di casa del protagonista che lo coinvolge in una notte pazza in cui si fanno cose senza senso e alla fine si guarda lo skyline da un grattacielo e la colonna sonora è quella giusta. Quello che succede dopo non ha assolutamente nessun senso, lei scompare, lui crede di trovare degli indizi, parte una caccia alla ragazza perché “oh mio dio la amo da quando avevo 0 anni e devo dirglielo” in un tripudio di implausibilità con 17enni che vivono non si sa con quali soldi e dei personaggi secondari (gli amici di lui) talmente odiosi da sperare scompaiano pure loro. Poteva funzionare solo con i 2 protagonisti sempre sullo schermo insieme e non solo all’inizio ma sarebbe stato un altro film e non “Paper Towns” senza il quale tra l’altro saremmo stati bene lo stesso.