Stanza di hotel
30, Dicembre 2016
Inverno strano a tratti molto caldo, quasi anacronistico questo tepore di giornate terse. Da qui, sembra quasi che il “clima festoso” del periodo non esista. Se non fosse per le luci di addobbo su qualche casa qui intorno, si direbbe essere un periodo normale. Eppure tra poco più di un giorno un altro anno finisce. Un anno in cui, nella mia “indefinibile” vita è successo di tutto.
Anzi no, l’inizio della fine era cominciato prima. Questo anno era già cominciato col cuore chiuso dentro una scatola perché non facesse troppo rumore e non infastidisse troppo la persona amata. Ma rivelatosi poi, un anno di separazione forzata, tanta solitudine. Lacrime e dolore, ancora non esauriti purtroppo.
Eppure tutto era accaduto con quasi uno stimolo di avventura. A sfidare la sorte avversa, il destino nemico o chissà quale altra cosa difficile da vincere e spiegare.
All’inizio vivere in hotel e fuori casa (se programmato per qualche giorno) sembra carino. Lenzuola pulite, stanze hi-tech e profumate, docce infinite, salviette morbide. Un letto enorme da solo… i primi giorni, dai, diverte… ti senti quasi coccolato. Se poi però i giorni passano, cominci a guardarti intorno. Gli hotel di solito, tranne quelli in centro, sono isolati o tranquilli e se sei solo, sono come una strada senza uscita.
Ho trascorso circa 290 giorni degli ultimi 300 in hotel o residence. Compleanno e Natale compresi. Da solo sempre, spesso cenando freddo sulla scrivania fino ad avere la nausea per le stesse cose. Per diventare poi esperto di piccoli trucchetti e piccoli preziosi attrezzi, per fare diventare uno snack una specie di cena. In compagnia di lampade, telefoni su comodini inutili, cestini per la carta… per poi rifugiarmi qui, dove sono adesso. Con la soddisfazione di piccole conquiste, dal piccolo lavandaio al psicanalista di se stesso. A volte senza scambiare parola con qualcuno per giorni.
Il problema di fondo è altrove. Manca lei, tutto il suo mondo, che da un giorno all’altro è uscito dal mio raggio visivo. Dei movimenti delle sue mani, del suo modo di muoversi, dei suoi profumi, gli sguardi. Il suo calore quando si dormiva abbracciati come un nucleo solo. Del tono preoccupato o di quando aveva in mente qualcosa e cercava di farmi capire altro. A volte bastava girassi lo sguardo e lei era accanto a me, in tutta la sua intrigante bellezza. Ora se volto lo sguardo, ne resta il ricordo e un dolore profondo per non avere saputo stringere abbastanza quell’abbraccio da tenerla con me. Per sempre.
Foto Acquario di Genova di Novembre 2013.
Le foto qui pubblicate sono tutte mie, quindi per qualsiasi utilizzo, prego fare richiesta.













