INTERVISTA A ANNA BASTI - "Moto perpetuo_prima deviazione"
con la collaborazione di Lara Eva Stasi
intervista effettuata il 23/10/2013 presso Opificio Telecom Italia (RM)
Andrea Scappa:Partiamo dal titolo del tuo pezzo Moto perpetuo_prima deviazione. Ce lo potresti spiegare in relazione al tuo lavoro?
Anna Basti: É stato stabilito dopo vari tentativi ed esperimenti che in realtà il moto perpetuo, questa energia che si rigenera da sola, non esiste. Quello che mi interessa rispetto a questo concetto da un lato è che abbiamo sempre bisogno di un qualcosa che deve essere trasformato dall’altro che il moto perpetuo nel sentire comune viene un po’ vissuto come un loop, un qualcosa che si ripete e da cui si fa fatica a venire fuori. Da qui l’importanza del sottotitolo “prima deviazione” per rendere l’idea, la possibilità di una fuga da questo movimento continuo che non è altro che una forma di stasi. Il punto di partenza per questo lavoro l’ho trovato in una mia condizione emotiva rintracciata poi anche nelle persone intorno a me, un stato di disagio, di ostacoli che si frapponevano fra me e il mondo e in quel sentirsi continuamente inadeguati. Mi sono resa conto ad un certo punto che uscendo da questo circolo di autocommiserazione e lavorando sulla condivisione di questa situazione di difficoltà sarebbe stato possibile forse uscirne o almeno deviare.
A.S. : La costruzione del pezzo è fatta per fotogrammi. Da cosa deriva la necessità di adottare questa struttura frammentaria, forse proprio dal tema del disagio?
A.B. : Credo che l’idea del frame sia stata una scelta anche molto istintuale nel senso che ho lavorato su alcune immagini che avevo in testa e che per me erano il sunto di uno stato emotivo. Ho poi cercato di fare una trasposizione scenica di queste immagini. Questa modalità la vorrei attuare anche nella seconda parte del progetto che comprende un laboratorio in cui i partecipanti saranno invitati ad un’indagine sul loro immaginario chiaramente dentro questo contesto da me descritto.
A.S. : In Moto perpetuo_prima deviazione come si è svolto il tuo personale lavoro di ricerca coreografica in relazione con il suono e la luce e questi elementi che ruolo assumono nel pezzo?
A.B. : Per questo pezzo quello che mi interessava particolarmente non era tanto un lavoro di ricerca sul corpo a livello di movimento quanto l’idea di creare delle condizioni, un ambiente, un luogo emotivo dentro il quale il corpo singolo del danzatore e al tempo stesso lo spettatore si trovassero immersi. In questo senso è stato fondamentale capire come il corpo interagiva, come il corpo in una condizione emotiva veniva condizionato sia dal punto di vista della postura che dal punto di vista del movimento.
Fabrizio Cicero (luci): Per quanto mi riguarda posso dire che ci siamo presi proprio per mano in questo concetto di disagio e ci siamo incanalati in un percorso di schiacciamento, di molto buio tracciando un’evoluzione che spero giunga ad un ritorno alla luce.
Franz Rosati (suoni): Dal punto di vista del suono rappresentare il disagio si coniuga perfettamente con quello che è il rumore, la pressione sonora molto elevata e tutto ciò che sovrasta in qualche modo l’uomo a livello emotivo e non lascia scampo, citando Emile Cioran il caos è diventare se stessi. Uno studio sul suono di questo tipo perciò si muove tra musica concreta, noise, e suoni industriali.