Canicattì, acqua contaminata da batteri distribuita in abitazioni e locali: 22 indagati
La Procura di Agrigento ha avviato un'ampia inchiesta su autobottisti accusati di aver distribuito acqua contaminata da batteri a Canicattì. Ventdue persone risultano indagate per commercio di sostanze alimentari nocive e frode in commercio. Le indagini hanno portato al sequestro di sedici autobotti e due pozzi abusivi dai quali veniva prelevata l'acqua contaminata da batteri destinata al consumo umano. L'inchiesta è partita nel marzo scorso su impulso della Digos di Agrigento, che ha operato congiuntamente con i poliziotti del Commissariato di Canicattì e i carabinieri della locale Stazione. Gli investigatori hanno accertato la presenza sistematica di autotrasportatori muniti di cisterne che distribuivano acqua presso abitazioni private e attività commerciali. Inoltre, questi soggetti operavano in assenza dei prescritti titoli autorizzativi. Il giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro preventivo dei mezzi e delle fonti di approvvigionamento. Tra gli indagati figurano alcuni soggetti già noti alle forze dell'ordine. Le attività investigative hanno rivelato un articolato sistema di emungimento, trasporto e commercializzazione di acqua priva delle necessarie garanzie igienico-sanitarie. Acqua contaminata da batteri: i controlli dell'ASP Personale specializzato dell'Azienda Sanitaria Provinciale ha effettuato campionamenti e analisi dell'acqua trasportata dagli autobottisti. Gli esami hanno evidenziato, in più occasioni, la presenza di batteri e microrganismi potenzialmente pregiudizievoli per la salute umana. Questi risultati hanno indotto l'Autorità Giudiziaria a disporre ulteriori approfondimenti investigativi per verificare l'entità del fenomeno. Le analisi successive hanno permesso di individuare le principali fonti di approvvigionamento utilizzate dagli indagati. In particolare, gli investigatori hanno identificato due pozzi ubicati nel territorio di Canicattì, risultati privi di censimento e delle necessarie autorizzazioni amministrative. Secondo l'ipotesi accusatoria, condivisa dal giudice per le indagini preliminari, tali siti venivano utilizzati quotidianamente per il prelievo dell'acqua. Il sistema di distribuzione dell'acqua contaminata da batteri Il quadro indiziario raccolto dagli inquirenti ha consentito di delineare un sistema strutturato di emungimento, trasporto e distribuzione di acqua destinata al consumo umano. Questo sistema operava in assenza delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente. Pertanto, l'acqua distribuita mancava delle necessarie garanzie igienico-sanitarie, con potenziale pregiudizio per la salute pubblica. Gli autobottisti trasportavano l'acqua prelevata dai pozzi abusivi mediante cisterne e la distribuivano presso abitazioni private e attività commerciali di Canicattì. Le indagini hanno evidenziato che tale attività veniva svolta in maniera sistematica e continuativa. Di conseguenza, numerosi cittadini e attività commerciali potrebbero aver consumato acqua potenzialmente nociva per un periodo prolungato. I sequestri disposti dalla Procura In esecuzione dei provvedimenti emessi dall'Autorità Giudiziaria, le forze dell'ordine hanno sequestrato preventivamente i mezzi utilizzati per il trasporto e la distribuzione dell'acqua. Sono state poste sotto sequestro sedici autobotti e cisterne utilizzate dagli indagati. Inoltre, il provvedimento ha riguardato anche i due pozzi individuati quali fonti di approvvigionamento dell'acqua contaminata. I ventidues indagati dovranno rispondere delle accuse di commercio di sostanze alimentari nocive e frode in commercio. L'inchiesta prosegue per accertare eventuali ulteriori responsabilità e verificare l'effettiva portata del fenomeno. Nel frattempo, l'Autorità Giudiziaria valuterà gli elementi raccolti per determinare le successive iniziative processuali nei confronti degli indagati. Read the full article












