Assandira | Mariano Iacobellis S.I.
Presentato fuori concorso a Venezia 77, Assandira è il quinto lungometraggio del regista Salvatore Mereu. In Assandira, come nella maggior parte dei suoi film, Mereu narra la cultura e le tradizioni sarde, affascinanti, ancestrali e antropologicamente ricche di significati. L’isola è come una pietra, dura e affascinante, da osservare nelle sue mille sfaccettature. Questa premessa per sottolineare il carattere antropologico di Assandira, liberamente tratto dal libro omonimo di Giulio Angioni e interpretato da un grande Gavino Ledda, lo scrittore di Padre Padrone, romanzo del 1975, che fece scalpore per la dura descrizione del lavoro di pastore.
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Il racconto si snocciola alternando passato e presente e mettendo a confronto le due visioni di vita della famiglia Saru: quella del figlio e della nuora tedesca, che vorrebbero usare la tradizione dei pastori per trasformarla in uno spettacolo, dando ai turisti esattamente quello che cercano dall'esotica Sardegna – Assandira è il nome dell’agriturismo che realizzano –; e quella del vecchio Costantino che, invece, vorrebbe mantenere questa tradizione intoccata, sacra, uguale a sé stessa, rispettandola perché «è sempre stato così». Non si tratta solo di pastorizia e lavoro, ma proprio di tutti gli aspetti relativi a questo mondo fuori dal tempo e sempre uguale. Ecco che si aggiungono il senso del rispetto, la paura di perdere l’onore, la mancanza di dialogo tra genitori e figli, perché «non si parla mai di queste cose» o per non provare vergogna.
Lo stesso uso della lingua è indicativo della differenza di pensiero: il figlio che parla solo in italiano, la nuora che parla tedesco e inglese e il padre che non si separa dal dialetto stretto. Tutti e tre non si preoccupano mai di farsi capire meglio dalle persone con cui si rapportano: come a dire che, se non parli la stessa lingua, rimarrai uno straniero che non potrà mai capire cosa significa essere pastori.
Assandira è un posto magico, un piccolo paradiso costruito su un sogno, ma proprio come il paradiso terrestre custodisce un’insidia, un pericolo, un lato oscuro che finirà per devastarlo. Salvatore Mereu racconta una fiaba dall’esito tragico e offre una riflessione antropologica su un dialogo vizioso tra passato e presente, dove il primo è stuprato e strumentalizzato da un presente sempre più annichilito dalla noia.