1999
La mia infanzia era stata relativamente felice,almeno i primi quattro anni.
Eravamo solo io e mia madre;non avevamo molto in effetti,lei era tutto il mio mondo ed io il suo,ed eravamo felici.
Imparai quella che poi sarebbe diventata l'attività più rilevante di tutta la mia esistenza all'età di tre anni;mia madre mi insegnò ad amare i libri,o forse accese precocemente in me una fiamma che probabilmente si sarebbe accesa comunque prima o poi,attraverso le fiabe.
Erano mondi fantastici,abitati da personaggi fantastici e tutti ricevevano il loro lieto fine.
Allora non avevo motivo per desiderare una vita diversa da quella che avevo,non sapevo cosa significasse scappare dalla realtà né che di lì a poco avrei cominciato a farlo.
Come tutti i bambini avevo la mia collezione di videocassette e librotto Disney,oltre ad alcune audiocassette e le fiabe dei fratelli Grimm.
Imparai a memoria intere pagine per via di quanto spesso insistessi per farmele leggere,e quelli furono giorni felici.
Lentamente le cose cominciarono a deteriorarsi quando,alla fine di quell'anno,mia madre rimase incinta per la seconda volta.
La gravidanza portò una serie di complicanze che io,a meno do quattro anni,non riuscivo a comprendere.
Con l'avanzare della gravidanza mia madre fu quasi costretta a letto. Niente giochi,niente fiabe,niente di niente. Non avendo un padre che si assicurasse di mantenere le mie abitudini giornaliere probabilmente mi risentii abbastanza,ma sopra ogni cosa,la curiosità verso il bambino che stava per nascere mi riempiva di domande.
Non sapevo che la mia infanzia sarebbe finita presto per non tornare mai più.