Se parli piano, ti sento forte.
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Se parli piano, ti sento forte.
A CASA SENZA CHIEDERE IL PERMESSO
Valentina la mia migliore amica si è trasferita , e Stefano il ragazzo che da questa estate stavo frequentando ha deciso di troncare. Una combo, un due in uno in sette giorni, esplosivo, che in una domenica senza gloria mi ha fatto vedere le cose diversamente. Molto diversamente, Per meglio dire: ragazzi ma lo vedete anche voi che qui nella stanza gira tutto o sono io che nella mia stanza giro?
Stesa a gambe in alto, sul divano di Isa, la mia vicina, ripeto tra me e me come fosse possibile che un paio d’ore prima corressi di qua e di la su un campo da rugby,ed ora non mi riuscissi ad alzare. I sintomi: testa pesantissima, giramenti, nessuna possibilità di rimanere stabilmente in piedi e neanche seduta, freddo, freddissimo.
Dai quello mi ha lasciato perche faccio un lavoro di merda, non mi va di lavare i piatti, stasera non ho niente da fare vabbè un po' come nei prossimi giorni, Valentina se ne è andata, mia madre mi ha già chiamata 5 volte, dopo due anni non ho le porte a casa sarà per quello che Stefano mi ha lasciata, ma perché io e Stefano stavamo insieme ? ma tra le altre cose, perche mi ostino a fare un lavoro di merda?
Mi stavo raccontando tante parole.
La cosa è partita che sentivo Battiato mentre pensavo a cose, e BUm! il primo giramento, bah. Mi sposto dalla tv alla cucina. Considerati gli spazi esigui della casa in un cui abito, non stiamo parlando di uno spostamento troppo lontano. Ho allungato di una falcata per arrivare davanti al lavello. Quei famosi piatti a cui ho pensato, ho deciso di lavarli. Proprio adesso. E bum! il secondo giramento. Ansia? Non sono sicura di averlo subito pensato.In genere però dirselo, non vuole dire eventualmente controllarlo. Perciò nel dubbio, apro la porta e vado da Isa.
Stesa sul divano, mano nella mano con il marito . Continuavo a ripetere che è ansia, lo so. La conosco.. Quasi faccio mezzi sorrisi mentre lo dico. Tre, quattro, sette respiri... basta pensare ad altro, non è semplice ma si può gestire ... E invece no, questa volta non la riconosco tanto bene.
Parlo con Elia, l'infermiere. L'ho convinto a farmi fare l'elettrocardiogramma seppur mi ripeteva che fosse inutile. Alessandra è ansia, diceva. Sconsiglio di sottolineare a chi ha l’ansia che quello che ha è ansia. S’innesta una lotta a parole dove chi ha l'ansia vuole con fermezza far capire che ok è ansia ma le analisi le voglio e tutte e adesso, perché n o n si s a m a i.
Arriva mia madre. Si siede accanto, incredula. Chiaramente non voleva essere qui, ad assistere ad una roba del genere.
E neanche io volevo essere qui, avevo un appuntamento al pub con Leo.
E neanche Elia voleva essere qui, visto che mi aveva diagnosticato uno stato di ansia già dalla telefonata al 118 facendo appena tre domande: nome, età, cosa le è successo recentemente.
Se è per questo neanche Isa, voleva avere tutta questa gente a casa, stava aspettando le pizze ordinate poco prima che entrassi e rischiamo di fargliele raffreddare.
E Invece eravamo tutti qui.
Saluto elia. Mi lasciano davanti al pronto soccorso. Non so cosa fosse peggio in quel momento. Vedere l' espressione di mia madre, per la quale tutto si sarebbe risolto forse se fossi tornata a casa, Lei mi avrebbe preparato qualcosa da mangiare e dato due carezze come quando avevo paura del buio o sapere che avrei passato le prossime ore in attesa di un non soluzione.
Mi fanno un calmante, ma solo dopo aver discusso con la dottoressa perché non volevo il calmante. E poi mi sono calmata.
Siamo andate via alle tre più o meno. Attacco di ansia.
Il primo, che mi fece intuire che avessi toccato il fondo.
Sei anni. Minimo sette litigi al giorno. Minimo quaranta abbracci al giorno. Minimo 7 giorni insieme a settimana. Minimo tre sabati sera insieme al mese. Minimo 1 film sdraiati insieme ogni domenica. Sei ancora qui, sei sempre qui.