Si è concluso nella notte italiana tra ieri e domenica l’All-Star Weekend, ma il dibattito sul fatto se sia stato meglio o peggio ha lasciato ancora qualche strascico. Io non voglio fare della cronaca, ne tantomeno del giornalismo, per cui non vi racconterò nulla per filo e per segno. Per quello ci sono i giornali, c’è @skysportshqip… Io vi voglio raccontare cosa ho visto e cosa ho provato durante questi 3 giorni di “Basket-Spettacolo”.
Il tema principe di quesa edizione dell’All-Star Game è stato quello della nuova formula, quella che prevedeva che i due capitani votati durante l’anno (LeBron James da una parte, Stephen Curry dall’altra) formassero la propria squadra, scegliendo tra gli altri All-Star votati. Mi è capitato di parlarne con amici, amanti del basket e appassionati di #NBA da sempre come me, e ho riscontrato che non a tutti è piaciuta questa formula. Qualche “purista”, come amo definirli io, ha storto il naso non poco di fronte a questa nuova versione, sostenendo che “il vero All-Star Game è quello Est contro Ovest”. Non me la sono sentita di dargli torto, in fondo è sempre stato così. Però, c’è un però…
Apro una piccola parentesi.
Oltre alla passione per il basket, ho un altra grande passione, che per fortuna negli anni sono riuscito a trasformare in “lavoro”. Ed è quella per la musica. Ho iniziato a fare il disk-jockey che avevo solo 11 anni, e ovviamente quando ho iniziato si usava il vinile. Ora, dopo 21 anni da quando iniziai, il mondo della musica è cambiato, il mondo della dj culture è cambiato, la tecnologia la fa da padrone anche li, e l’evoluzione ha portato i disk-jockey ad essere un altra cosa. I dischi non si vedono più da anni, salvo rare eccezioni, e la musica viene riprodotta tramite chiavette Usb, computers, cd, memory cards… Ora, non voglio aprire qui un dibattito che in altri luoghi spopola, quello del vinile contro il digitale, ma voglio utilizzare questo paragone per cercare di farvi capire cosa ho pensato io durante la partita domenica notte.
Ho pensato che il mondo va avanti, la tecnologia fa passi da gigante. Le nuove generazioni vengono avanti, si cresce, si invecchia. Ricordo di quando ero ragazzino, addirittura quando ero solo un bambino e mio nonno non riusciva a capire alcune novità portate, che so, nel calcio, o nella Formula Uno, e io gli rispondevo: “Nonno sei vecchio, gli anni 80 sono finiti. Devi guardare al futuro.”
Ho pensato che Micheal Jordan non è mai stato votato All-Star con #Instagram, ho pensato che la NBA dieci anni fa non ti faceva votare il tuo giocatore preferito da mandare al All-Star Game con un click su un telefono tramite la propria App ufficiale. Ho pensato che il mondo cambia, e che noi dobbiamo cambiare insieme a lui. Ho pensato che “invecchiare” non significa diventare più anziani ogni anno, ma significa che non stiamo andando avanti insieme al resto del mondo. Invecchi se rallenti, se lasci che il resto vada avanti mentre tu resti li a gongolarti sul passato che fu. Il passato è passato, va ricordato per non commettere gli stessi errori, ma poi va riposto, in modo che non diventi ingombrante per il nostro futuro. Dove voglio arrivare? E’ molto semplice.
L’ All-Star Game che si è appena concluso è stato divertentissimo. Dopo anni di partite noiose, giocate a rallentatore, quasi senza voglia, finalmente abbiamo assistito a sfide combattute, finalmente si è rivisto l’agonismo dei tempi di Jordan, di Kobe Bryant, di quei giocatori che volevano vincere a ogni costo anche una partitella in allenamento, di quei giocatori che scendevano in campo per onorare la pallacanestro e per ringraziare Dio di avergli dato quel dono.
Ho visto una partita vera, dove si è difeso, dove si è giocato in tutti e due i lati del campo. Dove si è vinto con 3 punti di scarto, dove si è difeso sull’ultimo possesso come fosse una qualsiasi Gara-7 delle Finals. Poi fermi tutti, il punteggio è stato comunque astronomico, le giocate spettacolari non sono mancate e anzi, si è visto di tutto in campo. Però, è stata una partita vera, capace di tenerti incollato alla tv fino alle 5 del mattino, quando il sonno (e l’età, santo dio!) inizia a farsi sentire. E per farvi capire ciò che intendo, l’MVP della serata è stato proprio LeBron James, uno che non aveva certo bisogno di questa partita per mettersi in mostra.
Voglio concludere con un ultimo pensiero. LA NBA è cambiata molto, negli ultimi anni sono cambiate anche moltissime regole e il gioco in se è molto diverso rispetto anche solo a 5/6 anni fa. Il basket in generale è cambiato. Ma questo non lo rende un sport meno bello, meno appassionante o meno interessante. Solo perché non ci sarà mai più un altro Micheal Jordan non vuol dire che non potrà esserci un altro giocatore di immenso talento in grado di appassionare ed entusiasmare ugualmente. Se viviamo incollati al passato finiremo con l’essere vecchi a 30 anni. E quelli che mi dicono “io non guardo più il basket perché non è più come una volta” non sono degli esperti, non sono nemmeno “puristi” come li ho definiti prima… Sono degli ipocriti, che non vogliono ammettere che non guardano il basket solo perché hanno paura che gli piaccia ancora.