Sai, c’è chi crede che andando via dalla propria città, si possa trovare la felicità. Ci sono quelli del “Se non sei felice, scappa” quelli del “La mia città è una merda, che schifo di persone, non vedo l’ora di andarmene”, quelli che credono che fuggendo via dalla propria città cambieranno le cose, che finalmente troveranno il posto dei loro sogni, quello dove possono fare tutto quello che vogliono, dove credono che saranno davvero felici. Beh, magari per alcuni sarà pure così, magari alcune persone ce la fanno a sentirsi felici, solo cambiando città. Ma io non credo sia quello il problema. Ovunque tu vada, ne sono convinta, i problemi ti seguiranno. Puoi cambiare città, casa, amicizie, stato, anche pianeta se vuoi, ma ciò che ti porti dentro, rimane dentro. Se una persona te la porti dentro, rimane dentro. Se un sogno ti continua a rimanere in testa e nel cuore, te lo porti dentro, ovunque tu sarai. Se la tua famiglia non ti capisce, continuerà a non capirti, se ti ama, continuerà ad amarti. A cosa servono km di distanza dalla propria città? A cosa serve scappare se i problemi, i dolori, la felicità, i sogni non conoscono distanze? A cosa serve andare via, mettere quelle poche cose a cui teniamo in una fottuta valigia, per poi sentire il peso di cose molto più importanti dentro di noi? Da quando ho cambiato città, speravo di stare meglio. Speravo che tutti i miei problemi, le mie sofferenze si sarebbero risolte. Ma non è stato così. A volte, anzi spesso, sento di non appartenere a nessun posto. Non so dove voglio andare, non so cosa devo fare, non so se sto facendo la cosa giusta. Però una cosa la so: ovunque andrai, i problemi ti seguiranno. Puoi scappare finché vuoi, raggiungere la luna magari, ma tutto ciò che ti ha segnato, che ti ha sfondato il cuore ed è rimasto lì, tutto ciò che ha dato un minimo di intensità alla tua vita, ti seguirà come un’ombra. Non metto in dubbio che ci vuole coraggio a scappare, a fare in fretta una valigia, a racchiudere in un misero corpo tutti i sogni, le idee, le sofferenze da portare con se, ma sono convinta che ci voglia ancor più coraggio a restare. A combattere contro ciò che più ci fa venir voglia di mandare tutto a puttane e andarcene via. Quando te ne vai da un posto, per i primi tempi inizi a credere che tutto sarà più bello, che in realtà è quello il tuo posto. Ma più vai avanti, e più ti senti perso. Più vai avanti, e più risenti le canzoni che sentivi quando volevi scappare. Più vai avanti, più riapri quel vecchio album di foto, per vedere quanta felicità si nascondeva sul al viso di qualcuno che stava combattendo con te, che con te era convinto di spaccare il mondo, di potercela fare. Più vai avanti, più ti pesa prendere i biglietti del treno, ma non quelli dell’andata, ma quelli di ritorno, quelli che ti sputano in faccia quanto dolore fa aver preso una scelta che ti allontana non solo da quelli che credevi fossero problemi che in questo modo si sarebbero risolti; ma ti allontana anche dalle persone che ti sono state affianco, che ti hanno amato, ognuna a modo suo, dal sogno che hai tanto coltivato e che poi hai visto infrangersi. Ti allontanano da tutto ciò per cui, anche se involontariamente, hai sempre vissuto. Ora come ora, sento davvero di non appartenere a nessun posto. Mi sento persa, vuota, continuo a fare ciò che faccio e non so se è giusto che sia così. L’estate scorsa, doveva essere il periodo di passaggio dalla mia vecchia alla mia nuova vita, dal dolore alla felicità magari, da un vecchio a un nuovo sogno. E giurai che doveva essere la più bella della mia vita. E in effetti lo fu. Ma giurai anche che questa nuova vita doveva essere diversa, migliore, e la mia vita ora non è affatto come me l’aspettavo. Mi sembra di vivere senza uno scopo preciso, senza sentirmi davvero bene con qualcuno, eccetto con la mia famiglia forse. Sto iniziando a pensare di non appartenere a nessun posto, di non essere davvero me stessa in nessun posto, e sai perché? Forse perché io ero me stessa solo con lui. Il mio posto era lui. E da quando se ne è andato, non so più quale sia il mio posto. Non ce l’ho più un posto. Perciò dico a chi crede che scappando dalla propria città si risolva tutto, che non si risolve proprio un cazzo. I sogni continuano a crescere, i dolori continuano a farsi sentire, la gioia comincia a scemare. E’ come se quei km che ti separano dalla tua città, fossero uno specie di amplificatore per qualsiasi cosa: gioie, dolori, paure, insonnia, tristezza, cinismo. Per tutto. E pensare, che a me l’idea di andarmene non è mai piaciuta. Non volevo andare via dalla mia città, non volevo lasciare tutti da soli, ne i miei, ne C, ne le mie amiche, ne volevo lasciare lì il mio sogno, appeso a quelle scarpette sul muro. Non volevo lasciare nulla di tutto ciò. Ma non ho avuto scelta, non avevo scelta. Se un mio sogno si era frantumato, dovevo cercare di inseguire l’altro, quello per cui forse sono nata. Ma io non volevo andarmene, sapevo quanto sarebbe stata dura, e per questo non capisco coloro che continuano a dirmi “Beata te che stai all’università”. Non cambia nulla. Stare all’università, almeno per me, significa aggiungere a tutto ciò che ti porti dentro una bella fetta di responsabilità. Oltre ai mille casini che hai, devi fare i conti con la distanza, la solitudine, la tristezza, il dolore di vedere delle persone soffrire e non poterle aiutare perché troppo lontane, ma più di tutto, devi fare i conti con te stessa, con quella che sarà la nuova te, quella che non potrà più tirarsi indietro, quella che oramai deve crescere, e passo dopo passo sta crescendo. Certo, ci saranno lati positivi, ma non si può pretendere che ciò che per una vita intera ti ha segnato, nel bene e nel male, rimanga ancorato alle quattro mura della casa in cui sei cresciuto. Non è così che funziona, perché dovunque andrai, dietro di te ti porterai ciò che sei. Ciò che ti ha reso ciò che sei. E soprattutto ciò che ancora non hai risolto, e che ti renderà chi sarai domani. Non puoi smettere di voler bene ad una persona, allontanandotene. Non puoi smettere di sognare, lasciando nel famoso “cassetto” un sogno che ormai è nel tuo cuore. Non puoi smettere di fronteggiare i problemi, chiudendoli in una scatola da non riaprire più, perché ormai sei lontano da loro. Certo, in una nuova città puoi ricominciare, puoi cambiare, e cercare di migliorarti, di aprirti una nuova strada. Ma per farlo, per iniziare a scrivere questo nuovo capitolo della tua vita, devi prima chiudere quello precedente.

















