Vengo contattata da una selezionatrice di un'agenzia per il lavoro con la quale feci un bellissimo colloquio circa tre anni fa. Lei si ricordava di me dopo tutto questo tempo e mi chiedeva se fossi interessata a una posizione all'interno di una grossa realtà presente sul territorio. Ovviamente mi rendo disponibile, lei molto entusiasta, mi dice che con la mia esperienza sarei perfetta nel ruolo, mi fa le raccomandazioni per prepararmi al meglio al colloquio perché "di occasioni così non ne capitano molte nella vita" e mi ricontatta qualche giorno dopo comunicandomi la data, l'orario e il nome della persona che incontrerò.
Mi attivo subito, reperisco informazioni sull'azienda, mi informo sui loro valori aziendali, sulla struttura organizzativa, mi do una lettura sul loro processo di selezione. Contatto addirittura le mie ex colleghe per rispolverare un po' quelle che erano le mie mansioni e se fosse cambiato qualcosa a livello normativo. Mi concentro poi sull'inglese e su Excel, richiestissimi dall'azienda in questione.
Arriva il giorno del colloquio, mi preparo, seleziono con cura cosa mettere, mi sistemo i capelli e il trucco, cerco di calmarmi facendo respiri profondi, so di potercela fare, questa volta so che andrà bene. Sto per uscire di casa per andare in azienda, manca meno di un'ora all'incontro, quando squilla il telefono: "Dottoressa, mi scusi, sono XY dell'azienda XZ... So che avevamo un appuntamento in mattinata, ma per sopraggiunti impegni lavorativi non sarà più possibile incontrarci e adesso non saprei dirle quando potremo fissare un altro incontro. Ad ogni modo, verrà ricontattata da me o dall'agenzia per il colloquio in un'altra data".
Sono passate due settimane (la richiesta era urgente) e io sto ancora aspettando.
Non sbaglio se, quando mi chiedono della mia vita al momento, rispondo: sono in attesa.