Continuo a vedere su Instagram persone esaltate dal mostrare Olimpia, Costanza, Dorotea, Stella: piccole creature che non possono ribellarsi all'esposizione mediatica firmata dal sommo Benedusi.
Parlo di RICORDI STAMPATI, un'iniziativa anzi un progetto di Settimio Benedusi (in mancanza di uno JR facciamo quello che possiamo), in corso in questi giorni a Milano in zona Porta Genova.
Il progetto in sintesi
Due fotografi, il sommo per gli influencer, Guido Stazzoni per le lingere come me e Antonio, passano le loro giornate a scattare comuni mortali come se fossimo nobili in attesa di avere un ritratto da passare alle generazioni successive.
Ma perché? Cosa mi ha portato a far parte di questa follia collettiva?
In un'epoca in cui ci scattiamo milioni di selfie, in cui abbiamo anche foto belle che ci fanno gli amici, che bisogno c'è di avere un ritratto?
Che bisogno abbiamo di farci restituire un'immagine nella quale a volte neppure ci riconosciamo, un'immagine per farci un'altra foto in cui quella stessa immagine sostituisce la nostra faccia in un gioco di scatole cinesi che filtro dopo filtro ci appiattisce e rende identici a mille altri?
Forse è solo un segnale che mi dice che l'animale uomo, di cui io sono un pessimo esemplare, sta perdendo molta fantasia, se si accontenta di vedersi così.
E lo penso guardando la mia foto con Antonio accanto ad un'altra, scattata da Renzo Rivella. Alassio, 1979. Tornando da Diano Marina.