Una donna ferita la riconosci subito: non perché diventa più forte, ma perché diventa più stronza. 😉
Sasha😇
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Una donna ferita la riconosci subito: non perché diventa più forte, ma perché diventa più stronza. 😉
Sasha😇
“Tutti abbiamo una ferita segreta da riscattare per la quale combattiamo.”
— Italo Calvino
ho troppe lacrime
che non ho pianto
imprigionate negli occhi.
*prenderefiato*
🎯
Se non ti metti alla prova non capisci chi sei. Non riconosci il tuo valore. Finisci col vivere di scontento e furberie, soltanto perché non hai investito tempo a occuparti delle tue sfide, ma le hai evitate.
Sai qual è il primo elemento che osservo negli Archetipi di nascita?
La ferita di origine. Quella che per tutta la vita ti metterà alla prova e che ti indica il tuo massimo potenziale.
Ció che consideri un problema è quasi sempre il trampolino per la tua autenticità.
Video sintetico e preziosissimo, per piccoli e "grandi".
Impara a non essere il cerotto
di nessuno..
Perché quando la ferita si chiude il cerotto
viene buttato.
Non è il coltello in sé che ferisce, ma la mano di chi lo impugna.
✍️📏👊🏻⛓️💥🍀
I ladri di centimetri
Ci sono persone che non ti rubano il tempo. Non ti rubano il denaro. Non ti rubano nemmeno la serenità. Rubano qualcosa di molto più piccolo. E per questo molto più prezioso.
I centimetri.
Non quelli che separano una porta da una finestra o una città da un’altra. I centimetri invisibili. Quelli che misurano il coraggio necessario per alzarsi dal letto quando la vita pesa troppo. Quelli che separano una ferita dalla guarigione. Quelli che ti permettono di sorridere dopo una delusione. Li portiamo addosso senza saperlo. Come un mantello cucito sotto la pelle.
La mattina in cui accadde ne possedevo abbastanza per affrontare il mondo. Camminavo tra le strade della città mentre il sole scivolava sulle facciate dei palazzi come miele caldo. Nell’aria galleggiava l’odore del pane appena sfornato. Una finestra aperta lasciava uscire le note stonate di un pianoforte. Da qualche parte qualcuno stava annaffiando delle piante.
Tutto sembrava appartenere a una di quelle giornate che non chiedono nulla e regalano molto. Avevo raccolto piccoli tesori. Una parola gentile. Una risata inattesa. Un ricordo felice comparso all’improvviso. Li custodivo dentro di me come sassolini luminosi trovati lungo un sentiero.
Poi arrivò quella persona.
Non fece nulla di memorabile. Nessun gesto teatrale. Nessuna cattiveria evidente. Solo poche parole. Parole così normali che chiunque altro le avrebbe dimenticate un minuto dopo.
Ma certe persone hanno il talento involontario dei cercatori d’acqua. Trovano la crepa. Sempre. Anche quando è nascosta sotto metri di terra.
Sentii qualcosa muoversi dentro di me. Come il rumore quasi impercettibile di un bicchiere che si incrina. Una linea sottile. Un difetto minuscolo. Eppure irreversibile.
Continuai la giornata. Sorrisi. Risposi. Finsi persino di stare bene. Ma ormai conoscevo quel fenomeno. Lo sentivo avanzare. Le parole ricevute diventavano più grandi del necessario. Si gonfiavano. Occupavano stanze. Corridoi. Interi piani della mente. E più cercavo di scacciarle, più trovavano posto.
La sera tornai a casa con la sensazione di essere diventata più piccola. Di pochi centimetri appena. Ma abbastanza da accorgermene. Appoggiai le chiavi sul tavolo. Mi sedetti nel silenzio. E fu allora che successe qualcosa di strano. Per la prima volta non provai a difendermi. Non cercai spiegazioni. Non cercai giustificazioni. Non cercai nemmeno di convincermi che andasse tutto bene.
Restai semplicemente lì. Ad ascoltare. E nel silenzio sentii un rumore. Un ticchettio. Leggerissimo. Quasi invisibile.
Tic. Tic. Tic.
Guardai dentro di me come si guarda in una stanza buia. E li vidi. Centinaia. Forse migliaia. Piccoli frammenti luminosi. Minuscoli. Vivi. Stavano risalendo dalle profondità. Da ogni dolore attraversato. Da ogni delusione sopportata. Da ogni lacrima versata in segreto. Da ogni volta in cui avevo pensato di non farcela e invece ero andata avanti.
Erano centimetri. Centimetri nuovi.
Compresi allora qualcosa che nessuno mi aveva mai detto. Avevo passato la vita credendo che la forza fosse una riserva. Un serbatoio da proteggere. Una quantità limitata da conservare. Mi sbagliavo. La forza non è acqua. È sorgente. Più viene attinta, più cerca una strada per emergere. E il finale della storia non fu che la persona che mi aveva ferito perse importanza.
No.
Fu molto più sorprendente. Mi accorsi che non mi aveva rubato nulla. Nemmeno un centimetro. Aveva soltanto acceso una luce in una stanza che evitavo da anni. Una stanza piena di ferite guarite male e battaglie dimenticate. Entrandoci, avevo trovato qualcosa che non sapevo di possedere. Non una debolezza. Un patrimonio. Perché ogni dolore superato aveva lasciato un deposito. Ogni caduta aveva aggiunto un mattone. Ogni cicatrice custodiva una riserva di forza che non avevo mai contato.
Così sorrisi. Non alla persona. Non alla giornata.
A me stessa.
Perché finalmente avevo capito il segreto. I ladri di centimetri non esistono. Esistono solo inconsapevoli esploratori che, tentando di ridurci, finiscono per mostrarci territori di noi che non avevamo ancora scoperto.
E da quel giorno, ogni volta che qualcuno cerca di farmi sentire più piccola, io misuro la mia altezza interiore.
E puntualmente accade la stessa cosa.
Scopro di essere cresciuta.
se nemmeno certe esperienze sono state in grado di legare una persona a te, molla la presa, lascia stare, smettila di raccontarti belle favole.
zoe cantastorie