#bertholdbrecht #berlinerensemble #ninahagen #brecht #bestdateever (hier: Theater am Schiffbauerdamm)
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ベルトルト・ブレヒト (Eugen Berthold Friedrich Brecht, 1898年2月10日 - 1956年8月14日) 英雄のいない時代は不幸だが、 英雄を必要とする時代はもっと不幸だ。(ベルトルト・ブレヒト) ─────────────────────── #ベルトルトブレヒト #BertholdBrecht #文学 #Literature #哲学 #philosophy #小説 #novel #小説家 #novelist #詩 #poem #詩人 #poet #読書 #read #reading #write #writing #本 #book #books #bookstagram https://www.instagram.com/p/CD7_DArpKz4/?igshid=1bjtrhsyc772k
Fame, che cosa ti può sopravvivere?
Ci sono stato, a Ingré, durante gli anni del Liceo. Era per uno scambio alla pari, ero ospitato dalla famiglia di una mia coetanea francese che però non venne a Novara l’anno seguente. Ingré si trova nella periferia Ovest di Orléans, ma non sembrava di stare in periferia. Non c’erano i casermoni, non c’erano i parchetti con le giostre, le volanti della polizia non sostavano ininterrottamente ai bordi degli stradoni, non c’erano le tabaccherie sempre ribollenti di persone che schiamazzano. Non c’erano i coprifuoco e non c’erano i cosiddetti “problemi sociali” che caratterizzano da sempre le cerchie cittadine e di cui sentiamo parlare ogni giorno, come se fossero situazioni di altri pianeti. Sembrava piuttosto di vivere in un paese, più che in un sobborgo. Forse perché il centro più vicino, fulcro dell’intero agglomerato, non supera i duecentomila abitanti. O forse perché si tratta di una regione bagnata dalla Loira e una periferia non può essere lambita dal più lungo fiume di Francia, che scorre tra castelli e vigne. Le pensiline dei pullman erano in legno, i condomini - pochi, in verità - sembravano case multifamiliari, gli abitanti si salutavano. La famiglia che mi ospitava era una famiglia di sinistra, come lo ero io. C’era il padre, impiegato comunale. La madre era maestra in una scuola elementare, la stessa scuola elementare di Ingré frequentata dal figlio minore, e poi c’era la mia coetanea, una metallara abbastanza antipatica che girava in una compagnia di metallari simpatici che mi fece conoscere la seconda sera che passavo in Francia. I due figli erano molto educati e i genitori mi ricordavano i miei: lavoravano molto e cercavano di crescere i loro figli al meglio, parlando loro di cultura, di uguaglianza, di stato sociale. Una sera andammo tutti insieme al cinema ad Orléans, in centro, a vedere “Dante’s Peak” con Pierce Brosnan. Un film terrificante, la cui trama mi risulta ad oggi ancora del tutto ignota. Cenammo poi in un bistrot nella piazza principale della città, era marzo e non faceva ancora caldo. Presi una bistecca con delle salse e dell’acqua minerale che sapeva di ferro. Indossavo un giubbotto di jeans e la figlia maggiore, la metallara, un chiodo con le borchie e gli stivali, scelta che non piacque al barbuto padre, che continuò a manifestare il suo disappunto durante tutta la serata.
Al centro della piazza, che sino a quel momento avevo visto insieme ai miei compagni di classe italiani nel sole freddo del giorno francese, spiccava la statua di Giovanna d’Arco, che sino a quel momento pensavo fosse nata oppure morta ad Orléans. << Non >> mi disse la madre della metallara. E mi raccontò la sua storia, di come difese la città nella quale ci trovavamo dagli inglesi, di come fosse cattolica e di come morì bruciata. Non che non sapessi che fosse Giovanna d’Arco prima di quel momento, sia ben chiaro. Solo che sentirsi raccontare i fatti su una persona famosa da parte di un abitante del luogo in cui abbia vissuto quella persona è letteralmente un’altra cosa. L’impiegato comunale e la maestra elementare mi spiegarono per filo e per segno cosa fece Giovanna d’Arco e soprattutto come fosse vista dagli abitanti di Orléans. La sua santificazione passò in secondo piano, come passa in secondo piano in “Santa Giovanna dei Macelli” Berthold Brecht, dramma teatrale nel quale la figura della “Pulzella di Orléans” viene incarnata in una ragazza di Chicago che si schiera al fianco degli operai di diversi macelli durante il 1929, l’anno della grande crisi economica americana, cercando di contrastare con la fede cristiana i ricchi padroni che sfruttano il proletariato. Ingré confina a Sud con altri due sobborghi cittadini: La Chapelle St-Mesmin e Saint-Jean-de-la-Ruelle. Entrambi con le sue stesse caratteristiche da piccolo paese di vacanza piuttosto che di borgo di periferia. Con gli abitanti abbacinati, che si godevano la vita come una permanenza vacanziera nonostante le incombenze quotidiane. Florian Thauvin mosse i primi passi a calcio proprio nelle squadre di Ingré e di Saint-Jean-de-la-Ruelle, prima di rappresentare approdare in quella della sua città, del suo centro. Lui sì che nacque ad Orléans città, per iniziare a giocare a calcio in quella periferia che sembra un luogo di vacanza più che un dormitorio. Campi da calcio se ne vedevano, in quei luoghi, ma non giocai mai a calcio in quella settimana di scambio culturale. Thauvin aveva pochissimi anni, quando passai quei giorni nella sua città. Non credo avesse già in mente di diventare il giocatore che è diventato, di andare a giocare in Corsica, in Inghilterra e di coprire il ruolo, dopo aver vinto un Mondiale, del più importante giocatore dell’Olympique Marsiglia degli ultimi quindici anni. Un’eredità che arriva da Papin e Cantona, anche se Florian ha qualcosa di diverso rispetto agli altri due. Se il primo era un centravanti puro e “King Eric” inventò egli stesso il ruolo che più gli andava a pennello, Thauvin gioca da esterno, iniziando sulla fascia destra, per poi vedere come vanno le cose. Vagando, come vagò per quattro anni nei dintorni della sua Orléans. Non giocai mai a calcio, in quella settimana francese. Un pomeriggio, di ritorno dal lavoro, il padre della mia coetanea mi disse che voleva portarmi a fare dell’attività all’aria aperta assieme al suo figliolo. Pensai subito al calcio ovviamente. Arrivammo in un prato, sembrava di essere in Irlanda. Aprì il baule della sua macchina francese e ne estrasse un aquilone. << Cerf volant!>>, mi disse sorridendo. Si alzò il vento.
Round like a circle in a spiral, like a wheel within a wheel Never ending or beginning on an ever spinning reel Like a snowball down a mountain, or a carnival balloon Like a carousel that's turning running rings around the moon Like a clock whose hands are sweeping past the minutes of its face And the world is like an apple whirling silently in space Like the circles that you find in the windmills of your mind! Like a tunnel that you follow to a tunnel of its own Down a hollow to a cavern where the sun has never shone Like a door that keeps revolving in a half forgotten dream Or the ripples from a pebble someone tosses in a stream Like a clock whose hands are sweeping past the minutes of its face And the world is like an apple whirling silently in space Like the circles that you find in the windmills of your mind! #windmillsofyourmind #BertholdBrecht #KurtWeill #lovethewordstothissong #windmill
De repente algo me chama a atenção e decido escrever para gravar. "Nós vós pedimos com insistência: Não digam nunca - Isso é natural Sob o familiar, Descubram o insólito, Sob o cotidiano, desvelem o inexplicável. Que tudo o que é considerado habitual Provoque inquietude... #BertholdBrecht #Poemese
Berthold Brecht_Erinnerung an Marie A.
Dummkopf