Accessori (in)utili - Storia di come un Game Boy non farà un caffé ma vi cuce gli abiti
E vi faceva i selfie prima che fossero mainstream.
Se c’è una cosa che manca molto a queste ultime generazioni di consoles, straboccanti di super processori, millemila fps e 4k, sono gli accessori scemi. Scemi, ma neanche troppo.
Uno che magari alcuni di voi hanno avuto è la fotocamera completa di stampante. Ve la ricordate? Rilasciata nel ’98, stampava immaginette sgranate in bianco e nero, ma a tutti gli effetti vi potevate fare i selfie prima che diventasse una cosa popolare. Era compatibile con praticamente tutti gli hardware della serie Game Boy e si inseriva nello slot delle cartucce come un normale gioco, mentre la stampante, compatibile anche con alcuni giochi come Pokémon, andava collegata con il cavo Game Link o un suo adattatore. La stampante, corredata di speciale rullino di carta sensibile al calore, stampava una copia fisica talmente bella che Polaroid fatti da parte. Una cosa fighissima finché non ci rendeva conto di quanto velocemente la piccola stampante divorasse i rari e costosissimi rullini.Come ben siamo abituati, i giapponesi hanno nelle loro versioni delle funzionalità in più, come la compatibilità con Mario Artist per il N64DD per creare, udite udite, sequenze animate in tempo reale.
Ovviamente noi non l’abbiamo mai vista una cosa così.
Purtroppo il trend di queste proto-macchine da selfie è andato perso col naufragio del GamerEye, annunciata e mai rilasciata versione della Game Boy Camera per GBA.
Altro accessorio strambo ma stranamente funzionante era il Game Boy Pocket Sonar. Prodotto dalla Bandai e rilasciato solo in Giappone, questo accessorio permetteva seriamente di localizzare pesci fino a 20 metri di profondità. Questo accessorio è stato il primissimo ad accoppiare la tecnologia sonar a una console, un primato di cui non so se dovrebbero essere orgogliosi.
Chi non ha mai sognato di andare a pescare col proprio Game Boy…
Possedeva perfino un minigioco di pesca nel caso non si fosse riusciti a prendere niente!
Probabilmente avrete avuto dei videogiochi talmente noiosi da farvi addormentare, ma niente in confronto al PediSedate.Un accessorio strambo, destinato agli ambulatori pediatri, consisteva in una specie di caschetto che connesso al Game Boy o a un lettore CD portatile rilasciava gradualmente Ossido di Diazoto, un anestetico. Era studiato per essere semplice da usare, richiedendo meno personale qualificato; un pulsossimetro e un capnometro integrati permettono di monitorare l’esperienza in tutta sicurezza.
Era un accessorio chiaramente studiato per i pediatri e non per i privati, ma stranamente non ha preso piede…Il sito pedisedate.com ha da tempo cambiato faccia, ma è possibile leggere l’originale dal Web Archive.
Se tutto quello di cui abbiamo già parlato non vi ha impressionato, aspettate di vedere le scarpe con veri Game Boy funzionanti.Un mashup techo-fashion proprio da giapponesi, che consisteva in un paio di altissime e presumibilmente scomodissime scarpe con integrati due Game Boy funzionanti da staccare e usare a piacimento.
Un paio permetteva addirittura di portarsi dietro la propria figure preferita!
Altra cosuccia che come accessorio esula dal semplice compito di accompagnare il gioco, come fanno vari cavetti e adattatori per le tv, è l’Handy Boy.
L’Handy Boy, tutt’altro che handy in realtà, è un aggeggio da collegare al Game Boy e teoricamente servirebbe per migliorare la qualità di gioco.L’apparecchio consiste in un set di altoparlanti, una lente d’ingrandimento quadrata con tanto di illuminazione dello schermo e pure un joystick! Fantastico, direte voi.Se solo non fosse per la sua mole…Per rendervi conto di quando fosse ingombrate questo affare e impensabile il portarselo appresso vi rimando al video del buon Doctor Game, al minuto 19:36 circa (ma voi guardatevelo tutto che è interessante).
Ma la chicca di questa puntata è un’altra.
La Nintendo ha cooperato non una volta, ma ben due per realizzare macchine da cucire computerizzate controllate dal Game Boy Color.
La prima, di un bel rosso fiammante, è la Jaguar JN-100, tristemente solo disponibile in Giappone dall’anno 2000. Il suo target, come potete notare dalla cartuccia a tema Super Mario, era destinato ai giocatori (o alle mamme dei giovani giocatori).
La Jaguar, conosciuta in precedenza come la Maruzen Mishin Company, aperta nel lontano 1949, è una delle più grandi compagnie produttrici di macchine da cucire in Giappone, quindi il suo prodotto non era destinato alla nicchia, bensì ai clienti regolari.
La cartuccia, Mario Family, una volta inserito nel Game Boy Color e aver collegato quest’ultimo alla JN-100 permetteva di cucire tanti personaggi della famosa serie di giochi.
La seconda invece, di un bel bianco con dettagli blu, è la Singer IZEK, prodotta appunto dalla famosa Singer.
Questa macchina, al contrario della Jaguar palesemente marketizzata ai fan Nintendo, si rivolge ad un pubblico diverso.
La cartuccia non presenta graziosi e colorati personaggi tratti da qualche serie Nintendo, ma è semplicemente il programma di cucito. A quanto pare la Singer s’era resa conto che il GBC possedeva giusto giusto la potenza di calcolo necessaria per far girare il programma, quindi perché doversi ingegnare per contruire un computer dentro la macchina da cucire quando potevi farlo con un GBC, una cartuccia e un cavo Link?
Il software di questa portentosa e purtroppo rarissima macchina da cucire sembra decisamente figo; ha alcuni pattern base come cani o stelline, permette di programmare parole e pattern e cucirli in una volta sola. Per non parlare dell’accessorio per lavorare a maglia per NES.
Ora, al giorno d’oggi sembra una cosa quasi banale, per quanto al contempo insolita. Voglio dire, con la domotica che pian piano si diffonde ovunque e i vostri smartphones che possono connettersi ai vostri elettrodomestici, che c’è di strano nel connettere una console vecchia di una ventina d’anni a una quasi altrettanto vecchia macchina da cucire?
Ai tempi però era qualcosa di mai visto. Tutte le macchine da cucire programmabili erano generalmente destinate all’industria o create una per una coi design richiesti, mentre una ipotetica macchina con tutto il necessario per vari design era infattibile, in quanto troppo costosa per le tasche di un privato.Singer quindi si rese conto che il comodo e portatile Game Boy era perfetto per svilupparci sopra un software per le macchine da cucire economiche, e la Nintendo era più che contenta di lasciarli fare.
Ormai è passato tanto tempo e l’inflazione si fa sentire, ma dobbiamo ricordarci che ai tempi un GBC costava una settantina di dollari, 100$ circa aggiustando i prezzi. Se la Singer avesse dovuto costruire un computer interno per la Izek, avrebbero dovuto progettare e costruire un bel po’ di hardware da incastrare nella loro macchina.Invece, semplicemente includere un GBC nella scatola tagliava enormemente i costi di sviluppo e produzione.La Singer quindi ne ha approfittato per piazzare un bel “PRIMO!” in faccia a tutti gli altri concorrenti nel mercato delle macchine da cucire computerizzate.
Sul Tubo è persino disponibile il video di istruzioni della VHS inclusa con la macchina da cucire. Come potete vedere, non è stata pubblicizzata con la dicitura “Ci puoi anche giocare a Pokémon!” che sembra essere la formula di punta al giorno d’oggi.








