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Il suo sguardo fu attratto da uno strano bagliore non ben identificato. Si sporse per vedere meglio, schiacciando quasi la faccia contro il vetro.
Di fronte a lui, sulla sommità di un'altra scogliera, c'era un qualcosa che non riusciva bene a mettere a fuoco, come se fosse ben nascosta e protetta.
Strizzò gli occhi per identificarla, poi l'auto curvò, permettendogli finalmente di guardarla un po' più da vicino.
Nathan quasi sussultò per la sorpresa.
Divorata dalla vegetazione, c’era l’immenso scheletro di una grande villa annerita e distrutta.
Da lì, non riusciva bene a vedere i dettagli, ma di una cosa era più che sicuro.
Quella villa, gli ricordava dolorosamente la loro casa.
- Cos’è successo lì, Marshall?- Domandò cauto, ticchettando l’indice contro il vetro.
Forse non era una buona idea perché la similitudine era lampante, ma era troppo curioso e voleva saperne di più.
Marshall lanciò una breve occhiata e dalle sue labbra sfuggì un respiro appena accennato. - Quella... era dei miei nonni. - Rispose. - Una antica casa di villeggiatura della famiglia Blackbren. -
Nathan osservò con tristezza i pilastri dilaniati e le macerie decadenti. Sembravano così privi di vita...
- Perché non è stata ricostruita? - Soffiò, sentendo un magone improvviso.
Anche questa volta, Marshall si prese del tempo prima di rispondere. - Hanna teneva molto a quella casa. - Si massaggiò il ponte del naso come se si sentisse oppresso da un qualche pensiero. - Per questo Camille ha lasciato che il tempo la distruggesse. -
- Peccato... - Sussurrò l'Omega, guardando ancora i resti da lontano. - Perché tua nonna non ha voluto sistemarla? Non era anche la sua casa? Non si era affezionata? -
- Affezionata... - L'Alpha scosse la testa. - È il loro stupido gioco preferito. Se una tiene a qualcosa, l'altra farà di tutto per distruggerla. -
L'Omega si voltò verso di lui. - Sembra... un po' uguale alla nostra. -
Marshall annuì. - Anche la villa è stata... - si fermò a metà frase e spalancò gli occhi.
Virò all'improvviso e inchiodò, così bruscamente che le ruote stridettero sull'asfalto.
Nathan sobbalzò in avanti e sbattè una mano sul cruscotto per tenersi, mentre l'altra scattava sul collo, dove la cintura gli tagliava la pelle. - Marshall?! - Esclamò preoccupato da quel comportamento.
Dietro di loro, automobilisti indignati iniziarono a suonare e li maledissero prima di sorpassarli.
L'Alpha li ignorò del tutto.
Strinse le mani sul volante, serrando la mascella.
I suoi occhi sembravano tremare.
Slacciò la cintura e scese dall'auto, tenendo lo sguardo fisso sulla scogliera.
I corti capelli neri furono scompigliati senza pietà dalla brezza che soffiava irrequieta.
Le spalle nascoste da una semplice maglietta nera si abbassarono e si alzarono, seguendo il ritmo frenetico del suo respiro.
Si avvicinò al guard rail e lo scavalcò.
- Marshall! - Nathan si liberò in fretta dalla cintura e spalancò lo sportello, fiondandosi immediatamente giù dalla macchina. - Marshall! - Gridò, assordato dal tumulto del suo cuore.
Ma Marshall era lontano anni luce da lui.
Il suo sguardo, disperso nella nebbia.
L'Omega lo raggiunse e gli afferrò il polso, tirandolo lontano dal bordo.
Sotto di loro, il mare sibilò.
- Sei impazzito??? - Domandò, tenendo a bada il fiatone. - Cosa diavolo pensavi di fare??? -
La calura estiva gli aveva appiccicato subito la camicetta addosso, ma il suo intero corpo era pervaso da tremiti e sudori freddi.
- Hanna non avrà mai questo posto. - Mormorò l'Alpha, ancora rivolto verso il vuoto. - Non finché Camille è ancora viva... no, forse... neanche dopo. -
Nathan si bagnò le labbra impaurito e continuò a tirarlo verso di sé, cercando in tutti i modi di farlo allontanare dal precipizio. - Non mi interessa! - Sbottò alla fine. - Vieni da questa parte! -
Marshall soffermò lo sguardo sulle rovine. - Lei odia... - Ricominciò piano.
Ma, presto le sue parole si spensero e al loro posto, si riversò una risata amara.
L'Omega istintivamente fece un passo completamente terrorizzato, lasciando la presa - Ma- Marshall...- Squittì, ricominciando a tremare.
L'Alpha si fermò di botto, come se qualcuno avesse spento ogni suono e si voltò verso il compagno.
Scavalcò di nuovo la banda di metallo e come se non fosse successo niente, si incamminò verso di lui. - Sembra che i Blackbren abbiano una maledizione con il fuoco. - Disse soltanto.
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