Gli avrà portato il saluto dei 500 mafiosi

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Gli avrà portato il saluto dei 500 mafiosi
Voglio vederli a spiegare a medici e pazienti, potevamo spendere 36 miliardi per voi ma li abbiamo lasciati là...
Perché la nuova Legge sulla prescrizione non piace a magistrati ed avvocati https://diggita.com/v.php?id=1650600
Sovraffollamento, sfondato il muro dei diecimila Secondo il DAP al 31 marzo i detenuti sono 60.611, a settembre 2018 erano 59.275, di D. Aliprandi
Oramai è una certezza. Il trend del sovraffollamento è in costante crescita. Al 31 marzo, secondo gli ultimi dati aggiornati dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, risultano 60.611 detenuti ( il mese precedente 60.348) con il risultato che fa registrare la presenza di 10.097 ristretti oltre la capienza regolamentare. Al 28 febbraio erano 9.826 detenuti in più. Al 31 gennaio, invece, se ne registravano 9.575. Ancora prima, al 30 novembre ce ne erano 9. 419 in più, mentre a settembre erano invece 8.653. In realtà, nei conteggi, non vengono sottratte le celle inagibili o chiuse per i lavori in corso. Dall’ultima relazione del Garante nazionale delle persone private della libertà, emerge che alla data del 14 febbraio 2019 quelle inutilizzabili sono pari al 6,5% del totale, percentuale comunque positivamente diminuita di tre punti rispetto a quella riportata nella Relazione al Parlamento di due anni fa.
Permangono casi limite: ad Arezzo da più anni su 101 posti solo 17 sono disponibili, a Gorizia solo 24 dei complessivi 57 previsti, in Sardegna il 13% dei posti ufficiali è inutilizzabile. Ma, come più volte ha ribadito il Garante Mauro Palma, non esiste solo il problema della “dimensione”, ma anche di come dovrebbe essere concepita la cella. Cosa significa? La cella deve essere destinata al riposo, perché il luogo naturale dell’attività ( e quindi della vita detentiva) deve essere fuori di essa. «A livello di sistema – si legge nel rapporto del Garante al Parlamento -, possiamo perciò dire che non deve aver corso l’abusata sineddoche in base alla quale si parla della “cella” per intendere il “carcere”. Consideriamola solo “camera di pernottamento” spostando il centro di gravità verso gli spazi esterni, comuni, sociali, relazionali, in cui si praticano attività dotate di un senso, che creano un’identità e riempiono un tempo altrimenti vuoto». La realtà però è diversa. I rapporti sulle visite effettuate dal Garante nazionale sia a livello di condizioni materiali, sia a livello di centro di gravità della vita detentiva spostato sulla camera e non fuori di essa «restituiscono – si legge sempre nel rapporto - ancora un eccesso di inadeguatezze e una prevalenza del modello “infantilizzante” su quello “responsabilizzante”».
Ma il sovraffollamento è comunque un problema, riconosciuto dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede anche durante l’ultimo confronto avuto con la delegazione del Partito Radicale. La soluzione? Quella prospettata dal guardasigilli è la costruzione di nuove carceri, oppure convertendo le vecchie caserme dismesse. Soluzione però non condivisa non solo dal garante nazionale dei detenuti, dalla camera penale e ovviamente dal partito radicale, ma anche da Magistratura Democratica. Sono due le scuole di pensiero: da una parte c’è chi concepisce il carcere come extrema ratio e quindi la possibilità di implementare l’utilizzo delle pene alternative utili anche ad abbattere la recidiva, l’altra è quella di usare esclusivamente il carcere e riabilitare il detenuto attraverso di esso. Rimane il dato oggettivo che non aumentano le entrate visto il calo dei reati, ma diminuiscono le uscite dal carcere: una parte consistente riguardano i detenuti che provengono da situazioni di emarginazione sociale e quindi non possono accedere facilmente alle misure alternative non avendo una sistemazione stabile.
da il Dubbio di oggi 9 aprile 2019
Uno degli aspetti più inquietanti del video di Bonafede è l'esistenza di persone che dicono: "Vabbeh, e che ha fatto di male?".
— L’Ideota
Chiedo al ministro della Giustizia, che davanti alla tragedia dei due bambini uccisi a Rebibbia ha detto che “i tuttologi gli fanno schifo”, ma anche a tutti gli altri ministri: di che cosa dovete occuparvi se non dei bambini? Su che che cosa dovete fare decreti, fare casino, scandalizzarvi, fare la rivoluzione, se non sui bambini che non devono stare in carcere? Il ministro Bonafede ha detto, di fronte al trattamento abominevole verso una madre georgiana che non parla una parola d'italiano, con i suoi due figli di sei e venti mesi (morti, lanciati giù dalla tromba delle scale, in carcere), che “c'è solo da stare zitti”. Zitti, e continuare a credere che sia normale che i bambini stiano in carcere in braccio a una madre probabilmente devastata che non sa nemmeno come dire: bisogna scaldare il latte. Che si trova in carcerazione preventiva (in attesa di giudizio, quindi presunta innocente), perché l'hanno fermata ed era su un'auto con i suoi figli e altri due uomnini, e su quell'auto c'era molta marijuana, e allora l'hanno arrestata. Lei che parla solo tedesco ha detto che non ne sapeva niente, ma con una bambina in braccio di cinque mesi (l'hanno arrestata a fine agosto) e un altro di un anno e mezzo è andata lo stesso in galera. Il ministro ha detto, per far tacere i tuttologi che appunto gli fanno schifo, che questa madre andava sorvegliata “acca ventiquattro”. Per la sicurezza degli altri cittadini? Che cosa poteva farmi questa madre, chiedermi due euro, provare a vendermi una canna? Andava sorvegliata non in carcere, proprio perché (aveva, perché adesso sono morti) due bambini così piccoli. In carcere in base a quale principio, in base a quale studio, poteva stare meglio, riprendersi, rassenerarsi, riuscire a occuparsi dei suoi figli? Appunto: il carcere. È come se il carcere non ci riguardasse, come se quello che accade in carcere non succedesse davvero. Due bambini piccolissimi muoiono in carcere, e “c'è solo da stare zitti”. Signor ministro, a me non importa niente delle sue misure a tempo di record, del licenziamento della direttrice e vicedirettrice della sezione femminile, e anzi sono sicura che loro facevano tutto quello che potevano. Che cosa cambia adesso? Non erano loro a mandare in galera i bambini. Una società la valuti per quello che riesce a fare per gli ultimi, e questa donna con i suoi figli era proprio l'ultima fra gli ultimi, e questa nostra società allora ha completamente fallito: è stata disumana nella sua totale indifferenza. Quella giovane donna avrà avuto un avvocato d'ufficio che ha chiesto la scarcerazione, e questo avvocato dovrebbe incatenarsi da qualche parte e urlare che lui aveva sbattuto i pugni sul tavolo e poi si era inginocchiato per evitare la carcerazione preventiva a una piccola, debolissima, famiglia. Ma nessuno si è incatenato, e quasi nessuno si pone il problema, che non è di tuttologia ma costituzionale, che le mamme con bambini piccoli non devono stare in carcere. Che i bambini non hanno nessuna colpa e vanno protetti. C'è una legge complicata, c'è un diritto alla salute, c'era un pacchetto di misure dell'ex ministro Orlando, che diceva fra le altre cose: fuori i bambini dalle carceri, che è stato buttato via per paura di perdere voti. Meglio far morire i bambini che perdere voti. Va bene. Ma c'era una possibilità per questa madre con i suoi due figli: l'unica casa protetta di Roma, prevista dalla legge del 2011, ha posto per sei madri con i figli e ne ospita adesso soltanto quattro, mentre a Rebibbia sono tredici. Signor ministro, lei lo sa che che una bambina di sei mesi sta sempre in braccio a sua madre o le sembra una tuttologia? E che un bambino di venti mesi sa dire quasi solo: mamma?
Analena Benini