Il gay italiano Mattia, con il suo sorriso da sogno, mi ha chiesto cosa pensassi di Meloni. Sono stato sincero:
[Ángel] — La statura morale di Meloni è molto più bassa della sua altezza, e stiamo già parlando di standard rasoterra. È come il classico criceto che continua a correre nella sua ruota di idiozie. Nota per fare la lecchina ufficiale dell’uomo arancione col pannolone, non è altro che una marionetta con i fili tutti aggrovigliati, convinta di essere la protagonista di un’epopea quando, in realtà, recita soltanto una commediaccia di quart’ordine di cui il miliardario può ridere ogni volta che gli pare, mentre lei si contorce come una lumaca sopra un vassoio pieno di sale. Per ripulirsi l’immagine si definisce “postfascista”, che, in pratica, è l’equivalente politico di mettersi il profumo dopo aver pestato una montagna di letame. Etichetta nuova, stesso odore sospetto del prodotto originale. Dà l’impressione di credere che le istituzioni esistano per obbedirle e che la legge debba comportarsi come un cameriere particolarmente zelante. Quando parla di chi attraversa il Mediterraneo per sfuggire a guerre, carestie e persecuzioni, dà l’impressione di guardarli da un piedistallo morale che esiste solo nella sua immaginazione. È un senso di superiorità così autoattribuito da risultare quasi tenero… se non fosse per la pericolosità che rappresenta. E la cosa peggiore? Non esiste deodorante al mondo capace di coprire l’intenso tanfo di omofobia che emana da ogni singolo poro. E adesso dice che noi spagnoli non possiamo andare in Italia. Bene, allora le racconterò il piano di alcuni gay spagnoli: restare ad almeno mille chilometri di distanza da qualunque posto si trovi quella merce difettosa che porta il titolo di presidenta.















