Accetta Minerva la sfida … la dea dai biondi capelli si corrucciò del felice successo e stracciò la trapunta tela che scopre le colpe dei numi e colpì con la spola di citoriaco bosso più volte la fronte di Aracne. Non la patì l’infelice: furente si strinse la gola con un capestro e restò penzoloni. Atena, commossa, la liberò, ma le disse: - Pur vivi o malvagia, e pendendo com’ora pendi. E perché ti tormenti nel tempo futuro, per la tua stirpe continui il castigo e pei tardi nepoti…
“Spero che il nome non faccia schifo come il costume...”
“Indossi una maschera per essere libera, per mostrare ciò che veramente sei: è... singolare”.
“Chi cazzo sei? Un nome, please”
“Combattere ... quindi è questo il tuo fine? E cosa saresti?”
“Quindi un Ragno Senza Nome?”
“E pensi di riuscirci davvero? Te e quale esercito?”
“Che cerchi, tenderfoot?”
Un nome ha importanza specifica, definisce quello che sei, la tua persona. Forse per molti non lo è, ma una volta che assumi quell’identità, indossando una Maschera, ha una responsabilità. La responsabilità del nome e di quello che sei, che vuoi rappresentare. Essere libera. Combattere per qualcosa. Per sé stessi. Per gli altri. Per un Causa.
E lo ha pensato molte volte mentre cuciva quel costume, il settimo. Ed il è settimo è quello definitivo, niente più tute che si rompono e si bucano al primo proiettile. Ha studiato a lungo un tessuto adatto e forte, ha studiato e disegnato personalmente, perfezionando ferita dopo ferita e adesso eccolo stretto tra quelle dita bucate e arrossate dalle ore di cucitura. Sembrava impossibile ma alla fine è uscito fuori qualcosa di ben riuscito, che non pare più uscito da un qualche negozio dei cinesi. E mentre cuciva, mentre “tesseva”, giorno dopo giorno, è cresciuta anche quella consapevolezza che si fa carico di tante cose.
E lo vede ancora nella Border Zone il volto di quel ragazzino che è morto davanti a lei. L’ultima cosa che ha visto è stata la sua maschera. Ha visto un volto così giovane spirare. E’ stata una scena quasi allucinante, nel mezzo di una battaglia, con due proiettili in corpo.
Forse è stato lì, mentre quella vita si spegnava che qualcosa è scattato dentro di lei, che ha visto e compreso. Per essere una che ha sempre finto di fregarsene di tutto e di tutti, si è gettata nella mischia con troppa facilità.
E adesso, che ha un costume, che ha quei pensieri, che ha soprattutto un ideale, può finalmente, essere quello che vuole, quello che è. Può guardarsi allo specchio indossando la maschera e riconoscervi il suo volto.