Con le residue energie che ancora disperatamente rimangono aggrappate alle mie membra, ravvivo le braci che un tempo erano il fuoco delle mie dita, che si propagava fino ai miei polsi. La notte stellata rimanda il mio sguardo fisso dentro la sua volta, e senza nessuna certezza mi chiedo se valga la pena combattere per un futuro così pallido e indecifrabile. Sogno il mio passato e riassaporo tutte quelle sfumature con cui dipingevo le mie emozioni sul volto di chi amavo, e bacio l’immagine riflessa di una persona che non conoscevo. Stringo fra le mani il mio cuore, frenando i suoi fremiti pulsanti, e sputo sangue mentre avanzo lentamente verso una persona che esiste solo nelle mie e altrui fantasie. La speranza muove le mie gambe, serra i miei occhi, brucia i miei desideri e dona vita a un corpo che faticosamente prosegue in bilico su un freddo baratro innevato, tanto attraente quanto mortale.
Il sole non mi dona più luce, la luna ha smesso di consolarmi. La pioggia è l’unica dolcezza rimastami, e l’unica che desidero senza mai sorpresa.