"Ti chiamerei... Gennaio. Come quando ti ho incontrato. ...ldentità. Come i tuoi occhi scuri di fronte a me. Ti chiamerei... Ricatto. Come la strada che mi hai imposto di fare. Ti chiamerei... Ora. Come quello che conta. Ti chiamerei... Distrazione. Come quel merlo che ci osserva sul ramo. Ti chiamerei... Tentoni. Come la prima volta di tutto. Stanchezza... Come quando non so guardarti. Ti chiamerei... Sottovoce. Come quando non so lasciarti. Ti chiamerei... Silenzio. [...] ... Insaputa. Come quello che devo imparare. Ti chiamerei... Aria. Come quando hai ripreso a giocare. E... Leggerezza. Come i tuoi capelli che sfiorano il soffitto. ...Attesa. Come quando non sai che strada imboccare. E, sotto sotto, ti chiamerei... Carezza. Come i tuoi ricordi.”
— Brian Fieschi, Ilaria Urbinati, “Il mare verticale”.

















