Caro La La Land,
con tutto il successo che ti è piovuto addosso, volevi che anch’io non ne venissi in qualche modo coinvolta? ho aspettato un bel po’ prima di fiondarmi al cinema e sinceramente non me ne pento. Mi sono fatta un’idea vaga o per lo più inconsistente di ciò che saresti stato, perché quel che nell’ultimo periodo si è saputo sul tuo conto sono stati i successi del box office, i premi vinti, le nomination ricevute ed i più svariati giochi di parole con il titolo, il resto era non più di una foto, o un paio forse, che lasciava ben pensare ad una coppia di giovani innamorati dei favolosi anni Cinquanta.
Ed invece no!
La Los Angeles di oggi è lo specchio perfettamente realistico di una storia d’amore giovane e frizzante, caotica come il traffico sui raccordi stradali, carica di alti e bassi e problematica. La fotografia ha scelto squarci della Città delle Stelle che non siamo abituati a vedere, fatta di cinema vintage che chiudono e diventano teatri per artisti emergenti, di vicoletti con la pattumiera piena che sfociano su strade a senso unico non segnalate, dal Griffith Park ed il suo panorama, da abitazioni spoglie ed anonime illuminate dal meraviglioso sole californiano che splende dodici mesi l’anno. In un anno di cose ne cambiano, non è vero? Seb e Mia lo sanno bene, s’incontrano, si scontrano, si snobbano e poi alla fine si amano per l’eternità. Nono niente spoiler! La trama è abbastanza ovvia da far intuire come possano finire le cose e l’unico zampino che c’ha messo Hollywood l’ho notato nei tributi al bel periodo classico, dorato e favoloso di Gioventù bruciata in un riadattamento moderno vissuto dai protagonisti. Ma ci sono anche i costumi e molte scelte registiche che ricordano proprio quel periodo, come se lo storytelling fosse a cavallo tra ieri ed oggi. Del resto spingi lo spettatore a sognare ancora, perché i sognatori, quelli folli, sono i veri destinatari del messaggio. Chazelle unisce le sue passioni, cinema e musica, in una produzione ibrida, tra il musical teatrale ed il vecchio modo di far cinema. Romantico, forse un po’ nostalgico, carico di buoni sentimenti ed intenzioni, come se il mondo si restringesse ad una piccola comunità in cui realizzare i propri sogni sia facile, anche se il giudizio degli altri è una costante paura.
Hai strappato sorrisi genuini con gesti semplici, senza particolari ricerche comiche e sei piaciuto anche a chi non ti ha capito fino in fondo. La semplicità colpisce e conquista. Sicuramente ci saranno incongruenze o errori musicali ma non è la prima volta che non mi sbilancio troppo in merito, io so che mi sono divertita, che ti riguarderei perché il desiderio di sognare per due ore e danzare tra le stelle è una delle ragioni per cui mi sono innamorata del cinema.















