Grease
Al tempo dell'immobilità da Covid-19, il popolo dei social trova una nuova polemica da animare rompendo i riflettori su “Grease”, il cult che rappresenta un'epoca di rinascita e allegria, che unisce più di una generazione. Tutti abbiamo intonato le canzoni, a prescindere dall'età e dall'inclinazione romantica per la storia tra Danny e Sandy.
Se il film fosse un'entità senziente probabilmente avrebbe pensato di offrire qualche ora di leggerezza ai telespettatori e mai avrebbe immaginato di finire sotto l'occhio del ciclone dopo tutti questi anni. Del resto nel 1978, anno d'uscita nelle sale cinematografiche – altro luogo che si inizia a dimenticare in favore del divano in salotto e di comfort domestici che sotterrano la socialità e la costruzione di una cultura – il film ebbe talmente tanto successo che ancora oggi ne viviamo l'eco.
Il mio papà racconta che rimase seduto sulla poltrona per poterlo rivedere più volte, nascondendosi per non dover ripagare il biglietto. Era un ragazzino affascinanto dalle giacche di pelle e la Brillantina (vedi il sottotitolo italiano) e come dargli torto! Il mondo patinato e perfetto di John Travolta e Olivia Newton-John aveva riscosso un successo planetario. Già negli anni 70 si guardava agli anni 50 con nostalgia e spensieratezza e faceva sognare. Oggi si continua a guardare a quegli anni con le medesime emozioni, nonostante la storia ci ricordi essere stati difficili per l'Europa del dopoguerra.
Chi non ha mai desiderato, nel silenzio della propria cameretta, di sentir pronunciare dalla persona amata, parole d'amore, di affetto ricambiato per cui Tell me more, tell me more suona con ambo le intonazioni, femminile a maschile. Non ci sono donne che vengono da Venere e uomini da Marte, citando qualcuno, quando si parla di emozioni. La sinfonia suona all'unisono, che sia paura, tristezza, gioia o dubbio e Danny Zuko quella insicurezza la canta in falsetto nei versi iniziali di You're the one that I want?
Nella reunion dell'agosto 2017, il clamore si è rinnovato sul web che li ha visti duettare, accennando i passi di danza del film. Entrambi, con la “misogena” giacca di pelle e qualche ruga in più, si sono mostrati al pubblico eccitato ed entusiasta, carichi della maggiore esperienza ma con lo stesso spirito vivace.
Criticare Grease, o Via Col Vento qualche mese fa, equivale a criticare un capitolo di storia, l'antropologia, le scienze che riportano i fatti e le abitudini che hanno rappresentato il costume sociale di decenni differenti e sempre più lontani nel tempo. Sappiamo che l'aspirazione massima della società femminile anni 50 era il matrimonio, oggi ci siamo evoluti anche grazie alle figlie di quelle donne che hanno manifestato il disagio di matrimoni prematuri, di una società limitante, di una libertà costretta al volere patriarcale.
Se proprio c'è da rinnovare una critica, si orienti verso quella società e si pongano delle differenze che possano lanciarci verso il miglioramento delle condizioni femminile e sociale.
La piaga dello stupro è un fenomeno imperituro, tanto nel decennio 50 quanto oggi, NON parlandone non si troverà certo una soluzione e in Grease vi è una denuncia, non un incitamento.
Grease incita a non abbandonare la scuola, a non abbandonare i propri sogni, ad avere coraggio e superare gli ostacoli. La dolce e innocente Sandy si trasforma in una bad girl dalla giacca di pelle cantando You're the one that i want per avvicinarsi a Danny, evidenziando la trasformazione fisica e psicologica che ogni adolescente vive, soprattutto con le prime cotte ed i primi amori. Ed il cambiamento non vede distinzione tra uomo e donna, difatti Danny sveste la pelle in favore di un cardigan scolastico, simbolo del bravo ragazzo, scegliendo l'amore consapevole del giudizio del branco (di amici).
Non c'è alcun diritto oggi nel giudicare Grease che ha raccontato un mondo al quale non si appartiene: è un'eredità, non si può e non si deve abbassare il sipario, chiudendo gli occhi al passato.
L'aspra critica è il mezzo più semplice sui social, facile cavalcare l'onda dei consensi popolari per catturare l'attenzione, ma sarebbe necessario amplificare e risaltare alla cronaca i fatti di rilievo, di intelligenza, di cultura, con un maggior senso di responsabilità da parte dei media verso la pubblica informazione e la sua influenza.
Le non notizie offuscano la serata di piacevole spensieratezza che la BBC ha tentato di offrire ai milioni di inglesi che hanno apprezzato la visione. Le musiche concitate, gli struggimenti affettivi, hanno forse genere? È forse un mistero che l'amore si è basato a lungo sullo stereotipo del principe azzurro in arrivo sul cavallo bianco?
Il popolo del web, avvezzo al virtuale, con pillole di vita su video interrotti e photoshop, sarebbe bello se intonasse un We go together , “insieme” per davvero contro le distanze a cui il momento storico ci costringe. Oltre l'hashtag da incrementare, la challenge a cui partecipare, i like da pompare ed i follower da far crescere allo scopo di diventare popolari nell'enorme e virtuale nicchia, si rischia di perdere il senso delle cose, ricordi condivisi e persone con cui rievocarli. Grease vive il reale: la condivisione a scuola, gli intrecci umani tra corridoi e parcheggi, in cui i ragazzi vivono e si reincontrano. La scuola è il polo di riferimento, sociale ed affettivo, per ognuno di loro e per ogni generazione.
Un giorno Grease, o qualsiasi cult che verrà, rappresenterà un portagioie ricco di bellezze ed emozioni, di eterni adolescenti a cui basta un play per ripartire. E mi auguro, con tutto il cuore, che nel frattempo questo popolo dei social abituato alla tecnologia e alle mode di oggi, comprenda il mondo di ieri, l'importanza delle emozioni e dei legami, di quanto incida la cultura rappresentata in un film “misogeno e omofobo” dai colori sgargianti anni 50, ampi sorrisi e tanta musica.
















