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Antonio Iovine: politica, impresa e criminalità organizzata…l’ex capoclan continua a cantare…
Antonio Iovine, ex capoclan dei Casalesi, che recentemente ha iniziato a collaborare con la giustizia, rivelando i segreti della cosca camorristica, fa tremare i politici: il “ninno” rivela molti dettagli sui rapporti tra politica, impresa e criminalità organizzata. Succede così che sul Corriere della Sera, Giovanni Bianconi, che è uno dei più autorevoli giudiziaristi italiani, dedichi un lungo articolo ai rapporti tra sinistra e camorra in Campania.
Un articolo che ruota intorno ai verbali di Iovine e al ruolo dell’imprenditore Giovanni Malinconico e di un altro personaggio già noto alle cronache per alcune vicende tutt’altro che edificanti che hanno caratterizzato il Pd pre-renziano: Achille Natalizio. E spunta anche il nome dell’eurodeputato del Partito Democratico Massimo Paolucci. Una ricostruzione, quella del Corriere, che da ieri è al centro di commenti e riflessioni tra gli addetti ai lavori ma che, incredibilmente, non è stata ripresa dai maggiori quotidiani cittadini. Ecco qui di seguito alcuni ampi stralci.
“Quando è arrivato al capitolo dei finanziamenti pubblici alla camorra – scrive Bianconi – il neopentito Antonio Iovine – uno dei capi del clan dei casalesi, che ha accumulato cadaveri e denaro in quantità – ha fatto un nome che i magistrati conoscevano bene. Ma da quel momento tutto è diventato ancora più chiaro. ‘Provo a spiegarmi con un esempio – ha detto il boss chiamato ‘O Ninno -, raccontando il rapporto che ho avuto con l’imprenditore Giovanni Malinconico, con il quale posso dire di aver avuto una vera e propria società. Poiché aveva in corso un cantiere per una grande opera e aveva bisogno di protezione, chiese di parlare con me. Siamo intorno all’anno 2000. Lui mi diede 250 milioni di lire in varie rate, e da allora abbiamo avuto un rapporto stabile, e in occasione di tutti i lavori che ha avuto mi ha sempre dato ingenti somme di denaro sotto forma di percentuale del 5 per cento”.
“Il Malinconico – prosegue Iovine nell’interrogatorio con i pubblici ministeri Antonello Ardituro e Cesare Sirignano – otteneva in cambio degli importanti servizi che posso riassumere nel senso che aveva la tranquillità di poter svolgere liberamente la sua attività senza che nessuno potesse interferire chiedendo dei soldi, bloccando cantieri, chiedendo l’assunzione di persone, chiedendo di preferire alcune imprese per le forniture, ad esempio, di calcestruzzo, chiedendo di favorire alcune imprese per i subappalti e così via. Si trattava di una sorta di pacchetto completo che comprendeva anche il fatto che lui si rapportava esclusivamente con me, e poi provvedevo io, di volta in volta, a regolare i conti con chi territorialmente aveva diritto a una quota”.
“Protezione completa – aggiunge Bianconi – da qualunque intralcio, insomma. Una volta pagato il boss, secondo il concetto di ‘società’ spiegato dal nuovo pentito, i conti con la camorra erano chiusi, e l’imprenditore poteva dedicarsi senza altri timori ai rapporti con la politica. Nel 2012 Giovanni Malinconico è stato condannato in primo grado a 6 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. La particolarità è che si tratta di uno dei referenti della sinistra in Campania, da sempre legato al Pci che s’è trasformato in Pd passando per Pds e Ds”.
Ma c’è dell’altro: “L’altro ieri, nell’aula dove si celebra il processo all’ex sindaco di Villa Literno Enrico Fabozzi – scrive il Corriere – Iovine ha detto di aver saputo che ‘il referente dell’imprenditore Malinconico era Achille Natalizio, rappresentante politico in Regione per le forze di centrosinistra; se arrivavano finanziamenti sul consorzio di Caserta, sapevamo che potevamo contare sul legame tra Malinconico e Natalizio”.
Prima ancora del pentito, era stato lo stesso Malinconico a parlare ai magistrati dei suoi rapporti politici: “Nel 2005, in occasione delle elezioni regionali, poiché Natalizio era il referente di Antonio Bassolino per le zone dell’Alto casertano, ricordo che pagai per una cena elettorale tenutasi a Città della Scienza 1.000 euro a persona per dieci persone, come forma di contributo per la campagna elettorale. In altre occasioni ho sottoscritto alcune quote per un totale di 3.500 euro in due occasioni per la Fondazione Sud. Ho dato, inoltre, somme di denaro per tante campagne elettorali; per esempio per il Consiglio comunale di Napoli diedi contributi al Natalizio che appoggiava Paolucci”.
Un passaggio di estrema delicatezza, considerato il ruolo di primissimo piano ricoperto nel Pd attuale da Massimo Paolucci, che pur non essendo di certo un “renziano” è riuscito, grazie al sostegno in particolare di Massimo D’Alema, ad essere eletto all’europarlamento.
“Secondo l’imprenditore – prosegue l’articolo di Bianconi – Natalizio ‘aveva assunto un grande ruolo politico importante’. Era divenuto presidente di una Società mista tra Regione Campania e il gruppo del pugliese Enrico Intini, con il quale Malinconico fece un’alleanza d’impresa per partecipare a una gara d’appalto da cinque milioni di euro, bandita dalla Regione all’epoca governata da Bassolino. ‘L’appalto è stato aggiudicato con il 48 per cento di ribasso e non so dire se ci siano stati interventi per manovrare la gara’, dice l’imprenditore, che poi precisa: ‘Evidentemente la mia appartenenza alla medesima cordata politica, certamente procurava una certa disponibilità politica nei miei confronti”.