Latin literature 📖
(Carme 5 - Catullo)

seen from Malaysia
seen from China
seen from Germany
seen from Germany
seen from China

seen from Netherlands

seen from United States
seen from Netherlands
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from Malaysia
seen from United States
seen from Russia

seen from Malaysia
seen from United States
seen from United States
seen from China
seen from Thailand
Latin literature 📖
(Carme 5 - Catullo)
Catullo,
“Viviamo e amiamo”
”Vivamus, mea Lesbia, atque amemus, rumoresque senum severiorum omnes unius aestimemus assis. Soles occidere et redire possunt: nobis cum semel occidit brevis lux, nox est perpetua una dormienda. Da mi basia mille, deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum, deinde usque altera mille, deinde centum, Dein, cum milia multa fecerimus, conturbabimus illa, ne sciamus, aut ne quis malus invidere possit, cum tantum sciat esse basiorum.”
-------------------------------------------------------------------------
“Viviamo, mia Lesbia, e amiamo, e i rimproveri dei vecchi severi non stimiamoli tutti neanche un soldo. Il sole può tramontare e ritornare: quando cade per sempre la breve luce della vita, noi dobbiamo dormire una sola interminabile notte. Dammi mille baci, poi altri cento, poi altri mille, poi per la seconda volta cento, poi altri mille ancora, poi cento. Dopo, quando ne avremo dato migliaia, confonderemo il conto, per non sapere, o perché nessun maligno possa invidiarci, sapendo che esiste un dono così grande di baci.”
-Catullo, carme 5
Carme 5: Vivamus mea Lesbia, Gaio Valerio Catullo
Catullo, carme 5
Vivamus mea Lesbia, atque amemus, rumoresque senum severiorum omnes unius aestimemus assis! soles occidere et redire possunt: nobis cum semel occidit brevis lux, nox est perpetua una dormienda. da mi basia mille, deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum, deinde usque altera mille, deinde centum. dein, cum milia multa fecerimus, conturbabimus illa, ne sciamus, aut ne quis malus invidere possit, cum tantum sciat esse basiorum. -
Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo, i brontolii dei vecchi troppo seri valutiamoli tutti un soldo! I soli possono tramontare e risorgere: noi, quando sarà tramontata la nostra breve vita, dovremmo dormire un’unica eterna notte. Dammi mille baci, poi cento, poi mille altri, poi ancora cento, poi sempre altri mille, poi cento. Poi, quando ne avrem fatti molte migliaia, li mescoleremo, per non sapere, o perché nessun malvagio possa invidiarli, sapendo esserci tanti baci.
“Baciami mille volte e ancora cento Poi nuovamente mille e ancora cento E dopo ancora mille e dopo cento, E poi confonderemo le migliaia tutte insieme per non saperle mai, perché nessun maligno porti male sapendo quanto sono i nostri baci”
Vivamus, mea Lesbia, atque amemus, rumoresque senum severiorum omnes unius aestimemus assis. Soles occidere et redire possunt: nobis cum semel occidit brevis lux, nox est perpetua una dormienda. Da mi basia mille, deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum, deinde usque altera mille, deinde centum, Dein, cum milia multa fecerimus, conturbabimus illa, ne sciamus, aut ne quis malus invidere possit, cum tantum sciat esse basiorum.
"Viviamo, Lesbia mia, e amiamo, e i borbottii dei vecchi troppo severi non stimiamoli tutti un solo asse. Il sole può tramontare e ritornare: poiché per noi si spegne ogni volta la breve luce, dobbiamo dormire una sola interminabile notte. Dammi mille baci, poi altri cento, poi altri mille, poi ancora cento, poi altri mille ancora, poi cento. Poi, quando ne avremo contate molte migliaia, butteremo all'aria il conto, affinché non lo sappiamo, o affinché nessun invidioso possa maledirci, sapendo che tanti sono i baci." Qualcuno mi disse che, attraverso il primo verso, Catullo intendeva spiegare che la vita deve essere vissuta come un'esperienza d'amore e che vita e amore sono i due termini di una vera e propria equazione, valida solo grazie a ciò che rende i due elementi la stessa identica cosa: "Lesbia". Io ne rimasi estasiata.