Gli stoici davano molta importanza al ragionamento logico (furono loro, infatti, a migliorare la logica aristotelica), che costituiva una delle conoscenze del saggio. Carneade (filosofo scettico) decise di utilizzare questo elemento contro gli stessi stoici per distruggerli nei dibattiti pubblici (così facendo, però, lo scetticismo fu distrutto da quelle stesse armi che servivano per sconfiggere l'avversario).
Giunto a Roma, insieme ad altri 3 filosofi, nel 155 a.C mise in mostra la sua abilità: inizialmente elogiò i Romani, in quanto esempio di giustizia, per poi affermare che se i Romani avessero voluto essere giusti, avrebbero dovuto restituire tutti i loro possessi e tornarsene nei loro territori in povertà; ma in questo modo sarebbero stati stolti. Dimostrò in questo modo che, saggezza e giustizia non sono in armonia tra loro.
Questo modo di operare, portò lo scetticismo a non avere più contenuti in cui credere: per questo filosofo tutte le cose erano inconoscibili (in realtà lo scetticismo non negava la natura delle cose, ma solo l'impossibilità di conoscerli nella loro essenza a causa della condizione umana).













