Ci sono immagini, e momenti, che restano incisi nella memoria e sulla pelle di chi ha avuto la fortuna di viverli. Uno di questi, almeno per chi scrive, porta la data del 7 dicembre 2011, giorno in cui il feroce padrino del clan dei casalesi, Michele Zagaria, dopo 17 anni di latitanza viene arrestato dalla polizia. Quel giorno di due anni fa la cattura del boss sembrava dovesse festeggiarsi tra il solito carosello degli sbirri col passamontagna, il fratino con scritto «polizia» e l’indice e il medio allargati in segno di vittoria. E invece no. I poliziotti della Squadra Mobile di Napoli pensarono più che a esibire il trofeo a portare in trionfo il loro capo, Vittorio Pisani, che un pentito aveva infangato e che la magistratura aveva mandato a processo con accuse ignobili aggravate dall’obbligo di stare alla larga dalla terra di Partenope. Era accaduto che Pisani beffò i magistrati che l’avevano mandato al confino a Roma andando ad acchiappare Zagaria al confine con Caserta. Forse per questo non vennero riconosciuti meriti della cattura al superpoliziotto che aveva iniziato a godere di pessima stampa da quando osò dubitare della necessità di una scorta al professionista dell’antimafia di carta, Roberto Saviano. La gogna continuò di pari passo alle menzogne del pentito, detto ’o Capitone. Ieri Pisani è stato assolto. In tanto ora dovrebbero chiedergli scusa. Noi no, e siamo tra i pochi.