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♠️_Chi chiude gli occhi per scelta,governa con l'anima.🖤🌹
©️Licaonia Lupe
La fase di addormentamento è sempre un terremoto muscolare, sobbalzi e muscoli che scattano come fossero toccati, scosse metafisiche, spettri che scuotono per fami svegliare. Mi appisolo sul treno ma va bene così, meglio che il sonno non è profondo, non è un viaggio lungo.
La sera è quello spazio temporale dove il presente si annulla, ritornano paura antiche ormai indefinibili ed io mi sento ancora disarmata – ancora? Ancora. Deformata. Evito di metterci parole, di mentalizzare, di razionalizzare, preferisco che sia una semplice sensazione, di metterci qualcosa che spenga o mi distragga da quella sensazione. Tutto il contrario del lavoro analitico. Ma quando quello che provi non ha appigli col presente metterci parole col rischio di cadere nel sentimentalismo è totalmente inutile. Ed io non solo non voglio metterci parole ma non voglio costruirci neanche immagini, non voglio spiegarmi l'angoscia con delle mani assenti, delle carezze non evase, non voglio cedere all'emotività, all'eterno ritorno della sensazione di abbandono. Preferisco tenermi semplicemente questa sensazione che appesantisce le palpebre ed il petto. Passerà in qualche modo. Si ripresenterà e verrà ignorata nuovamente, almeno per ora. Magari affronteremo la cosa in analisi, magari gli dirò senti non mi importa di tutto quello che ho letto, non voglio parlare come se avessi la verità in tasca, voglio parlare con tutta libertà, senza neanche cercare troppo le parole, senza il desiderio di impressionarti, aiutami a prendere di peso questa angoscia, la ignoro come sono stata ignorata e questo sappiamo che non va bene se voglio cambiare, troviamo una soluzione.
Allora per ora mi tengo questo cuore che batte in maniera irregolare, mi tengo queste palpebre pesanti, questa gola serrata. Mi metto sotto le coperte, con la luce fioca dei led e mi metto a riposare. Aspetto il prossimo giorno libero per godere di un altro po' di lentezza.
Volevo salutarti
Dirti che alla fine i brutti pensieri hanno vinto
Che la ragazza forte Dell ultimo periodo è stata solo un miraggio
Un nascondersi dietro una maschera fino al raggiungimento del gesto estremo
Volevo dirti che non c'è più
Che poi probabilmente neanche te ne accorgerai
Perché ero una qualunque anche qui sopra
Una come le altre
Anzi
Di meno
Alla fine l'ho fatto
Fino in fondo
E fino alla fine
Ciao a tutti
odio essere una di quelle persone che ha bisogno di chiusura per le cose
ne sento il disperato bisogno, ho bisogno di una motivazione del perché se ne vanno
ci metto il doppio del tempo ad andare avanti senza una chiusura, mi faccio mille complessi e mille teorie
dimmi cosa ho sbagliato, cosa non ti piace, cosa ti ha fatto dire che non vuoi essere più nella mia vita
DIMMELO CAZZO, PARLA
il momento peggiore di una relazione non è la separazione della coppia, ma il momento di rottura dell'equilibrio che fino a prima rendeva tutto meraviglioso. Da quel momento in poi inizia la fase di stallo, dove qualsiasi gesto/parola fa triplicare il dolore che si prova, mettendo in crisi tutte le certezze che si avevano poco prima.
In questa fase ti senti preso dal panico, pensi che qualunque atto tu compia sarà un atto sbagliato che potrebbe far precipitare ancora più velocemente la fine della relazione. È terribile, ti senti in gabbia, ti senti soffocare ma rimani aggrappato a questo dolore pesante, che ti trascina a fondo, piuttosto che mollare tutto e rimanere nella spaventosa solitudine, nella spaventosa ipotesi che l'altra persona possa trovare qualcuno meglio di voi, nella spaventosa paura di rimanere senza la persona amata.
La fase di stallo ti logora dentro, ti mangia anima e cuore e ti fa piangere lacrime di amaro dolore.
Non è vero che non ho provato a fermarla. Mi sono soltanto soffermato sul fatto che se avesse voluto essere fermata, non avrebbe mai scelto di scappare via.
itsmyecho
Si diventa ogni giorno più egoisti, più concentrati sul proprio casolare, sul proprio cortile, sul proprio casino, sul proprio condom...
Di muri, schermi e altre barriere (ascoltando il primo album della Liberation Music Orchestra di Charlie Haden)
Ma io sogno un condominio in cui nessuno butti dal balcone la polvere accumulata in casa e ognuno spazzi anche il marciapiede fuori l'uscio e il portone dell'edificio in cui vive; un condominio responsabile e inclusivo, rispettoso allo stesso modo di chi ci sta vicino e di chi ci sta lontano.
Un condominio abitato da esseri veramente umani, che dopo le feste raccolgono le bottiglie e i residui delle crapule e delle gozzovigliate e li buttano negli appositi contenitori. Senza macigni nel cuore.
“Homo sum, humani nihil a me alienum puto.”
(Songo omme, tutte l'uommene m'appartenene).
Terenzio, “Heautontimorùmenos“, v. 77, 165 a.C.
Dove dico alcune cose in cui credo abbastanza usando un tono antipatico à la Diego Fusaro.