Between Sisters. Due chiacchiere con il regista Manu Gerosa, nel giorno della prima cinematografica.
Stasera, all’auditorium Melotti di Rovereto, dopo due anni di festival in giro per il mondo e premi vinti, la prima cinematografica di questo film tanto delicato quanto potente e travolgente.
Ho parlato con Manu al telefono per la prima volta diversi mesi fa. Manuela, una distributrice che stimo molto, e che cura la distribuzione del film (Slingshot films) mi aveva detto grandi cose di questo progetto quando ci siamo incontrate al Festival dei Popoli nell’inverno del 2015, dove Between Sisters ha avuto la sua prima internazionale. Quando ho chiamato Manu sono rimasta subito molto colpita dalla sua energia e gli ho chiesto se potessi vedere il film, di cui avevo tanto sentito parlare, e che mi sarebbe piaciuto fargli qualche domanda per il blog di OnDocks.
Between Sisters è un ritratto di famiglia: racconta il rapporto tra Ornella e Teresa, due sorelle, rispettivamente la mamma e la zia di Manu. Teresa inizia ad avvertire i colpi dell’età, e Ornella decide che è giunto il momento di affrontare una questione sempre taciuta, e che potrebbe cambiare per sempre il loro rapporto. Ho visto il film, è mi ha travolta. La forza dei personaggi è prepotente: due donne non più giovani molto diverse tra loro, con scelte, esperienze, vite molto diverse tra loro, profondamente unite e profondamente in conflitto, come spesso nei rapporti di sorellanza (che conosco io, quantomeno). E’ così intimo e profondo, pieno di amore limpido, e di un autentico senso dell’umorismo: ne sono carichi i personaggi, ne è carico il loro rapporto, e il rapporto che instaurano con la videocamera, di cui esce lampante il potere emotivo e relazionale. Mi ha colpita la maestria di Manu nel riuscire ad essere così vicino e allo stesso tempo distaccato, in qualche modo, lasciando alle protagoniste tutto il loro spazio; non un occhio neutro, o freddo, sicuramente amorevole, ma trasparente, e pienamente rispettoso di spazi e tempi. Between Sisters è per me un film reale, vero.
Avendo entrambi vite molto piene, ci hanno messo un po’ a giungergli le domande, e un altro po’ di tempo c’è voluto ad ottenere le risposte, e a mettere su questo pezzo. Oggi però è giunto il momento perfetto: stasera alle 21.00 all’auditorium Melotti di Rovereto, dopo tantissimi festival in giro per il mondo, premi vinti ed eventi speciali, Between Sisters avrà la sua prima cinematografica. E proprio a Rovereto, che è la città dove Manu è nato, dove vive, e dove vivono le protagoniste della storia che ci racconta. E io sono davvero felice per lui.
Ecco qui la nostra chiacchierata. - Com'è nata l'idea del film?
Sono sempre stato attratto dalla particolare relazione tra mia madre Ornella e mia zia Teresa così piena di amore e liti quotidiane; era da tempo che volevo riprenderle nella loro vita quotidiana ma rimandavo sempre l’inizio per dedicarmi a cose più urgenti; all’inizio del 2011 mia zia stava invecchiando sempre più velocemente e il rapporto fra loro due stava cambiando e quando ho sentito per la prima volta mia madre pronunciare la parola “badante” ho capito che dovevo cominciare immediatamente. - Dall'idea alla "nascita": la storia produttiva di questo film? (ho letto di apporti importanti, come Dok in Progress, Dok Incubator, Doha Film Institute e collaborazioni varie) Per circa due anni ho lavorato da solo, facevo riprese e contemporaneamente appena potevo cercavo di metter insieme delle scene; nel 2013 ho cominciato a presentare il progetto in alcuni mercati internazionali per cercare dei fondi e dei partners. Sono stato selezionato al Dok in Progress al Thessaloniki Documentary Festival e con mia grande sorpresa il progetto ha vinto il primo premio; in quel momento alcune case di produzione e broadcasters italiani e europei hanno cominciato a mostrare interesse per il progetto; sempre nel 2013 la Trentino Film Commission ha cominciato a credere nel progetto e ha concesso un finanziamento. Nel 2014 la casa di produzione belga Clin d’oeil Films è entrata in co-produzione con me per portare a termine il film, ottenendo i fondi del VAF (Flanders Audiovisual Funds) e sempre nello stesso anno il progetto è stato selezionato per il workshop di post-produzione Dok.Incubator; per tutto il 2014 abbiamo lavorato duramente al montaggio e alla post-produzione del film; il Doha Film Institute del Qatar mi ha invitato a fare l’application per i loro fondi e quando nel 2015 abbiamo ricevuto il loro appoggio siamo riusciti a realizzare le ultime lavorazioni di post-produzione che mancavano per portare a termine il film. - Mi hai raccontato di un colpo di scena inaspettato e che cambia totalmente la trama che avevi previsto per il film. Qual era la storia prima, com'è cambiata dopo e com'è stato gestire questo "imprevisto”? All’inizio la mia idea era quella di fare un ritratto di famiglia, di descrivere le due personalità così differenti fra loro di Ornella e Teresa. Non immaginavo dove poi mi avrebbe portato questa storia e nemmeno che alla fine potesse diventare un film. Poco a poco però mi sono accorto di come la video camera spingesse tutti noi ad uscire dagli schemi relazionali a cui eravamo abituati; io guardavo mia madre e mia zia con occhi più attenti e in un certo senso era come se le stessi conoscendo di nuovo e per la prima volta; allo stesso tempo Ornella e Teresa hanno cominciato ad usare i momenti di ripresa per parlare di cose di cui non avevano mai parlato prima. Un giorno mentre camminavo per strada con mia madre, all’improvviso lei mi ha rivelato di avere dei dubbi su chi fosse stato realmente suo padre e a partire da quel momento la storia, e di conseguenza il film, hanno preso una direzione diversa; da quel momento credo che mia madre abbia trovato il coraggio e colto l’occasione per cercare di fare chiarezza su qualcosa che né lei né Teresa erano mai state in grado di affrontare prima. - Come sei riuscito a decretare un limite fra quello che era assolutamente intimo e privato e quello che poteva essere condiviso con il pubblico? Questo film ti mette molto in gioco in prima persona, e mette in gioco il rapporto con tua madre, con la tua famiglia. Dal punto di vista personale ed emotivo, oltre che dal punto di vista registico, come hai affrontato questi aspetti? Credo che capire il limite di ciò che poteva essere parte del film o meno e soprattutto la definizione del confine tra il mio ruolo di regista e quello di membro della famiglia siano state le cose più complicate di questo progetto; credo che durante tutta la realizzazione del film ci sia stata una continua ridefinizione di questo limite e ruolo e che una risposta definitiva sia arrivata solamente alla fine del montaggio. Quello che ho cercato di fare durante tutte le riprese è stato il mantenermi il più possibile al margine delle decisioni di mia madre e di mia zia; cioè lasciare che fossero loro a decidere di parlare o meno di determinate cose senza che io le spingessi a farlo; sebbene questo abbia prolungato enormemente le riprese, alla fine sono molto soddisfatto poiché credo che questo sia stato l’unico modo in cui questa storia poteva avere luogo ed essere raccontata. - Qual è a storia distributiva del film? Dove lo si può/potrà vedere? Il film ha avuto la sua prima nazionale al Festival dei Popoli nel dicembre 2015 e la sua prima internazionale al True/False Film Festival negli Stati Uniti in marzo 2016; Between Sisters è distribuito da Slingshot Films, per il momento è stato acquistato da canali televisivi in Belgio, Francia e Svizzera ed è prevista l’uscita nelle sale. - Ci sono dei lavori, degli autori, dei registi che ti hanno particolarmente influenzato nel tuo lavoro? Ci sono molti film documentari e registi che mi hanno influenzato e ispirato in questi anni. Quando ho cominciato a lavorare come montatore e regista free lance alcuni anni fa, conoscevo a mala pena il mondo del documentario ma poco a poco mi ci sono avvicinato sempre di più; sono rimasto affascinato dalla potenza che le storie e le persone "reali” hanno nel comunicare e trasmettere emozioni. Ho visto molti lavori di differenti registi e e ho capito che questo era il percorso che volevo seguire. - Cosa significa per te oggi fare film documentari, film di questo tipo? Per me fare film documentari significa osservare la realtà che mi circonda, appassionarmi di qualcosa che mi colpisce e cercare di investire tutte le mie energie per trasformare questa realtà in una storia da raccontare; e soprattutto, nel rispetto del legame di fiducia e responsabilità che si instaura con i protagonisti delle storie che si raccontano, cercare di usare il documentario come uno strumento di cambiamento, sia nella vita dei protagonisti stessi del film che in quella degli spettatori che lo vedranno.
Grazie Manu per il tempo e le parole. E per il tuo bellissimo film.
Vi lascio con il trailer del film.
A presto,
Martina













