Intelligenza artificiale: opportunità e minacce
Che tempo farà domani? Devo mettermi il cappotto se vado a Parigi?
Hai prenotato i biglietti? Ed il check in? A che ora devo prendere il taxi?
Per chi, come me, si muove spesso in giro per il mondo, il sogno di un assistente disponibile H24 che risponda ed anticipi le mie necessità è qualche cosa che sa di magia.
E su questa magia, su questo desiderio, la narrativa scientifica ha sempre giocato. Da HAL 9000 e le diverse rappresentazioni cinematografiche, fino ad arrivare a SIRI, la promessa è sempre stata quella di potersi relazionare con un’intelligenza artificiale che sembrasse e si comportasse come un essere umano.
C’è in questo desiderio qualcosa che trascende la necessità di pura efficienza. Personalmente ritengo che alla base di questa narrazione (che come spesso accade si sta lentamente trasformando in realtà) ci sia la necessità di soddisfare il bisogno di espressione dell’affetto che proviamo verso gli oggetti, i device e la nuvola digitale al quale sono collegati.
Si tratta forse un feticismo digitale dilagante o più probabilmente una antropomorfizzazione degli oggetti digitali ai quali (come già accaduto per altri feticci quali ad esempio le automobili) vogliamo attribuire un’identità umana.
A pensarci bene, in effetti la vecchia esclamazione che recitava: “gli manca solo la parola” è ad un passo dal compiersi nell’orizzonte digitale, all’interno del quale i nostri device, sono e saranno sempre più grado di parlare e soprattutto capire ciò che diciamo loro.
Certo, uno scenario alla HER è molto lontano da venire, ma sappiamo bene come la tecnologia progredisca ad una velocità tale che non potremo certo stupirci se da qui a 10 anni sarà normale rivolgerci ai nostri device come oggi parliamo ad un amico.
Ma quali implicazioni porta con sè una rivoluzione di questo tipo?
Cosa significa concretamente per il genere umano, per tutti noi? E come potrebbe cambiare il modo che abbiamo oggi di concepire noi stessi ed il mondo?
Per stimolare la riflessione, ecco alcune cose che a mio avviso l'ondata dell'intelligenza artificiale porterà con sè:
1. LA SCOMPARSA DELLE INTERFACCE DI COMANDO
Ebbi già modo di scriverlo in passato sul mio blog: tastiere, mouse, controller sono tutte mediazioni che l’avvento di intelligenze artificiali evolute e vocali spazzeranno via.
Un giorno, quando parlare con i nostri device sarà normale, guarderemo alle tastiere del computer come si guarda oggi a leve metalliche e ruote dentate e ci chiederemo come facessimo fino a pochi anni prima a parlare con un computer attraverso una tastiera. Ciò che oggi ci sembra normale sarà di colpo obsoleto. Basteranno i primi 10 secondi di dialogo con qualcosa in grado di capirci per farci guardare a tutti gli strumenti attuali con occhi diversi.
La necessità di una tastiera fisica verrà sostituita da comandi chiari ed espliciti che i nostri device saranno in grado di capire ed eseguire. Laddove la voce non fosse sufficiente, l'interazione manuale diretta ed il riconoscimento gestuale basterà a supperire.
2. LA RIORGANIZZAZIONE DELLA SOCIETA’: DALLA DEMOCRAZIA ALLA NUVOLACRAZIA
Macchine intelligenti in rete fra loro in tutto il mondo, unite alla sempre crescente capacità di calcolo dei processori, iniziano a generare e sempre più genereranno (e macineranno) una mole di dati che nessun cervello umano è in grado anche solo di ipotizzare. Trillioni di dati, di informazioni, che uniti tra loro potranno generare modelli statistici e di analisi come mai visto prima.
La capacità delle macchine di comprendere tali dati e di interpretarli razionalmente, farà sì che in breve tempo esse saranno in grado di fornire soluzioni semplici a problemi complessi e di diventare gradualmente la fonte da consultare prima di prendere qualunque decisione.
La medicina sta conducendo esperimenti in questo senso da tanti anni. E già nel 2011 esistevano computer in grado di diagnosticare il cancro al seno in modo più accurato di un medico.
Quando questa intelligenza si sarà dimostrata 100% affidabile in tutti i campi del sapere, gli uomini faranno quello che già stanno facendo con ben meno capaci delegati: cederanno il potere, si affideranno.
Oggi tutti noi ci fidiamo di persone (anche non elette) per governarci. Lo facciamo in virtù della loro supposta abilità a farlo, di una credibilità e competenza che dovrebberoavere. E se un domani una macchina si dimostrasse più abile di loro? La pubblica opinione (pur recalcitrante all’inizio) finirebbe con il tempo per cederle il controllo.
Dopo tutto le macchine non dormono, non prendono mazzette, e non tradiscono e risolvono problemi. Perlomeno fino a quando non iniziano a pensare che il problema siamo noi. Lo scenario terminator è dietro l'angolo. E oggi sono in tanti, anche autorevoli, a crederlo.
2. L’AVVENTO DEI ROBOT DOMESTICI
Le tecnologie di movimento esistono già. Così come esistono già decenti ed evolute tecniche di mimesi delle espressioni facciali. Ma perchè i robot domestici possano diventare qualcosa di reale, quello che ad oggi manca loro è la capacità di capire ciò che vogliamo che facciano e di arrangiarsi per poterlo fare. E’ il tema del machine learning, della capacità delle macchine di imparare dai propri errori e dall’ambiente circostante e di utilizzare quanto appreso per affrontare sfide future analoghe o diverse da quella corrente.
Quando un qualunque cane robot o aspirapolvere sarà in grado di capire quello che gli diciamo, la robotica entrerà sul serio a far parte del nostro scenario quotidiano, magari sin dall’infanzia, come il teddy del bellissimo film artificial intelligence.
3. LA PARCELLILAZZAZIONE DELLA SOCIETA’: L’UOMO MONADE
Quando il bisogno di socialità potrà essere espletato mediante delle forme di intelligenza sintetica che rispondono in tutto e per tutto alle nostre esigenze, l’uomo avvertirà sempre meno il bisogno di relazioni vere, umane.
O meglio, avvertirà tale bisogno, ma nel relazionarsi con altri esseri umani tenderà a notare le discrepanze tra loro e sè stesso. I diversi punti di vista, il dialogo, il confronto, verranno percepiti sempre più non come occasione di crescita, ma come disturbo del proprio stato di perfezione.
L’avvento di sistemi di interconnessione tra noi e le nostre intelligenze artificiali sempre più spinti (come quelli neurali) farà magari sì che possiamo comunicare con esse direttamente dal nostro cervello. A quel punto il mondo sarà popolato di persone che parlano con la propria “visione”, un’entità creata da loro stessi, profilata sui loro comportamenti e le loro attitudini.
Che non dà mai loro torto o non li contraria mai. Un bellissimo paradiso.
O un inferno di solitudine.
Che sia inferno o paradiso, quanto sopra sta già accadendo. Ed i prossimi anni vedranno un cambiamento destinato a ridefinire l’essenza stessa dell’uomo, dando un nuovo significato a parole come “essere umano”, “anima”, “vita” o “morte”.
Ecco perchè quando sento che per cavalcare la rivoluzione digitale serve insegnare ai nostri figli a programmare ho un moto di ribellione. Il futuro non lo dominerà chi saprà programmare ma piuttosto chi saprà pensare e capire come pensano le macchine, che magari si programmeranno da sole.
L'avvento della intelligenza artificiale nelle nostre vite, riporterà l'uomo a questioni fondamentali. Per capirle e governarne la portata non basteranno tecnici o ingegneri. Serviranno tecnici del pensiero, antropologi, filosofi.
L'economia, la medicina e la stessa ingegneria potranno essere sostituite da macchine pensanti. Ma la comprensione dell'essere umano e di come i fatti che lo riguardano si intreccino nella storia, avrà sempre bisogno dell'occhio collegato al cuore, alle passioni alla volontà.