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Red Witch
Un nuovo videotutorial di colorazione digitale è disponibile sul canale YouTube di Artedigitalia. L'illustrazione realizzata durante il vide
Un nuovo videotutorial per chi vuole iniziare a colorare digitalmente i propri disegni. Come fare? In questo articolo troverai un' anticipazione di quello che vedrai nel videotutorial e il link per poter scaricare gratuitamente la line art ad alta risoluzione del disegno utilizzato, per allenarti con la colorazione digitale.
Artedigitalia.it per gli appassionati di arte digitale!
Colorazione digitale di un disegno tradizionale (parte 1 di 2) Abbiamo realizzato un disegno a matita oppure a penna o magari a china o penn
Colorazione Digitale: vediamo insieme come fare in semplici passaggi.
ElfQuest, un fumetto, tante colorazioni
ElfQuest è uno dei fumetti indipendenti più famosi e più originali di tutti gli Stati Uniti. Una saga fantasy che da oltre quarantotto anni continua a incantare pubblico e critica, con l'ampio respiro della storia e il fascino delle sue illustrazioni. Merito della straordinaria abilità grafica della sua creatrice, Wendy Pini (nata Fletcher). Poliedrica artista inserita, fra gli altri, nella Will Eisner e nell'Harvey Award Hall of Fame. Un'artista versatile, che non ha paura di mettersi in gioco. Dopo anni trascorsi fra inchiostrazioni ricche di dettagli e laboriose colorazioni che alternano acrilico, acquerelli e pennarelli marker, nei primi anni 2000 Wendy Pini approda al digitale. Ed è subito idillio con Photoshop. La tavoletta grafica diventa il suo strumento di lavoro preferito. Soprattutto, le permette di realizzare il sogno di una vita; quello di "dipingere con la luce". Da diversi anni, l'artista sta portando avanti un progetto ambizioso; ricolorare in digitale la saga di ElfQuest. Dapprima per la DC Comics, licenziataria del titolo fino al 2007. Poi, nel 2012, per i tipi della Dark Horse. La nuova colorazione rinnova la magia di disegni e illustrazioni creati quasi cinquant'anni fa, ed esprime finalmente quella che era la visione originale dell'autrice di ElfQuest. E dopo i primi quattro libri della Original Quest, a Febbraio 2027 arriva "Siege At Blue Mountain", in due volumi. Successivamente, la Dark Horse ha già anticipato che sarà il turno di "Kings of the Broken Wheel", la terza serie di ElfQuest.
Nuovi colori e nuovo lettering; la "director's cut" di ElfQuest - Siege At Blue Mountain
La serie "Siege At Blue Mountain" (in italiano "Assedio alla Montagna Azzurra") è il secondo ciclo delle avventure di Cutter e dei suoi Wolfriders; gli elfi cavalcalupi protagonisti di ElfQuest. Gli otto episodi, pubblicati per la prima volta in bianco e nero dal 1986 al 1988, vedono Wendy Pini alle matite e Joe Staton all'inchiostrazione. Una collaborazione unica nella storia di ElfQuest. Successivamente, nel 1994, la storia è riproposta in due volumi, con i colori dello Studio Chelsea. Per la nuova edizione del 2026, Wendy Pini non si è limitata a recuperare i vecchi artwork in bianco e nero e colorarli al computer. Le tavole originali, infatti, erano già corredate di balloon e dialoghi. Il risultato era che molte vignette risultavano anche troppo dense di informazioni, penalizzando l'esperienza di lettura. Da qui la necessità di ripensare completamente l'impostazione e la cadenza dei dialoghi, l'impatto visivo delle sequenze, e solo per ultimo i colori.
La nuova colorazione è drammatica ed evocativa; nell'immagine, l'antro di Winnowill prende vita con i colori digitali di Wendy Pini In diversi post comparsi sui suoi profili Social, l'artista ha spiegato la procedura utilizzata per questo ambizioso progetto. In primo luogo, ha cancellato i dialoghi e i contorni dei balloon, per ricreare poi quelli che erano i contenuti "visuali"; ambienti, parti del corpo dei personaggi ecc. Ciascuna inquadratura è stata ripensata, valutata e, dove necessario, modificata. Giocando abilmente con gli spazi, ingrandendo e diminuendo le dimensioni delle vignette per far respirare la pagina, Wendy ha effettuato un vero e proprio restyling della sua opera artistica. Anche i dialoghi (con il lettering di Nate Piekos) sono stati rielaborati per renderli più organici, inserendoli in maniera armonica all'interno delle vignette. Il risultato è un'esperienza visiva del tutto nuova, anche per i lettori che conoscono già la serie.
Dall'acquerello al digitale; le colorazioni di ElfQuest
Non è del resto la prima volta che ElfQuest si esprime con la forza del colore. Anche se la serie nasce in bianco e nero, infatti, nei decenni successive edizioni a colori si sono alternate sugli scaffali di librerie e fumetterie, negli Stati Uniti e in tutto il mondo. La versione Starblaze, per esempio, è colorata ad acquarello. In diverse interviste, Wendy Pini ha raccontato della sua frustrazione nel cercare di dipingere su una carta per fotocopiatrici di scarsa qualità. I colori non aderivano bene alla pagina, e il processo di stampa lasciava sgradevoli residui più scuri. Nei volumi successivi, invece, fu possibile utilizzare carta per la stampa di qualità superiore. Nonostante i problemi tecnici, l'edizione Starblaze resta una delle più amate dal pubblico.
Le differenze fra la nuova colorazione digitale e la prima versione della sequenza con cui inizia ElfQuest Per la collezione "The Complete ElfQuest", invece, Wendy Pini sperimentò una colorazione più orientata all'animazione. I colori erano applicati su fogli di acetato trasparenti, sovrapposti poi alle illustrazioni in bianco e nero. Come nella tecnica del "cel shading" usato nei cartoni animati, le ombre erano suggerite da colori pieni e contrasti molto netti. Le nuove edizioni invece fanno pieno uso delle potenzialità di Photoshop per conferire tridimensionalità a volumi, tessuti e ambienti. Le ombreggiature sono minuziosamente curate, così come gli effetti di luce e le atmosfere di ciascuna vignetta, con un uso sapiente di aerografi, gradenti e textures digitali. Il risultato è una colorazione sensuale, raffinata e ricca di sfumature e nuances che amplificano le emozioni dei personaggi, immergendo completamente il lettore nel mondo fantastico creato da Wendy e il marito Richard nel 1978.
Life is punk
Provo un po' di effetti sketch e retini su procreate.
Qualche giorno fa finalmente ho trovato una persona per confrontarci su come il colore sia espressione di un gusto, di un determinato ambiente, società.
Vorrei farci un video per spiegarlo con esempi visivi, nel frattempo do qualche spunto qua sotto.
L'uso di determinati pigmenti è frutto delle possibilità tecniche, scientifiche e dei commerci di una data società. In base a quanto quel colore fosse facile o difficile da realizzare materialmente.
Oltre ai significati più disparati, simbolici o di associazione (la purezza dell'azzurro con il velo della Madonna).
Ad esempio per tradizione il colore femminile fosse l'azzurro, almeno fino a inizio '900.
Le spose non vestivano di bianco fino a metà '800.
Eppure se oggi diciamo, l'azzurro è un colore femminile e le spose dovrebbero vestire di altri colori, ci sembra strano.
Nonostante questo, se vediamo una principessa vestita di rosa ci sembra una principessa Disney, mentre se la vediamo di azzurro, ci sembra nel contesto.
Il contesto, l'ambiente di qualsiasi storia che sia disegnata, illustrata, filmata, già da sola con il colore ci racconta un'epoca.
Non valutare il colore dell'ambiente, ovvero i colori del materiali, degli oggetti, quelli dominano la scena e le loro combinazioni, rischiamo di perdere di coerenza narrativa. Rischiamo di non raccontare a colpo d'occhio un determinato periodo storico o ambiente geografico.
O viceversa l'immagine idealizzata di un'epoca.
Perché di tantissime epoche abbiamo un'immagine idealizzata, non realistica e nemmeno storicamente corrette.
Ad esempio: noi abbiamo una visione idealizzata delle sculture o dei templi antichi, bianchi, questo per molte ragioni lunghe da spiegare.
Invece erano colorate, in un modo che oggi definiremmo eccessivo e privo di estetica del colore.
Ci fa strano immaginare come fossero tutte colorate e lontane da quello che noi oggi intendiamo come armonia dei colori.
Assassin's Creed Odyssey è un esempio eclatante in questo aspetto, perché si avvicina alla realtà storica dei colori e rompe con secoli di tradizione per cui i templi antichi e le statue fossero bianche.
Qui si apre anche un'analisi molto importante: le ricostruzioni storiche dentro i videogiochi, sono fedeli o sono da buttare nel macero?
Perché in tanti le usiamo come riferimento per lavorare su albi e illustrazioni.
In generale, sono ottimi spunti ma non possono essere fedeli in termini storici, meno che mai gli Assassin's Creed. Sono la prima cosa da guardare e poi da dimenticare, perché per ragioni narrative apportano molte modifiche.
Ovvero, sono un ottimo esempio di come si fa il giusto compromesso tra narrazione e fedeltà storica per colori e ambienti.
Ma di tutto questo ne potrei parlare per ore e cercherò di approfondire diversi di questi aspetti sul mio canale youtube.
Mentre ho attivato la possibilità di seguire i miei workshop mensili su Patreon per la colorazione digitale e teoria del colore.
Il prossimo workshop sarà il 25 novembre ore 19:30.