stammi vicino e tienimi la mano

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stammi vicino e tienimi la mano
Guido piano e ho qualcosa dentro al cuore che mistero non so neanche dove andare e m’allontano anche se dovrei tornare.
ma c’e’ tanto sole e mi accorgo che ne ho bisogno come un fiore e ho bisogno di stancarmi e di camminare di sentire l’acqua il vento e di respirare
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Grandi cambiamenti - Estate 2024
Inizia oggi una nuova Estate, dopo una Primavera sonnacchiosa ecco che molti eventi si preparano a cambiare i ritmi consolidati della mia vita. Non saranno cose immediate, dovranno crescere piano piano in modo da non provocare traumi. Tra i pensieri di mare per i quali ci vorrà soltanto un mese per concretizzarli mi accorgo che posso intraprendere i passi per andare in pensione. Anche qui le congetture economiche consigliano di posticipare il mese di Agosto prima data disponibile aspettando l’inizio del prossimo anno per migliori coefficienti da sfruttare. Poi cosa sarà del mio vivere senza fare l’ingegnere non so, magari trovo posto a scuola dove gli insegnanti di matematica e fisica sono cercati con il lanternino, quella scuola che ha lasciato tanti ricordi belli e che probabilmente è molto cambiata in questi venti anni. C’è ancora che mia moglie insegnante, alla pensione ci arriverà tra cinque anni e una volta tutti e due esenti da obblighi lavorativi potremo pensare a dove passare gli ultimi anni, magari comprando una barca per veleggiare nel Mediterraneo se gli acciacchi non saranno troppi, o chissà, visitando il Giappone. C’è ancora un’ultima notizia, ancora riservata, ma tanto il mio blog è poco frequentato e pochi amici di tutti i giorni ne conoscono l’esistenza. La vita: quel regalo prezioso, ha i suoi cicli, sviluppato fin dove possibile quello di genitori, se il destino vuole, è possibile anche immaginare di diventare nonni, anche questo è un cambiamento che sconvolge i ritmi consueti e mostra un aspetto dell’esistenza solo idealizzato. All’equinozio ne sapremo molto di più, intanto i migliori e più sinceri auguri di una buona Estate!
Fabio Concato - L'Aggeggino
Non correre Pap
La Coppa d’Autunno, meglio nota come Barcolana, che si tiene ogni seconda domenica di Ottobre con il poco o molto vento che Dio concede al golfo di Trieste, è anche per me una tradizione. Sono abitudinario in modo patologico, spesso una cosa che riesce bene la prima volta cerco di farla diventare un rito del tutto personale. Con questo criterio trovo sempre e non scordo mai le chiavi di casa o dei veicoli che stanno sempre nelle solite tasche allo stesso modo. Quando lavoro indosso sempre una camicia con taschino per tenere il cellulare, così anche senza suoneria posso sentire la vibrazione e capire che mi stanno chiamando. Anche se qualcuno dice che non va tenuto sul cuore (non ci sono evidenze scientifiche al riguardo ma solo dicerie) è il posto migliore perché sia davvero utile, altrimenti lo dimentico. Del resto non lo uso solo come telefono, amo la tecnologia e ne approfitto per la sua capacità di essere agenda, blocco per appunti, strumento di consultazione di disegni e documenti di lavoro, ma anche libreria da leggere nei momenti di attesa negli uffici pubblici o nei momenti liberi… e naturalmente per ascoltare musica. È imminente la Barcolana dicevo, quest’anno come in alcuni dei precedenti ci arriverò su strada, per godere comunque del mare e di quella folla immensa di innamorati della vela, giusto il tempo della regata, con quella testardaggine che mi porta da molti anni a volerci essere anche con poco tempo a disposizione e con la fretta che deriva dalla necessità di dover lavorare fino all’ultimo. Una volta pronta la sacca e dedicati i saluti ai miei cari riceverò la solita raccomandazione: Papà non correre! A differenza della barca, in macchina non lo faccio mai, rispetto i limiti e approfitto della poca tecnologia del mio vecchio Toyota per innescare il Cruiser e tenere una velocità costante sotto i limiti di legge. Quando arriverà il momento comprerò un’auto nuova, di quelle che sanno stare entro le strisce e mantengono la distanza di sicurezza senza bisogno del pilota, almeno fino a che non inventeranno qualcosa che come un treno del tutto personale ti porti a destinazione senza bisogno di fare altro che rilassarsi e godere del panorama che scorre. Una volta a bordo della barca invece sarà diverso, con la consueta amichevole sfida profumata di adrenalina, con il vento cui succhiare quel decimo di nodo, provando a capire le sue bizzarrie e possibilmente godere delle raffiche che piegano la barca, dosando con parsimonia il carrello in modo da accelerare invece di sbandare rallentando. Ritroverò volti noti diventati amici, quest’anno in particolare lo skipper che lotta contro una difficile malattia, ma che con ostinazione, che posso capire perfettamente, vuole esserci ancora una volta, prima di affrontare una competizione molto più difficile e con in palio la posta più alta. Non so se questo sarà l’ultimo atto di mare sportivo della mia stagione, intanto ringrazio la vita di questa possibilità e aspetto con la dovuta pazienza il momento di partire per Trieste, con la gioia nel cuore e una canzone tra le labbra, ma… senza correre. Buon Vento!
Canzoni d'amore
Sono figlio di padre stonato, mi hanno spiegato esperti del settore che stonati non si nasce ma si diventa, io avevo preso la strada peggiore per emettere latrati pietosi. Alle scuole elementari la maestra mi aveva imposto di contribuire al coro, per il quale era obbligatoria la partecipazione, con l’ordine tassativo di usare la bocca seguendo la mimica del pesce rosso, ma senza emettere fonemi. Poi alle scuole medie un’insegnante di musica mi ha dato fiducia, e assieme a questa uno spartito ed un flauto dolce di ciliegio, infine sorridendo mi ha detto: prova! Così ho scoperto che l’orecchio seguiva bene le note e si è aperto il portone della musica praticata. Non sono mai diventato musicista, ho imparato a strimpellare la chitarra perché accordatura e suoni seguono leggi fisiche legati alla lunghezza delle corde e questa cosa mi ha affascinato, gli accordi poi sono un semplice calcolo di semitoni: una bellissima forma di matematica; il resto è esercizio. Per aspirare a mete più elevate ci vogliono cuore, talento e anche carattere, io mi sono accontentato di fare il menestrello perché la soddisfazione era già enorme. Dal momento in cui con un amico esperto ho speso tutti i risparmi per la mia prima chitarra, una classica Di Giorgio, che come si vede ancora mi accompagna, ho dedicato i momenti liberi a trarre note. La musica e le canzoni soprattutto sono diventate parte integrante della mia vita. Il chitarrista per diletto segue un doveroso destino, così ben raccontato dal violinista Jones di Spoon River, se sai suonare ti tocca farlo per gli amici che ti cercano. Per molto tempo quindi ho intrattenuto serate in riva al mare o sulle verande, avvolgendo di note amori che nascevano e nostalgie capaci di aprire il rubinetto umido dei rimpianti, sempre avvinto solo e soltanto alla mia chitarra, che nel frattempo, complici diploma prima e laurea poi, amici interessati avevano provveduto ad avvicendare con legni diversi. Oggi sono qui non tanto per raccontarvi questa epopea musicale, ma per un approfondimento sincero ed allo stesso tempo imbarazzante. Stante la mia abitudine alla musica nelle orecchie, ho la tara di aggiungere molto spesso ai miei commenti una canzone, delle parole con musica. A volte sono canzoni impegnate, altre, forse le più, sono canzoni leggere che parlano magari d’amore. Ci tenevo a precisare che non vogliono essere serenate o mascherati tentativi di seduzione, ma solo un involucro, se possibile piacevole, dove incartare pensieri. Con la musica migliora la trasmissione delle parole che fondano il testo del messaggio, lo insegna anche quella strana tendenza artistica dei nostri giorni che si chiama pubblicità, si crea un percorso più empatico alla comunicazione. Spero che questo non sia stato frainteso, altrimenti sono qui a porgere le mie scuse, credo sia possibile citare canzoni anche solo per il piacere di condividerle, senza che queste siano una proposta subliminale, credo ancora che sia possibile parlare delle cose della vita, compreso l’amore, senza che il tutto si trasformi in una “proposta indecente” ma sia viceversa un’occasione di arricchire le proprie visioni attraverso quelle degli altri. Oggi così sono dubbioso che questa mia abitudine melodica possa avere ingenerato equivoci e spero in una liberatoria da parte di chi mi legge con attenzione. Tanto per non cambiare anche per oggi ho scelto un sottofondo musicale, in questo caso è una canzone che amo molto di Concato. Non sono capace di dedicarmi una canzone, trovo la cosa un po’ troppo narcisistica, la dedico semmai ad una mia amica di sempre che mi ha insegnato l’amore, mi ha confortato nei momenti di malinconia ed ancora a distanza di tempo mi rimane fedele; nonostante qualche volta l’abbia trascurata, è sempre vicina e sempre disponibile al confronto: questa amica preziosa è la musica. Non siatene gelosi, è talmente splendida che può essere amica allo stesso modo di ciascuno e ad ognuno regalare momenti leggeri come un sogno di nuvole, come un amore corrisposto.
Concato, Feliciano - M'Innamoro davvero
Respect per Concato, per il drive infinito di questo pezzo e per RadioRock Roma che quando avevo vent'anni me la faceva sentire nelle mie notti insonni.