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16 febbraio: M'illumino di Meno
Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili #rai Edizione 2025 di M'illumino di Meno: lo spreco energetico nel settore del fast fashion #RiduciSprechiFashion #SostenibilitàNellaModa #ModaSostenibile #ConsumoConsapevole #SostenibilitàFashion #perfettamentechic
Il 16 febbraio è una data importante per l’Italia, poiché segna la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili. Questa iniziativa è stata istituita dal Parlamento italiano con la legge 34/2022, e rappresenta un’opportunità per riflettere sull’importanza del risparmio energetico e sulla sostenibilità. La Giornata Nazionale del Risparmio Energetico è conosciuta…
Quanto plastica finisce negli oceani ogni giorno? Un’emergenza ambientale globale
Numeri, cause e soluzioni per contrastare l’inquinamento marino
Numeri, cause e soluzioni per contrastare l’inquinamento marino Introduzione Ogni giorno, circa 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani ogni anno, equivalenti a più di 20.000 tonnellate al giorno. Questo fenomeno rappresenta una delle più gravi emergenze ambientali del nostro tempo, con effetti devastanti sulla vita marina, sugli ecosistemi e, indirettamente, sulla salute…
Il counseling nutrizionale: una strategia per essere più efficaci
Pubblichiamo oggi il contributo della dottoressa Biancamaria Saetta, Biologo Nutrzionista, sul counseling nutrizionale
Nelle società occidentali, i problemi di eccesso di peso e obesità sono in rapida crescita. Al contempo, aumentano anche i disturbi dell'alimentazione, come l'anoressia, che possono invece portare a stati pericolosi di sottopeso. Inoltre è sempre più in crescita la tendenza a intraprendere scelte alimentari inusuali, finalizzate a migliorare lo stato di salute (vegetarismo, veganismo...), ma non sempre basate su informazioni corrette e consapevoli.
A complicare ulteriormente la questione, si aggiunge il fatto che in Occidente esiste un vero e proprio food business che si adopera per produrre cibi sempre più sofisticati e appetibili, fortemente sponsorizzati dai mass media, con lo scopo di fidelizzare i consumatori e spingerli a mangiare in eccesso. Dall’altro lato c’è invece la diet industry che promette di riportare in forma rapidamente, facendo leva sul bisogno sociale di magrezza e di bellezza, anch’esso fortemente promosso dai mass media.
Inoltre, la grande quantità di informazioni reperibili un po’ ovunque può dare l’illusione della libertà di scelta. Qualche volta, però, troppe notizie confondono; spinte e pressioni in direzioni contrapposte generano caos e disorientamento. In queste condizioni, può accadere che un singolo pezzo del puzzle sia scambiato per l’intero quadro, con conseguenze anche gravi.
Nell’ambito dei problemi alimentari e di peso, solo raramente le difficoltà sono legate esclusivamente alla dieta; spesso la situazione è complicata da difficoltà personali, sociali e talvolta esistenziali dell’individuo. Inoltre, non raramente, il disagio è mantenuto e cronicizzato proprio dalle strategie intraprese per risolverlo.
Come si colloca il counseling nutrizionale in questo ambito? Il counseling è un processo relazionale tra counselor e cliente, ha l’obiettivo di fornire alle persone opportunità e sostegno per sviluppare le proprie risorse e promuovere il benessere. Il counselor aiuta il paziente a cercare soluzioni a specifici problemi, di natura non psicopatologica, a prendere decisioni, a gestire crisi, a far emergere risorse, a promuovere e sviluppare la consapevolezza personale e quindi a cambiare.
Il lavoro di counseling non ha mai come oggetto la psiche del cliente, ruolo che spetta ad altre figure professionali come psicologi e psichiatri, ma è basato essenzialmente sul colloquio finalizzato a promuovere un cambiamento. Il counselor non emette giudizi, non interpreta e non assume atteggiamenti di biasimo o consolatori. L’adozione di strategie impostate sul colloquio comporta un atteggiamento basato sull’empatia, cioè sull’immedesimazione con il cliente e l’adozione della sua prospettiva e del suo sentito. Attraverso l’empatia, il cliente vede nel counselor “l’altro sé” — quello più lucido e centrato — e, rispecchiandosi in esso, riesce a fare emergere le sue peculiari capacità e risorse.
Questa è la base su cui costruire, di volta in volta, interventi personalizzati che tengano conto dell’unicità del cliente e delle sue difficoltà, che siano rispettosi della sua natura e della sua capacità di autodeterminazione. Come dice Rogers, attraverso una relazione autentica e genuina, in cui due persone si confrontano e si accettano incondizionatamente, il counselor è in grado di accogliere empaticamente le difficoltà dell’altro e, se possibile, indirizzarle nel senso di un cambiamento.
Il ruolo del counseling nell’ambito delle problematiche nutrizionali è innanzitutto basato su un’informazione scientificamente corretta, scevra da condizionamenti di tipo economico. Con queste premesse, il counseling nutrizionale può diventare uno strumento di guida e di sostegno.
Gli obiettivi principali possono così essere schematizzati.
Acquisizione di abilità e conoscenze che migliorano il livello di consapevolezza delle scelte e dei comportamenti alimentari
Scelta informata e consapevole del proprio stile alimentare
Adesione a un’alimentazione e uno stile di vita più sani
Raggiungimento e mantenimento del proprio peso salutare
Prevenzione e supporto nelle patologie
Eventuale invio ad altre professionalità in caso di necessità (medico, psicologo...)
Tornando alla metafora del puzzle, possiamo dire che il nutrizionista, in questo caso, mettendo in bella mostra tutti i pezzi del puzzle e cercando di orientarli correttamente, aiuta la persona a comporre il miglior quadro possibile.
Un aspetto importante del counseling nutrizionale riguarda l'influenza delle emozioni sui comportamenti alimentari. Mangiare sconsideratamente e senza controllo, masticare rabbiosi, utilizzare il cibo come valvola di sfogo o fonte di gratificazione, può servire ad allentare alcuni stati emotivi. Ruolo del counseling in questi casi è aiutare il cliente a conoscere, esplorare e comprendere le proprie emozioni.
Attraverso un percorso di counseling nutrizionale può succedere che le persone raggiungano gradualmente il loro peso salutare, rivedendo obiettivi di peso irrealizzabili e modificando stabilmente alcune abitudini alimentari scorrette.
Dottoressa Biancamaria Saetta
Fonti:
R. Sabbadini — Manuale di Counseling — FrancoAngeli, 2009
P. Clarkson — Gestalt counseling — Sovera Edizioni, 1992
V. Zappia — Il cibo e la mente — Guida, 2011
R. Dalle Grave — Come vincere i disturbi dell'alimentazione — Positive Press, 2012
Salmone: alimento da scegliere o da scartare?
Pubblichiamo oggi il contributo del dottor Antonino La Monica, Biologo Nutrizionista, sul salmone
Acclamato da chef, riviste e soprattutto da professionisti della salute per le sue molteplici proprietà benefiche, il salmone è stato da qualche tempo messo in discussione da figure autorevoli nel settore della nutrizione.
Il salmone possiede diverse note interessanti, dovute principalmente al suo ricco contenuto di omega-3 e di grassi polinsaturi dai noti effetti benefici sulla salute. Molti studi scientifici hanno infatti dimostrato che questo tipo di grassi contenuti nel salmone e in altri alimenti (pesce azzurro, crostacei, tofu, mandorle, noci e semi di lino) esercitano un'azione protettiva. In particolare:
riduzione dei livelli del colesterolo totale1;
prevenzione del rischio cardiovascolare2;
prevenzione di patologie celebrali, visive e depressive3;
prevenzione di patologie correlate a un meccanismo infiammatorio cronico4.
In generale si raccomanda di consumare pesce ricco di omega-3 due volte alla settimana, per ottenere vantaggi positivi per la salute. Da questo punto di vista il salmone è tra le prime fonti consigliate. Infatti nel salmone è contenuta una buona quantità di omega-3 (1,8g/100g5 nel salmone dell'Atlantico) rispetto al pari peso di altri alimenti; se però prendiamo come paragone del pesce azzurro, come ad esempio la sardina o lo sgombro, la differenza in quantità non è molto accentuata (1,4g/100g nella sardina del Pacifico e 1,0/100g nello sgombro dell'Atlantico).
In ambito ostetrico e pediatrico4 gli omega-3 contenuti nel pesce — in particolare l'acido docosaesanoico o DHA — sembrano influenzare positivamente la durata della gravidanza in donne a rischio di parto pre-termine e la crescita fetale e neonatale con notevoli ripercussioni sullo sviluppo neurologico e visivo del bambino. Bisogna però fare attenzione a quali fonti di omega-3 consigliare. In particolare, in gravidanza bisognerebbe astenersi dal consumo di salmone crudo o affumicato. Questo a causa della possibile presenza di batteri come la Listeria monocytogenes (causa della listeriosi, particolarmente pericolosa per donne in gravidanza) o del parassita Anisakis simplex (che provoca una grave infezione detta anisakiasi).
Di recente inoltre è stata posta attenzione sul salmone di allevamento intensivo. È stato visto che questi allevamenti sono nocivi per l'ambiente e possibilmente rischiosi anche per la nostra salute. Uno studio6 ha esaminato la differenza di concentrazione di contaminanti (organochlorine) tra salmoni selvaggi e allevati. Il risultato è che i livelli erano molto più alti nei salmoni allevati, soprattutto europei. Un altro studio7 ha invece esaminato tutti i possibili contaminanti presenti nei salmoni, trovando che questi erano considerevolmente più alti in quelli europei allevati e che i rischi sulla salute sono presenti anche se questo non veniva consumato spesso. Considerato ciò, i medici norvegesi sconsigliano alle donne in gravidanza e allattamento di consumare salmone proveniente da allevamenti intensivi a causa della possibile elevata presenza di tossine. Inoltre gli allevamenti intensivi producono grosse quantità di rifiuti8 chimici e biologici, che si depositano nei fondali e inquinano quindi l'acqua dove i pesci crescono e si nutrono.
In conclusione, le tanto pubblicizzate proprietà salutari del salmone, dovute ai nutrienti in questo contenuti, sono da attribuire al solo salmone selvatico, che purtroppo sta andando via via scomparendo9 a causa dell'aumento degli allevamenti intensivi. Andrebbero pertanto consigliate anche altre fonti di omega-3, come ad esempio le sardine o gli sgombri provenienti dai nostri mari, le noci, l’olio di lino o i semi di lino.
Dottor Antonino La Monica
Dietetica e Nutrizione
Per approfondimenti:
Marqués M, et al. — Omega-3 fatty acids inclusion as part of an energy restricted diet to improve the effect on blood lipids — Med Clin (Barc). 2008 Jan 19;130(1):10-2
Marangoni F, Poli A — Omega 3 e salute cardiovascolare
Acidi grassi Omega-3: dove trovarli? — EUFIC
Alvino G, Cetin I — Ruolo degli acidi grassi omega-3 LC-PUFA in gravidanza e nell’allattamento — Ginecologo. Rivista di Ostetricia e Ginecologia Vol. 3, No. 1, marzo 2008
National Nutrient Database for Standard Reference — USDA
Farm Salmon Literature
Foran JA, et al. — Risk-based consumption advice for farmed Atlantic and wild Pacific salmon contaminated with dioxins and dioxin-like compounds — Environ Health Perspect. 2005 May;113(5):552-6
Waste contamination from salmon farms
Ford JS, Myers RA — A global assessment of salmon aquaculture impacts on wild salmonids — PLoS Biol. 2008 Feb;6(2):e33. doi: 10.1371/journal.pbio.0060033
Etichette e allergie alimentari
Pubblichiamo oggi il contributo della dottoressa Manuela Fè, Biologo Nutrizionista, sulla nuova etichettatura degli alimenti
L’allergia alimentare è una reazione immunologica avversa al cibo. La necessità di escludere particolari alimenti dalla dieta genera spesso ansia e incertezza nel consumatore allergico o nei suoi famigliari, soprattutto per le scarse indicazioni che si ricavano dalle etichette o per la mancanza totale di informazioni riguardo ai prodotti non confezionati.
L’ingestione di allergeni alimentari nascosti costituisce un pericolo con cui deve confrontarsi il paziente allergico; la lettura delle etichette, ad oggi, benché essenziale, si è dimostrata ancora non ottimale per proteggerlo. Il fenomeno degli allergeni occulti è legato soprattutto alla presenza di contaminazioni in un alimento apparentemente non collegate al cibo verso cui si è allergici, per esempio nei dolci con gelatina di pesce. Inoltre, esiste anche il rischio di contaminazione nelle filiere produttive che, nel confezionamento e nella distribuzione dei cibi, rischia di far venire a contatto il consumatore con allergeni apparentemente estranei all’alimento stesso.
Recentemente la legislazione europea in materia di etichettature dei prodotti alimentari è cambiata, proprio nell’ottica di tutelare la sicurezza nutrizionale del consumatore allergico e risolvere almeno in parte questi problemi. Il miglior modo per affrontare il problema è una legislazione sulle etichettature che permetta di conoscere l’esatta composizione degli ingredienti, anche quelli minori. Il parlamento europeo ha risposto a queste esigenze e ha sancito un nuovo regolamento in materia di etichettature — il decreto UE 1169/2011 che entra in vigore dal 13/12/2014 — e stabilisce l’obbligo di evidenziare nelle etichette la lista completa degli ingredienti (anche quelli minori) e degli allergeni presenti, introducendo anche requisiti minimi di visibilità, dimensione e carattere, per rendere chiara la lettura.
Il nuovo regolamento si applica a tutti gli operatori del settore alimentare, in tutte le fasi della catena, prevede che l’etichetta dia informazioni chiare sull’elenco degli ingredienti, ma anche sulle sostanze che provocano allergie e intolleranze: si dovranno quindi fornire informazioni sugli allergeni anche di alimenti venduti sfusi, nei ristoranti, nei banchi e chioschi gastronomici, per il cibo d'asporto, eccetera.
Oltre 120 alimenti sono stati descritti come responsabili di allergie alimentari, ma è solo un numero ristretto di alimenti a causare la maggior parte delle allergie, soprattutto frutta, legumi, pomodori, frutta a guscio, latte, uova, pesce, crostacei, soia, cereali con glutine. Quindi, anche se molti alimenti possono innescare la reazione allergica, solo 14 sostanze necessitano dell’etichettatura obbligatoria come allergeni secondo le normative europee (ne trovate l’elenco a fine articolo). Queste 14 sostanze rappresentano le cause più comuni e più gravi di ipersensibilità alimentare in Europa.
Il fondamento scientifico per la selezione di questi allergeni è stato fornito dal gruppo scientifico sui prodotti dietetici, la nutrizione e le allergie (NDA) dell’EFSA.
Possono essere esonerati dall’obbligo di etichettatura quei prodotti derivati da alimenti allergenici, ma che a seguito delle trasformazioni subite, secondo il parere dell’EFSA, abbiano perso il loro potere allergizzante, o perché l’allergene viene allontanato dal processo di lavorazione o perché la trasformazione lo rende innocuo. Ad esempio gli oli altamente raffinati, anche se provenienti da fonti allergiche, come soia e arachide, non rappresentano un rischio per la maggior parte dei soggetti allergici, poiché le proteine, responsabili della reazione allergica, sono allontanate quasi completamente dal prodotto finito. Lo stesso vale per le proteine altamente idrolizzate del latte o di altri cibi.
Questa formulazione dettagliata consente al consumatore di prevenire gli effetti avversi delle principali allergie alimentari riguardo agli ingredienti aggiunti intenzionalmente, ed è un grande aiuto per chi ne soffre. Resta però aperto il problema della presenza inaspettata di un allergene dovuta a contaminazione, ad esempio nella filiera produttiva per la lavorazione in uno stabilimento dove sono presenti anche altri alimenti. Mi riferisco, per chiarezza, alla dicitura precauzionale prodotto in stabilimento che utilizza uova/soia/arachidi… in questi casi viene segnalata la possibilità di una contaminazione dalla ditta produttrice, ma ciò non costituisce una reale informazione sul pericolo di assumere quel determinato alimento da parte di soggetti allergici, pone solo un dubbio, senza dare indicazioni chiare e lascia molte volte confuso il consumatore.
Questo problema nasce dal fatto che c’è una totale mancanza di consenso sulla dose soglia di allergene alimentare necessaria allo scatenamento della reazione, poiché esiste una grande variabilità tra cibo e cibo e tra soggetto e soggetto, che rende impossibile stabilire attualmente, a livello generale, una soglia di sicurezza sotto la quale non si manifesteranno i sintomi allergici. Anzi, si è visto in soggetti particolarmente sensibili che sintomi anche gravi si sono verificati anche solo per contatto o inalazione dell’allergene.
L’EFSA (European Food Safety Authority) e altri organizzazioni scientifiche (ILSI Europe) stanno valutando i dati riportati in letteratura per arrivare proprio a proporre soluzioni in merito alla dose minima o livello soglia in grado di scatenare una reazione allergica, questi dati renderebbero molto più chiare le informazioni che arrivano al consumatore.
Elenco degli ingredienti allergenici (e relativi prodotti) che devono essere segnalati in etichetta
cereali contenenti glutine
crostacei
uova
pesce
arachidi
semi di soia
latte (incluso il lattosio)
frutta a guscio
sedano
senape
semi di sesamo
diossido di zolfo e solfiti a concentrazioni maggiori di 10 mg/kg o 10 mg/l riportati come SO2
lupino
molluschi
Dottoressa Manuela Fè
Fonti:
Ministero Della Salute — Allergia Alimentare e sicurezza del consumatore: documento di indirizzo e stato dell’arte
Europa, sintesi della legislazione dell’UE — Etichettatura dei prodotti alimentari
EUFIC (European Food International Council) — Allergie Alimentari
Dal 3 al 5 ottobre, presso il polo espositivo Umbriafiere di Bastia Umbra (PG), la prima edizione in centro Italia della Fiera, mostra mercato delle eccellenze produttive italiane "green". Approda in centro Italia Fa' la cosa giusta! il più importante evento espositivo e culturale dedicato al consumo consapevole.
Fa' la cosa giusta: innovazione e sostenibilità si danno appuntamento in Umbria
Post-it — Avanzi popolo
Penso in cucina… perché da sempre intorno a questo tavolo si articola la nostra vita domestica, dalle colazioni assonnate al caffè con l’amica del cuore tra parole fitte di consigli e liberatorie confessioni, dai pranzi veloci nelle giornate di lavoro ai compiti dei bambini, alle camomille per le insonnie e i pensieri notturni. Rifletto sull’opportunità di continuare a parlare di dosi, ricette e tempi di cottura con apparente serenità e leggerezza mentre il mondo intorno vive momenti di grande e innegabile sconvolgimento economico, sociale e ambientale. Vedo però le mie mani muoversi nelle operazioni quotidiane con la sicurezza dei gesti istintivi, riscoprendo ancora una volta quanto, anche in semplici ma non scontate azioni, possano nascondersi delle risposte e delle possibili soluzioni a problemi più grandi.
La scrittrice, in questo pratico manuale di ricette, mette in luce la necessità, in questi tempi, di conservare, riutilizzare e trasformare gli avanzi di cucina nonché di rispettare ogni bene con «dignitoso senso dell’economia». Il gioco parte dalla spesa, dove si pongono le basi per uno stile alimentare di qualità, senza sprechi e senza inganni, specie se ci lasciamo ingannare dai prodotti dell’industria alimentare fatta di cibi elaborati, precotti e confezioni colorate, per di più a breve scadenza e senza possibilità di recupero.
Per approfondimenti:
L. Nucciotti — Avanzi popolo — Nuovi Equilibri, 2009