
#dc comics#dc#batman#bruce wayne#tim drake#batfamily#batfam#dc fanart#dick grayson




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Saudade
Non è una poesia quella che voglio narrarti Non so nemmeno se valga la pena cercare di descriverti: Il Mare Il Mare È qui che vengo a stare così da poterlo vedere continuo ad invecchiare senza riuscire a comprenderlo: Il Mare Il Mare (Pedro Ayres Magalhães)
C’è un posto in cima al molo dove vado spesso a lavare i pensieri, proprio accanto a quel piccolo fanale cui hanno cambiato colore, diversamente da come appare nella foto che corrisponde alla mia memoria: adesso è giallo, non è più guardiano dell’ingresso, è libero dal dovere di custodire l’abbraccio a sinistra del porto ai marinai, che devono viceversa superare la diga foranea a protezione dei venti del Nord. Rimane in attesa, certo non sa nemmeno lui di cosa, rimane comunque un punto di appoggio per chi salpa, prima del grande orizzonte, per me, e per tanti che lo hanno salutato nelle ore tra il tramonto e l’alba, con la sua luce rossa e quel sentiero di cemento e massi che finisce tra i flutti: trampolino ideale per affidare i pensieri all’infinito liquido, all'Elemento. Torno ancora una volta ad appendergli la bilancia della mia vita, con quel sapore di nostalgia e di preziosi ricordi; in questi giorni nei quali ho interrotto il cammino sulla Via della Spada, sono ancora qui a raccontargli e raccontarmi; incapace di comprendere appieno l’orma dei miei passi e quella degli eventi circostanti: i sorrisi giovani rubati dal mare, le spirali di gioia che si chiudono come dentro la nebbia che nemmeno i marosi possono sciacquare via. In questo piccolo rifugio riecheggia una melodia che mi accompagna, con parole tanto vicine al cuore da poter essere anche le mie; le trattengo per un attimo allora, il tempo infinito ed istantaneo di fermare il procedere della vita, prima di girare la schiena al pelago e tornare a passo a passo verso la terraferma che ferma davvero non è mai.
Adeus
Non è una poesia quella che voglio narrarti Non so nemmeno se valga la pena cercare di descriverti: Il Mare Il Mare È qui che vengo a stare così da poterlo vedere continuo ad invecchiare senza riuscire a comprenderlo: Il Mare Il Mare (Pedro Ayres Magalhães)
C’è un posto in cima al molo dove vado spesso a lavare i pensieri, proprio accanto a quel piccolo fanale cui hanno cambiato colore, diversamente da come appare nella foto che corrisponde alla mia memoria: adesso è giallo, non è più guardiano dell’ingresso, è libero dal dovere di custodire l’abbraccio a sinistra del porto ai marinai, che devono viceversa superare la diga foranea a protezione dei venti del Nord. Rimane in attesa, certo non sa nemmeno lui di cosa, rimane comunque un punto di appoggio per chi salpa, prima del grande orizzonte, per me, e per tanti che lo hanno salutato nelle ore tra il tramonto e l’alba, con la sua luce rossa e quel sentiero di cemento e massi che finisce tra i flutti: trampolino ideale per affidare i pensieri all’infinito liquido, all'Elemento. Torno ancora una volta ad appendergli la bilancia della mia vita, con quel sapore di nostalgia e di preziosi ricordi; in questi giorni nei quali ho interrotto il cammino sulla Via della Spada, sono ancora qui a raccontargli e raccontarmi; incapace di comprendere appieno l’orma dei miei passi e quella degli eventi circostanti: i sorrisi giovani rubati dal mare, le spirali di gioia che si chiudono come dentro la nebbia che nemmeno i marosi possono sciacquare via. In questo piccolo rifugio riecheggia una melodia che mi accompagna, con parole tanto vicine al cuore da poter essere anche le mie; le trattengo per un attimo allora, il tempo infinito ed istantaneo di fermare il procedere della vita, prima di girare la schiena al pelago e tornare a passo a passo verso la terraferma che ferma davvero non è mai.
Adeus
Fiori di Pasqua 4
Nella sequela quotidiana tra ergasterio e magione notavo come la forza della Primavera sia di potenza insospettabile. Ecco che anche nella più piccola cavillatura di quel mondo artificiale che costruiamo la Natura sa mettere un seme donandogli poi acqua e luce fino a farlo germogliare, perfino nel conglomerato bituminoso che è quanto di meno simile al humus del bosco io riesca ad immaginare. La musica di oggi è dunque un fiore nato tra l’asfalto.
Suerte!
La grande nevicata del 2012
Nient’altro che del bianco a cui badare Arthur Rimbaud
Inizia una settimana diversa, il mulinello di bassa pressione non smette di dispensare coriandoli bianchi sulla Romagna e tutto il lavoro rallenta, rattrappito dalla morsa di ghiaccio. Una nevicata che passerà alla storia: i paesi dell’entroterra sono passati dalla misurazione in centimetri a quella per metri, o frazioni immediate. Alcuni amici mi raccontano che perfino i cingolati faticano a guadagnare la strada del loro cocuzzolo dove corrente elettrica e forniture essenziali si interrompono con frequenza, dove non è riuscita ad arrivare la Protezione Civile c’è riuscito il CAI. Sulla costa fortunatamente non è così, il mare che io amo tanto ricambia questo affetto proteggendo con il suo ultimo scudo tiepido, così da concedere una situazione più vivibile pur nel disagio. È Inverno: puntuale nei giorni della merla alla faccia del cambiamento climatico, è il banco di prova della nostra volontà e della capacità di adattarci alla severa lezione del gelo. Uno splendido momento per dimostrare dal vivo quello che altrimenti è la teoria predicata in palestra limitatamente all’uso della spada. Nuovi e più delicati equilibri si richiedono al passo ed alla postura, la solidità del terreno lascia posto al ghiaccio, incita la sensibilità personale, regala nuove movenze. Il freddo insegna a respirare correttamente, soprattutto quando le narici si espongono a Grecale e il nevischio turbinante impone la corretta necessità di impiegare il diaframma. Sento l’Inverno così: un esame da superare con caparbietà, possibilmente con il sorriso; arrivando davanti al portone del mio ufficio questa mattina un gruppo di bambini era intento ad accumulare neve per realizzarne un pupazzo, ho pensato che modo migliore di dimostrare uno spirito samurai non esistesse, partecipando con gioia a questo Kangeiko che ha prodotto un risultato nobilissimo: un tributo di gratitudine verso questa stagione dura, come la insegnavano i racconti dei nonni, che da forma ai nostri limiti e stimolo a superarli. Si riacquista il piacere del tepore domestico come un abbraccio amico dopo la scarpinata nella tormenta per ritornare a casa, il sapore di una zuppa calda che ridona energia, e la luce… la luce che resta a confortare dal canto lugubre del Furiano e che permette la lettura di una favola come di quelle di una volta durante i trebbi, quando il lieto fine si chiama semplicemente Primavera. Gambatté
Franco Califano - La grande nevicata del '56
Nient’altro che del bianco a cui badare Arthur Rimbaud
Inizia una settimana diversa, il mulinello di bassa pressione non smette di dispensare coriandoli bianchi sulla Romagna e tutto il lavoro rallenta, rattrappito dalla morsa di ghiaccio. Una nevicata che passerà alla storia: i paesi dell’entroterra sono passati dalla misurazione in centimetri a quella per metri, o frazioni immediate. Alcuni amici mi raccontano che perfino i cingolati faticano a guadagnare la strada del loro cocuzzolo dove corrente elettrica e forniture essenziali si interrompono con frequenza, dove non è riuscita ad arrivare la Protezione Civile c’è riuscito il CAI. Sulla costa fortunatamente non è così, il mare che io amo tanto ricambia questo affetto proteggendo con il suo ultimo scudo tiepido, così da concedere una situazione più vivibile pur nel disagio. È Inverno: puntuale nei giorni della merla alla faccia del cambiamento climatico, è il banco di prova della nostra volontà e della capacità di adattarci alla severa lezione del gelo. Uno splendido momento per dimostrare dal vivo quello che altrimenti è la teoria predicata in palestra limitatamente all’uso della spada. Nuovi e più delicati equilibri si richiedono al passo ed alla postura, la solidità del terreno lascia posto al ghiaccio, incita la sensibilità personale, regala nuove movenze. Il freddo insegna a respirare correttamente, soprattutto quando le narici si espongono a Grecale e il nevischio turbinante impone la corretta necessità di impiegare il diaframma. Sento l’Inverno così: un esame da superare con caparbietà, possibilmente con il sorriso; arrivando davanti al portone del mio ufficio questa mattina un gruppo di bambini era intento ad accumulare neve per realizzarne un pupazzo, ho pensato che modo migliore di dimostrare uno spirito samurai non esistesse, partecipando con gioia a questo Kangeiko che ha prodotto un risultato nobilissimo: un tributo di gratitudine verso questa stagione dura, come la insegnavano i racconti dei nonni, che da forma ai nostri limiti e stimolo a superarli. Si riacquista il piacere del tepore domestico come un abbraccio amico dopo la scarpinata nella tormenta per ritornare a casa, il sapore di una zuppa calda che ridona energia, e la luce… la luce che resta a confortare dal canto lugubre del Furiano e che permette la lettura di una favola come di quelle di una volta durante i trebbi, quando il lieto fine si chiama semplicemente Primavera. Gambatté
Franco Califano - La grande nevicata del '56
Tributo a Settembre
Hanno detto: “Da ogni parte c'è la luce di Dio”. Ma gridano gli uomini tutti: “Dov'è quella luce?” L'ignaro guarda da ogni parte, a destra, a sinistra; ma dice una Voce: “Guarda soltanto, senza destra e sinistra!” (Gialal ad Din Rumi)
Settembre mi ha regalato una sensazione bellissima: come una malia. Sarà anche la soglia dell’Autunno, ma conserva ancora tutti i riverberi dell’Estate che quest’anno non vuole passare, ascoltavo una canzone che parla delle prime foglie cadute, oggi che è un giorno ancora caldo di sole, eppure le castagne cadono ed i rami degli alberi si ingialliscono, però si capisce che sono ancora poco propensi a spogliarsi del tutto, non hanno fretta. Un lungo, morbido Settembre che vorrei ricordare negli anni che verranno per la sua dolcezza e la sua indolenza, che vorrei fortemente potesse essere il paradigma del mio stile di vita. È per questo motivo che lo ripongo qui, in questo cassetto personale che ospita pensieri e ricordi che ogni tanto torno a rileggere. C’è molta luce oggi, se avessi un mimimo di talento fotografico ne coglierei lo stimolo, la provocazione, come quando viceversa soffia lo Scirocco che mia invita ad aprire le vele e che sento mormorare sulle orecchie: un richiamo ancestrale. Con questa luce bellissima tutto sembra più chiaro, vedere appare più facile ed anche i particolari minuti delle cose si rivelano nella loro meraviglia fatta di splendente semplicità: come una castagna che si incastra nei rami e non compie ancora il suo viaggio fino in fondo, indugiando ancora un poco. Ecco, queste righe non sono niente di più di un grazie a questo mese che si conclude, ma che ancora accompagna ed accompagnerà, come un amico prezioso.
Hanno detto: “Da ogni parte c'è la luce di Dio”. Ma gridano gli uomini tutti: “Dov'è quella luce?” L'ignaro guarda da ogni parte, a destra, a sinistra; ma dice una Voce: “Guarda soltanto, senza destra e sinistra!” (Gialal ad Din Rumi)
Settembre mi ha regalato una sensazione bellissima: come una malia. Sarà anche la soglia dell’Autunno, ma conserva ancora tutti i riverberi dell’Estate che quest’anno non vuole passare, ascoltavo una canzone che parla delle prime foglie cadute, oggi che è un giorno ancora caldo di sole, eppure le castagne cadono ed i rami degli alberi si ingialliscono, però si capisce che sono ancora poco propensi a spogliarsi del tutto, non hanno fretta. Un lungo, morbido Settembre che vorrei ricordare negli anni che verranno per la sua dolcezza e la sua indolenza, che vorrei fortemente potesse essere il paradigma del mio stile di vita. È per questo motivo che lo ripongo qui, in questo cassetto personale che ospita pensieri e ricordi che ogni tanto torno a rileggere. C’è molta luce oggi, se avessi un mimimo di talento fotografico ne coglierei lo stimolo, la provocazione, come quando viceversa soffia lo Scirocco che mia invita ad aprire le vele e che sento mormorare sulle orecchie: un richiamo ancestrale. Con questa luce bellissima tutto sembra più chiaro, vedere appare più facile ed anche i particolari minuti delle cose si rivelano nella loro meraviglia fatta di splendente semplicità: come una castagna che si incastra nei rami e non compie ancora il suo viaggio fino in fondo, indugiando ancora un poco. Ecco, queste righe non sono niente di più di un grazie a questo mese che si conclude, ma che ancora accompagna ed accompagnerà, come un amico prezioso.
Io Canto
Ci sono circa 1.200 passi tra casa mia e l’ufficio, inutile essere più precisi, le falcate non sono tutte uguali, a volte certi pertugi sono occupati e bisogna trovare un percorso alternativo. Da ingegnere apprezzo le approssimazioni, troppo rigore mi farebbe del male e il “circa” è un enorme sacco, mai troppo pieno, dove riporre l’imprevista meraviglia. Camminavo così anche questa mattina, canticchiando, spero non troppo forte, di solito lascio il repertorio lirico quando giro in motorino su strade extraurbane, coperto dal brontolare rauco del 4 tempi e dalla convinzione di non spaventare troppo i cani del vicinato, solo lì mi concedo ad acuti di petto. Un’anziana signora sorride al mio blaterare in musica e con la confidenza che deriva dall’età mi rivolge la parola per dirmi che ormai è raro sentire cantare qualcuno che passa. Avevo cognizione di essere una specie in via d’estinzione per mille svariati motivi, ma questo mancava al mio ruolino, così mi chiedo come mai sia diventata eccezione una cosa tanto naturale come quella di esprimere serenità nel modo più diretto possibile, con il respiro vitale che diventa melodia. Ecco: io canto, considerato il sorriso della nonnina rimasto negli occhi lo faccio senza recare troppo disturbo, peccato invece che porti meraviglia invece di essere norma. Vorrei fare un invito a chi legge, quando passeggiate per strada, con il giusto tono di volume, lasciate per le strade una canzone, un fiore solitario non modifica il paesaggio, ma se piano piano diventasse una moda popolare, allora sarebbe possibile costruire un giardino fatto di note.
All'improvviso: Settembre
Vedo che salgo a rubare il sole per non aver più notti, perché non cada in reti di tramonti, l'ho chiuso nei miei occhi, e chi avrà freddo lungo il mio sguardo si dovrà scaldare Un Ottico - De Andrè
Succede… atteso con impazienza eppure improvviso, succede che il caldo martellante dell’estate di Agosto si arrenda e le prime piogge rompano con fragore di tuono il muro dell’anticlone portando le premesse dell’Autunno, solo le premesse sì, ma assieme a queste la voglia di cambiare colori. Per molte persone, leggo che è non solo per me, si tratta un nuovo inizio, il torpore estivo si scuote ed i ricordi languidi dei viaggi e delle vacanze lasciano il posto a quelli nuovi a venire delle cose consuete, eppure paradossalmente speciali. Il lavoro ritrova il suo vigore e i suoi molti problemi da risolvere, possibilmente bene e magari in fretta. La vela mi riserva le ultime puntate agonistiche, prima che la magia di Trieste concluda quella che è la mia stagione di mare. La via della Spada si riapre al cammino, con i muscoli pronti a riscoprire la fatica, con la voglia di rimettere in gioco le conoscenze deboli da fortificare, in uno sforzo non dissimile da quello dei passi serali dove il ritmo conta più della direzione seguita: è Settembre. Tornando a casa sulla solita strada e nelle stesse scarpe vengo sorpreso dal consueto, dai panorami che sui tamburi dei calcagni si dipanano lenti e sembrano non cambiare mai. Ieri invece, dopo un giorno di pioggia, in un cielo pulito, graffiato dalle ultime nuvole pigre, ritrovo il tramonto, in quelle ore che prima erano ancora del giorno, il declinare estivo mi regala tavolozze di colori sui muri familiari e sulle strade che sento come mie. In una cosa tanto prevedibile, tanto preannunciata, incontro l’incanto di questo perpetuarsi: questo normalissimo tramonto su scenari per niente straordinari mi commuove, facendomi sentire parte di questo piccolo mondo, così da regalarmi il sorriso al termine di un giorno faticoso. Cosa ci fa la felicità dentro ad un tramonto di questa stagione?
Paola Turci - Adoro i tramonti di questa stagione
Vedo che salgo a rubare il sole per non aver più notti, perché non cada in reti di tramonti, l'ho chiuso nei miei occhi, e chi avrà freddo lungo il mio sguardo si dovrà scaldare Un Ottico - De Andrè
Succede… atteso con impazienza eppure improvviso, succede che il caldo martellante dell’estate di Agosto si arrenda e le prime piogge rompano con fragore di tuono il muro dell’anticlone portando le premesse dell’Autunno, solo le premesse sì, ma assieme a queste la voglia di cambiare colori. Per molte persone, leggo che è non solo per me, si tratta un nuovo inizio, il torpore estivo si scuote ed i ricordi languidi dei viaggi e delle vacanze lasciano il posto a quelli nuovi a venire delle cose consuete, eppure paradossalmente speciali. Il lavoro ritrova il suo vigore e i suoi molti problemi da risolvere, possibilmente bene e magari in fretta. La vela mi riserva le ultime puntate agonistiche, prima che la magia di Trieste concluda quella che è la mia stagione di mare. La via della Spada si riapre al cammino, con i muscoli pronti a riscoprire la fatica, con la voglia di rimettere in gioco le conoscenze deboli da fortificare, in uno sforzo non dissimile da quello dei passi serali dove il ritmo conta più della direzione seguita: è Settembre. Tornando a casa sulla solita strada e nelle stesse scarpe vengo sorpreso dal consueto, dai panorami che sui tamburi dei calcagni si dipanano lenti e sembrano non cambiare mai. Ieri invece, dopo un giorno di pioggia, in un cielo pulito, graffiato dalle ultime nuvole pigre, ritrovo il tramonto, in quelle ore che prima erano ancora del giorno, il declinare estivo mi regala tavolozze di colori sui muri familiari e sulle strade che sento come mie. In una cosa tanto prevedibile, tanto preannunciata, incontro l’incanto di questo perpetuarsi: questo normalissimo tramonto su scenari per niente straordinari mi commuove, facendomi sentire parte di questo piccolo mondo, così da regalarmi il sorriso al termine di un giorno faticoso. Cosa ci fa la felicità dentro ad un tramonto di questa stagione?
Paola Turci - Adoro i tramonti di questa stagione
Camminando con te
Ci pensavo forte ieri sera, quando mi hai visto uscire per la solita passeggiata, quella per raggiungere il minimo dei passi da fare ogni giorno, con un sorriso mi hai detto: vengo con te. Così siamo usciti in faccia a quel tramonto di fuoco, con nuvole nere prodromo di una pioggia pronta a venire, ed il vento nervoso per l'attesa dell'acqua che con impazienza scuoteva le foglie. Riflettevo sul fatto che era un anniversario, come una pagina che conclude un capitolo per iniziare subito il prossimo: l’anniversario di quel giorno, altrettanto minacciato di pioggia, nel quale con un sorriso d’oro m’hai detto sì, davanti a una folla numerosa. Hai ragione certo, le date sono io quello che le tiene a mente, sono fatte di numeri e quindi toccano a me, so anche che prima o poi mi chiederai quanti sono gli anni che ci vedono sposati ed ancora di più quelli da quando stiamo assieme; poi ancora ti meraviglierai dicendo che è un numero grosso, come se di questi numeri ne esistesse qualcuno davvero piccolo. Intanto mentre passeggiamo andando a vedere le nuove case costruite vicino ci teniamo per mano, un gesto così bello e così naturale: una mano grossa e ruvida che avvolge la tua più piccola, perché non senta freddo. In fondo volersi bene tutta una vita è sapersi tenere per mano, in modo che quando il ritmo dei passi è diverso l’altro lo senta subito e possa adeguarsi, in un contatto fatto di pelle e di voglia di guardare assieme cosa ci aspetta dietro l’angolo. Bhe io lo so che tu non vieni qui a leggere queste parole, che forse avrei dovuto dirtele direttamente, prometto che lo farò; avevo questo desiderio di dirti sì ancora una volta, ancora di fronte agli amici che magari sorridono e pensano che anche per loro amarsi tutta una vita è così: una cosa semplice come tenersi per mano, con il vento che cala, la pioggia che arriva ma passerà e domani, con molta speranza, sarà ancora una giornata calda di sole, calda di te.