Eccolo là. Piedi a terra, elementalista che sprizza da tutti i pori ed occhi-led. Lilith, te lo ricordi? Flashback d’un inizio strano di relazione ancora più strana. Ma se si son conosciuti in modo assurdo, non potevano che continuare a frequentarsi in modo assurdo. E’ nudo, comunque, ma la sua pelle è di una perfezione unica al mondo, quella umanoide e non. Ha i capelli sofficissimi, schizzati in ogni direzione, e sappiamo bene che è tutto tutto tutto bianco da non distinguere facilmente dov’è che inizia la bocca, per esempio, e dove il naso. Pare la silhouette bianca di sé stesso: zero dettagli, tutto contorno. La sua pelle riflette ogni minima fonte di luce, quindi per insultarlo un po’ diciamo che pare un catarifrangente – sì, ottimo da appiccicare alla bici. E questo è quanto. La sua voce è sempre asessuata, Alvin andante. Una volta ristretto, la prima cosa che fa è grattarsi il nasino – oh oh, ha il nasino! No, sicuramente per i suoi simili ha il nasone anche da ristretto. [ Ok, avvicinati. ] e le fa cenno con una mano piccola così, bianca così, che si muove con una rapidità che se ne vede solo la scia candida nell’ombra. [ Farai il lavoro di Teodoro. ] i compitoni! [ Ma stai attenta a dove metti i piedi. Hai dei piedi così grandi.. ] guardandoglieli pure, dal bassissimo della sua statura, per terra. Scrolla la capoccetta, di nuovo rapido come un passerotto, e si gira di spalle, avviandosi nell’orto.
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Dunque, il primo giretto se lo fa per controllare, portando le braccine dietro la schiena e passeggiando tra una fila e l’altra di funghetti semi nascosti da fili d’erba bassa. Valuta. [ Sembrano tutti pronti. Dovevo venire prima. Ci vorrà un po’. ] ecco, ci vorrà un po’. Intanto ignora Lilith che chiede chi è Teodoro, e si preoccupa prima di finire il giretto, al termine del quale torna a guardarla, ma più che altro le guarda le mani. Le mani, e poi i funghi, e poi di nuovo le mani. Fa un sospiretto. [ Hai le mani cooosì grandi, Elizabeth! ] perché, perché ha queste mani giganti!? Che indecenza. Bene, si attacca al primo fungo e comincia a tirare, abbracciandoselo e sradicandolo da terreno. Dato che si fa aiutare dalla terra, slegando le piccole radici e spostando piccole zollette di terriccio, non fa realmente forza, quanto più che altro li sposta. Li sposta da un punto all’altro. E il secondo punto è la mano di Lilith, difatti: [ Vieni qui! Prendi questo! ] un po’ agitato, pronto a buttarle in mano il funghetto che per lui è abbastanza grosso, ma per Lilith è mooolto piccolo. Piccolo e chiaro. [ Teodoro è il mio assistente, comunque. ] passando al secondo fungo, se Lilith lo sta aiutando. Ma anche se non lo sta aiutando, in effetti, perché poserebbe comunque il fungo estratto, passando al successivo. Avanti così. [ E’ un rospo, ma ha uno zaino dove metto i funghi pronti, quando vengo qui. ] eh, che è sicuramente più strano che vedere due esserini strafogarsi di torta, vero? Un esserino che fa l’ortolano, con un rospo ( con lo zaino! ) che gli fa da assistente. Ok. [ Se usi tutte e due le mani, Elizabeth, invece di prendere la luna, puoi provare a staccare quelli? Non spiaccicarli, fai piano. ] è molto acido mentre parla, ma ha la gentilezza di illuminarle la fila di funghi che le indica. Glieli illumina come fossero sims: con un brillocco ( bianco, però ) sulla capoccia. Coraggio, c’è da fare. [ E smettila di guardami così. ] ecco. Beccata!