GOOD OMENS - STAGIONE 4
Episodio 2 - La Distanza Che Divide O Unisce.
Shax ha ridato a Crowley le chiavi del suo appartamento.
Quando entra in casa ne sente l'odore e resta per un attimo sulla soglia.
C:"Troppo profumo, Shax. Troppo profumo."
Una luce rossa soffusa, infesta l'appartamento, le tende sono tirate.
Il silenzio è assoluto.
La Bentley parcheggiata fuori.
Crowley entra, toglie gli occhiali. Gli occhi, gialli e stanchi, osservano il vuoto.
Parla poi a se stesso, ironico.
C:"Eccoci qua. Libero. Finalmente. Libero come un serpente in un deserto senz'erba."
Sbuffa e cammina avanti e indietro.
Un bicchiere vuoto in mano.
Non si decide a riempirlo.
E parla come se Aziraphale fosse li.
C:"Sai cosa c'è, Aziraphale? Non è nemmeno il fatto che tu sia salito su quell'ascensore. È che hai pensato di doverlo fare da solo. Come se io fossi qualcosa da lasciare indietro."
Crowley ride amaramente.
C:"O da proteggere. Come un ficus."
Si ferma.
Posa il bicchiere sul tavolo con violenza.
Apre una finestra e guarda fuori.
Poi chiude di colpo.
C:"Ho chiesto privacy. E ora ce l'ho. Ma se parlo ad alta voce, non c'è nessuno che risponde. Forse... forse un po' troppa privacy."
Si siede sul divano.
Quasi si lancia.
Con uno schiocco di dita fa partire un vinile, ma lo spegne subito. Troppo allegro.
Ne mette un altro. Troppo triste.
Troppo qualunque cosa.
Tiene gli occhi chiusi, appoggiando la testa all'indietro, sul divano in pelle nera.
C:"Voglio capire se ti voglio ancora. O se voglio solo quello che eravamo prima che tu..."
Sospira.
C:"...prima che tutto cambiasse."
Le luci della città si riflettono nell'appartamento di Crowley, ma c'è silenzio.
Troppo.
Crowley resta immobile, perso nel vortice pericoloso dei suoi pensieri.
Intanto, a Soho...
Una luce calda e dorata avvolge la libreria. La polvere danza nell'aria. Aziraphale entra, chiude la porta.
Inspira profondamente, sente il profumo di carta e inchiostro.
Ma qualcosa è diverso.
A(sottovoce):''Ben tornato a casa, Aziraphale."
Toglie il cappotto.
Lo appende.
Raddrizza un libro storto, poi un altro.
Si guarda intorno.
Tutto in ordine.
Troppo.
È il momento di qualcosa di caldo.
Mette su il bollitore.
Prende una tazza.
La osserva.
È quella con i corgi.
Un sorriso compare sul suo volto.
Crowley l'aveva chiamata "insopportabilmente inglese".
A(parlando piano, nel silenzio):" Mi hai detto che dobbiamo capire cosa vogliamo. Io so che ti voglio vicino. Ma non so se è...giusto."
Continua a parlare ad alta voce, nel silenzio della libreria, così tanto da che perde il filo, poi si scuote, come per svegliarsi.
A:"Forse anche io dovrei imparare a non volerti come rifugio. Ma come scelta."
Aziraphale resta lì, in piedi, sorseggiando il te, un te che non sa di nulla, non ha sapore.
Le sue parole si disperdono nell'aria come il fumo.
Intanto a casa di Crowley...
Crowley non riesce a dormire come si deve, come potrebbe dopo quello che è successo, non solo oggi, ma anche nei mesi precedenti.
Si alza, prende le chiavi e si mette alla guida della Bentley.
La radio della macchina fa partire una canzone, è triste ma adeguata al tipo di situazione.
Il brano è Ease my mind.
Il demone guida lentamente per le strade deserte di Londra.
La canzone lo accompagna nel suo viaggio senza meta, i fari tagliano la nebbia.
Solo il rumore del motore e dalla radio.
Occhiali abbassati.
La notte è rossa di semafori inutili.
Crowley ricorda.
Un pensiero.
Un sorriso amaro.
Una voce che non c'è.
FLASHBACK DI UNA TERRAZZA SUL TAMIGI, NOTTE TARDA...
Aziraphale e Crowley seduti su un muretto, entrambi leggermente ubriachi. Aziraphale tiene in mano una bottiglia di vino. Crowley fuma qualcosa di improbabile e ride, la testa all'indietro.
A(scandendo, teatrale):"E se ce ne andassimo? Scappiamo. Tu e io. Via. Altrove. Senza Cielo, senza Inferno."
C(ridacchia):"Oh, angelo... e dove, scusa? Un castello in Scozia? O il Sud della Francia?"
A(con un sorriso vagamente tragico):"Ho sempre voluto aprire una libreria in Provenza."
C(sottovoce, improvvisamente serio):"Io verrei."
Aziraphale ride.
Ma Crowley lo guarda a lungo, troppo a lungo.
Non ride più.
RITORNO ALLA REALTÀ...
Crowley stringe il volante con forza, le nocche quasi bianche.
Gli occhi si fanno lucidi.
Si costringe a parlare da solo.
C:"Me lo hai detto per scherzo, ma io...Io lo volevo davvero. Anche solo per un attimo. Quel "scappiamo" era vero per me."
Passa accanto a un lampione dove una volta Aziraphale si era appoggiato, ubriaco, chiedendo un hot-dog a un bidone.
Ride.
Un po'.
Ma il sorriso non regge.
Intanto la notte passa e un nuovo sole sorge.
A SOHO...
La luce del sole entra tra le tende. Aziraphale è in vestaglia, con un libro aperto davanti.
Non sta leggendo.
Sta ricordando.
FLASHBACK - INTERNO DELLA LIBRERIA, GIORNO DI CHIUSURA
Aziraphale e Crowley sono seduti a terra tra due file di scaffali.
Una tazza di cioccolata per entrambi, Crowley ha una piccola aggiunta di Whisky nella sua.
Parlano fitto, ridono.
Le mani si sfiorano mentre afferrano una pergamena caduta.
C(sorridendo):"Lo ammetto, hai gusto. Questo posto è... sopportabile."
A(pieno di affetto):"Lo hai detto davvero?"
C(scivola nella sincerità):"Solo perché ci sei tu."
A:"Okay, basta alcol nella tua cioccolata d'ora in poi."
Le mani si sfiorano ancora. Ma stavolta nessuno finge sia un caso. Restano così, a guardarsi.
Aziraphale chiude il libro.
Passa le dita sulla copertina come fosse pelle viva.
Come se avesse una memoria.
A(quietamente):"Quante cose ci siamo detti... in mezzo a una risata."
Va verso la cucina, mette su il bollitore.
Ma si ferma di colpo davanti alla tazza con scritto "You Saucy Minx", regalo ironico di Crowley.
Sospira.
A(facendo un piccolo sorriso):" Tu hai capito tutto prima di me. Non è vero? E io, come uno stupido, sono rimasto indietro. Ma sto cercando di raggiungerti."
APPARTAMENTO DI CROWLEY...
Crowley è tornato a casa con le prime luci dell'alba.
È seduto a terra, schiena contro il divano.
Ha in mano una vecchia bottiglietta con etichetta scritta a mano: "Senza effetti collaterali. Forse."
È alcol celeste, regalo di Aziraphale in una notte in cui ci avevano scherzato sopra.
FLASHBACK - NOTTE, DIETRO LA LIBRERIA...
Piove.
Ma loro due sono lì, sotto un ombrello sproporzionato, completamente ubriachi.
Crowley ride così tanto da piegarsi in due.
A(gli regge la schiena, ridendo anche lui):'Sei... sei un disastro ambulante, Crowley."
C(puntandogli un dito contro, serissimo):"E tu sei... mio. Amico. Non lasciarmi mai, angelo. Almeno tu."
A(una nota di verità nel sorriso):"Mai."
Crowley stringe la bottiglietta.
Gli occhi gli si inumidiscono.
Poggia la fronte sulle braccia.
C(sussurrando, quasi con rabbia):"Non dovevi lasciarmi. Non... non davvero. Non per loro."
E senza rumore, scivola nel pianto.
Non è disperato, non è scenico.
È un dolore lungo, antico.
Silenzioso.
LIBRERIA - SERA TARDA...
Aziraphale è in piedi davanti allo specchio del retrobottega.
Tiene in mano una papillon.
Lo osserva come fosse una reliquia.
È lo stesso papillon che Crowley gli aveva sistemato prima di una "missione" insieme.
Il gesto era stato quasi buffo.
FLASHBACK - INTERNO LIBRERIA...
Aziraphale sta cercando di legarsi il papillon.
Crowley guarda l'orologio e sbuffa, si alza e glielo sistema con un gesto rapido.
Ma poi rallenta.
Le dita sfiorano il collo di Aziraphale.
I loro occhi si incontrano.
C(lieve):"Perfetto."
A(inghiottendo il nulla):"Grazie."
E poi, dopo un attimo, quasi come un segreto.
A:"Io mi fido di te..."
Aziraphale si lascia cadere sulla poltrona.
Porta le mani al volto.
Le spalle tremano.
Le lacrime scendono.
A(tra sé):"Non ti ho mai detto quanto...quanto significasse per me averti lì. Sempre. Con me."
Respira, si asciuga gli occhi.
Guarda il telefono.
Lo prende.
Esita.
Lo posa.
Poi lo riprende.
Poi lo posa di nuovo.
Anche Crowley fa lo stesso movimento.
Quasi nello stesso momento, si muovono.
Crowley prende il cellulare.
Digita.
Cancella.
Digita di nuovo.
Aspetta.
Poi digita di nuovo.
Squilla...
Squilla...
Squilla...
Aziraphale risponde.
Crowley fa una delle sue battute per spezzare il silenzio.
C:"Hai messo troppo zucchero nel tè, vero?"
Nasconde la testa contro il cuscino subito dopo averlo detto.
Aziraphale ride piano, con gli occhi lucidi.
Risponde.
A:"Solo un cucchiaino. Forse due. Forse quattro."
Entrambi ridono.
Il silenzio comincia a rompersi. A farsi meno acuto.
Il filo è lanciato.
E dall'altra parte, qualcuno tiene l'estremità.
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