GOOD OMENS - STAGIONE 4
Episodio 3 - Fuoco Che Torna A Bruciare
A:"Vuoi venire da me?"
Queste sono le parole che escono da Aziraphale poco dopo aver riso.
Le dice senza pensare.
Di getto.
Crowley esita nel rispondere, poi mugugna qualcosa come un si.
Esattamente 6 minuti dopo, una macchina famigliare fa stridere le ruote in strada.
Aziraphale ha il cuore che gli batte forte.
Quando lo vede, sorride piano.
Crowley non ricambia, ma non abbassa lo sguardo.
Restano in silenzio.
Poi si siedono.
Uno di fronte all'altro.
Nessuna distanza teatrale.
Solo lo spazio giusto per essere sinceri.
A(quietamente):"Sono contento che tu sia venuto."
C(mordace, ma la voce è roca):"Non sono qui per fingere che non sia successo niente."
A(sincero):"Neanche io. Voglio solo dirti tutto. Senza più difendermi."
Crowley annuisce.
Poi parla.
Con lentezza.
C:"Mi hai lasciato. Con la scusa di salvare qualcosa che non ci voleva vivi, né insieme. Hai fatto una scelta. E io... non ero compreso in quella scelta."
Una pausa.
Aziraphale lo guarda, scosso.
La voce gli trema ma è limpida.
A:"Hai ragione. Hai maledettamente ragione Crowley. Ma ti giuro che ti ho pensato ogni giorno. E ogni giorno ho capito quanto dolore ti ho causato. Quanto ti ho fatto soffrire, e non lo meritavi neanche un po'. Credevo di proteggerti. Invece ti ho solo ferito. E non so se posso rimediare. Ma voglio provarci. Non per tornare indietro. Ma per andare avanti, se tu lo vorrai."
Crowley lo guarda.
Gli occhi lucidi. Ma la voce è ferma.
C:"Io..."
Si alza e sospira.
Mette le mani sui fianchi.
Guarda il fuoco che crepita nel camino.
Il fuoco gli si riflette nelle lenti.
C:"Non so cosa voglio. Ma so che non voglio mentire più. A te. A me. Perché la verità è che mi sei mancato, tantissimo. Ma non è sufficiente il fatto che mi manchi. Voglio capire se possiamo ancora essere... qualcosa."
Aziraphale annuisce.
Fa un passo mentale verso di lui, ma non lo tocca.
A:"Allora iniziamo da questo. Da due verità che si incontrano. E da un tè, magari."
Un accenno di sorriso si forma su Crowley.
Minuscolo.
Reale.
C:"Ma stavolta lo faccio io, l'infuso. Così smetti di avvelenarti con lo zucchero."
Ridono piano.
Poco, ma ridono.
E restano lì, seduti.
Non come prima.
Non ancora.
Ma forse, meglio.
Poco dopo...
Crowley siede con la tazza tra le mani. Aziraphale versa altro tè, con un gesto lento, come se volesse prolungare il momento.
C(annusando la tazza):"Almeno non profuma di vaniglia sacra."
A:"Un compromesso: tè nero, miele, e un'idea di whisky. Una tua vecchia ricetta, se ben ricordo."
Crowley sorride appena.
Il silenzio cade. Si ode solo il crepitio del fuoco. Aziraphale lo guarda. Lo guarda davvero, forse per la prima volta da mesi.
Le linee stanche. Le mani che non tremano più. La distanza che li separa, solo un cuscino sul divano.
A(sottovoce):"Ti sei fatto carico di così tanto, e io...Non ti ho mai ringraziato."
C(guardando il fuoco):"Non serviva un grazie. Serviva che restassi."
Silenzio.
Il fuoco scoppietta. Una scintilla danza tra loro. Nessuno la spegne. Crowley posa la tazza. Lo guarda. Aziraphale lo guarda a sua volta.
Un momento sospeso. L'aria si fa più calda. Non per il camino. Per qualcos'altro.
Aziraphale prova a creare un primo contatto, allunga la mano. Le dita sfiorano quelle di Crowley. Crowley non si ritrae. Si guardano. Le barriere cedono.
Solo per un attimo.
Il bacio nasce piano. Come se fosse la cosa più naturale al mondo. Labbra che si cercano, incerte. Poi si trovano. E tutto si fa più urgente. Il tempo si stringe.
La ferita brucia e desidera insieme. Mani che si stringono. Respiro che si confonde. E poi...
Crowley si stacca, piano, ma deciso, allontana Aziraphale mettendogli le mani sulle spalle.
C:"No. No..."
Crowley scuote la testa, ha gli occhi lucidi.
C:"Non così. Non ancora."
A(confuso, ferito):"Scusami. Io credevo che..."
Crowley lo guarda, ma non è uno sguardo di rimprovero, è...dolce.
C:"Anch'io lo volevo. Ma non possiamo saltare al lieto fine solo perché ci siamo baciati davanti a un camino romantico."
Crowley sospira.
C:"Ho ancora una ferita qui."
Crowley si tocca il petto con la mano e fa la stessa cosa sul petto di Aziraphale.
C:"E tu anche. Siamo ancora feriti. Finché non lo riempiamo da soli... rischiamo di farci del male di nuovo."
Aziraphale abbassa lo sguardo. Poi annuisce. Silenzio.
A(flebile):"Allora restiamo qui. Davanti al fuoco. E nient'altro."
Crowley prende fiato.
Poi annuisce anche lui.
Si risiede.
Riprende la tazza.
Le mani sfiorano di nuovo, questa volta senza baci, solo contatto.
E il fuoco continua a bruciare.
Calmo.
In attesa.
Più tardi, il momento di andare a casa è imminente. Aziraphale si strofina le mani contro i pantaloni e Crowley ha le mani in tasca. Apre la porta ma prima di andare via del tutto si ferma sui gradini.
C:"Aspetta."
Sembra un momento sospeso. Crowley si morde il labbro, come se stesse per dire qualcosa che non può più rimangiarsi una volta detto. Aziraphale lo fissa sulla soglia, tiene ancora la mano sul pomello della porta.
C:"Domani, vieni a cena da me? Solo noi. Niente angeli. Niente demoni. Solo... noi. Senza aspettative."
Aziraphale lo guarda.
Lo guarda per davvero.
Poi, piano, annuisce.
A:"Mi piacerebbe."
C:"Perfetto."
Aziraphale lo guarda andare via, non né è sicuro ma crede che anche Crowley lo stia guardando, per un attimo, da dietro le lenti scure.
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