Aziraphale takes his lips off the glass he's sipping from. He wasn't expecting such a question, asked so casually yet with a subtle hint of hesitation.
He looks at Crowley and then back at the goblet. He runs his middle finger along the rim of the glass, the glass trembling slightly.
A: "Yes, of course I've been afraid. More than I care to remember. I've always been afraid, afraid of falling, afraid of my superiors, afraid of feeling human feelings for fear they wouldn't be reciprocated..."
Queste sono le parole che escono da Aziraphale poco dopo aver riso.
Le dice senza pensare.
Di getto.
Crowley esita nel rispondere, poi mugugna qualcosa come un si.
Esattamente 6 minuti dopo, una macchina famigliare fa stridere le ruote in strada.
Aziraphale ha il cuore che gli batte forte.
Quando lo vede, sorride piano.
Crowley non ricambia, ma non abbassa lo sguardo.
Restano in silenzio.
Poi si siedono.
Uno di fronte all'altro.
Nessuna distanza teatrale.
Solo lo spazio giusto per essere sinceri.
A(quietamente):"Sono contento che tu sia venuto."
C(mordace, ma la voce è roca):"Non sono qui per fingere che non sia successo niente."
A(sincero):"Neanche io. Voglio solo dirti tutto. Senza più difendermi."
Crowley annuisce.
Poi parla.
Con lentezza.
C:"Mi hai lasciato. Con la scusa di salvare qualcosa che non ci voleva vivi, né insieme. Hai fatto una scelta. E io... non ero compreso in quella scelta."
Una pausa.
Aziraphale lo guarda, scosso.
La voce gli trema ma è limpida.
A:"Hai ragione. Hai maledettamente ragione Crowley. Ma ti giuro che ti ho pensato ogni giorno. E ogni giorno ho capito quanto dolore ti ho causato. Quanto ti ho fatto soffrire, e non lo meritavi neanche un po'. Credevo di proteggerti. Invece ti ho solo ferito. E non so se posso rimediare. Ma voglio provarci. Non per tornare indietro. Ma per andare avanti, se tu lo vorrai."
Crowley lo guarda.
Gli occhi lucidi. Ma la voce è ferma.
C:"Io..."
Si alza e sospira.
Mette le mani sui fianchi.
Guarda il fuoco che crepita nel camino.
Il fuoco gli si riflette nelle lenti.
C:"Non so cosa voglio. Ma so che non voglio mentire più. A te. A me. Perché la verità è che mi sei mancato, tantissimo. Ma non è sufficiente il fatto che mi manchi. Voglio capire se possiamo ancora essere... qualcosa."
Aziraphale annuisce.
Fa un passo mentale verso di lui, ma non lo tocca.
A:"Allora iniziamo da questo. Da due verità che si incontrano. E da un tè, magari."
Un accenno di sorriso si forma su Crowley.
Minuscolo.
Reale.
C:"Ma stavolta lo faccio io, l'infuso. Così smetti di avvelenarti con lo zucchero."
Ridono piano.
Poco, ma ridono.
E restano lì, seduti.
Non come prima.
Non ancora.
Ma forse, meglio.
Poco dopo...
Crowley siede con la tazza tra le mani. Aziraphale versa altro tè, con un gesto lento, come se volesse prolungare il momento.
C(annusando la tazza):"Almeno non profuma di vaniglia sacra."
A:"Un compromesso: tè nero, miele, e un'idea di whisky. Una tua vecchia ricetta, se ben ricordo."
Crowley sorride appena.
Il silenzio cade. Si ode solo il crepitio del fuoco. Aziraphale lo guarda. Lo guarda davvero, forse per la prima volta da mesi.
Le linee stanche. Le mani che non tremano più. La distanza che li separa, solo un cuscino sul divano.
A(sottovoce):"Ti sei fatto carico di così tanto, e io...Non ti ho mai ringraziato."
C(guardando il fuoco):"Non serviva un grazie. Serviva che restassi."
Silenzio.
Il fuoco scoppietta. Una scintilla danza tra loro. Nessuno la spegne. Crowley posa la tazza. Lo guarda. Aziraphale lo guarda a sua volta.
Un momento sospeso. L'aria si fa più calda. Non per il camino. Per qualcos'altro.
Aziraphale prova a creare un primo contatto, allunga la mano. Le dita sfiorano quelle di Crowley. Crowley non si ritrae. Si guardano. Le barriere cedono.
Solo per un attimo.
Il bacio nasce piano. Come se fosse la cosa più naturale al mondo. Labbra che si cercano, incerte. Poi si trovano. E tutto si fa più urgente. Il tempo si stringe.
La ferita brucia e desidera insieme. Mani che si stringono. Respiro che si confonde. E poi...
Crowley si stacca, piano, ma deciso, allontana Aziraphale mettendogli le mani sulle spalle.
C:"No. No..."
Crowley scuote la testa, ha gli occhi lucidi.
C:"Non così. Non ancora."
A(confuso, ferito):"Scusami. Io credevo che..."
Crowley lo guarda, ma non è uno sguardo di rimprovero, è...dolce.
C:"Anch'io lo volevo. Ma non possiamo saltare al lieto fine solo perché ci siamo baciati davanti a un camino romantico."
Crowley sospira.
C:"Ho ancora una ferita qui."
Crowley si tocca il petto con la mano e fa la stessa cosa sul petto di Aziraphale.
C:"E tu anche. Siamo ancora feriti. Finché non lo riempiamo da soli... rischiamo di farci del male di nuovo."
Aziraphale abbassa lo sguardo. Poi annuisce. Silenzio.
A(flebile):"Allora restiamo qui. Davanti al fuoco. E nient'altro."
Crowley prende fiato.
Poi annuisce anche lui.
Si risiede.
Riprende la tazza.
Le mani sfiorano di nuovo, questa volta senza baci, solo contatto.
E il fuoco continua a bruciare.
Calmo.
In attesa.
Più tardi, il momento di andare a casa è imminente. Aziraphale si strofina le mani contro i pantaloni e Crowley ha le mani in tasca. Apre la porta ma prima di andare via del tutto si ferma sui gradini.
C:"Aspetta."
Sembra un momento sospeso. Crowley si morde il labbro, come se stesse per dire qualcosa che non può più rimangiarsi una volta detto. Aziraphale lo fissa sulla soglia, tiene ancora la mano sul pomello della porta.
C:"Domani, vieni a cena da me? Solo noi. Niente angeli. Niente demoni. Solo... noi. Senza aspettative."
Aziraphale lo guarda.
Lo guarda per davvero.
Poi, piano, annuisce.
A:"Mi piacerebbe."
C:"Perfetto."
Aziraphale lo guarda andare via, non né è sicuro ma crede che anche Crowley lo stia guardando, per un attimo, da dietro le lenti scure.
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Episodio 4 - Una Cena, Una Foto e Un Ballo
Il giorno, o meglio, la sera della cena arrivò pi
Nonostante le difficoltà, nonostante il non parlarsi.
Nonostante le parole lasciate a metà, le parole non dette.
Nonostante le confessioni e un bacio lasciato in sospeso. Non ricambiato a dovere.
Allora perché tutto questo non è sufficiente a essere lasciati in pace e tranquilli?
Continuano ad essere seguiti, perseguitati e osservati.
Una chiamata riecheggia nella libreria.
Aziraphale risponde.
Riconosce il tono della voce.
C:"Dobbiamo parlare. Subito!"
Aziraphale non risponde ma il demone sa che c'è assenso da parte dell'angelo.
Il demone arriva poco in libreria.
Per poco non distrugge la porta.
C:"Tutto questo è ridicolo! Ridicolo, Aziraphale! Insomma è troppo chiedere di non starmi con il fiato sul collo? Eh?! Di non starmi sempre attaccato al culo?!"
A:"Non dirlo a me, Crowley. Ho rinunciato persino a comprare le ciambelle. Non posso mettere piede fuori dalla libreria che vengo seguito o osservato."
C:"Dobbiamo fare qualcosa!"
A:"Si, ma cosa?"
Crowley guarda Aziraphale e gli viene un' idea, una geniale idea.
C:"Indossa il tuo abito migliore, Aziraphale. Andiamo a parlare con i piani alti!"
Così,stanchi delle continue intromissioni, Crowley e Aziraphale convocano una riunione straordinaria con i rispettivi superiori.
UFFICIO TEMPORANEO DEL CONSIGLIO INTERCOSMICO...
Un salone freddo e spoglio.
Un lungo tavolo di legno chiaro al centro.
A un'estremità siedono Aziraphale e Crowley mentre dall'altra, i rappresentanti del Paradiso e dell'Inferno, tra cui l'Arcangelo Michele e il demone Dagon.
La luce è artificiale, asettica.
L'atmosfera è tesa.
C(alzando la voce, irritato):"Ci spiate. Giorno. Notte. E giorno ancora. Lo so che pensate che io non me ne accorga, ma ho vissuto migliaia d'anni, riconosco un cherubino in impermeabile a chilometri! E non parliamo del demone che si finge barista da tre settimane. Fa un espresso orrendo."
Parla l'arcangelo MICHELE.
"Stiamo solo... monitorando, Crowley. Per sicurezza. Dopo quanto accaduto con Metatron..."
C(ridacchia amaramente):"Ah, sì. Metatron. Quel maledetto bastardo! Arrestato. Fine di un'epoca, e inizio dell'invasione silenziosa delle vostre attenzioni non richieste."
Crowley fissa Michele, poi sbotta ancora sbattendo le mani sul tavolo.
C:"Voglio la mia cazzo di privacy, dannazione! Anche solo... potermi toccare quando sono solo. O meglio: quando credo di essere solo. È chiedervi troppo?"
Calano silenzi imbarazzati, Aziraphale si mette una mano sulla faccia per coprire l'imbarazzo ma poi parla anche lui.
A:"Parlo anche a nome mio. Senza la parte del toccarsi, ovviamente. Siamo... stanchi. Abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per evitare una catastrofe che, con tutto il rispetto, avete causato voi e, in parte, anche io. E cosa otteniamo in cambio? Che ci viene tolto ogni briciolo di vita privata."
Il demone DAGON parla.
"Siete due entità potenzialmente instabili. L'Inferno ha il dovere di tenervi d'occhio."
C:"Potenzialmente instabili"? Potenzialmente instabili dice lui. Beh, almeno io e lui, indicando Aziraphale, non ci facciamo la guerra a vicenda. Anche se abbiamo litigato.
Crowley lancia un'occhiata a Aziraphale, che non ricambia.
A(parla piano, rivolto al tavolo):"Stiamo solo chiedendo dello spazio. Per capire..."
L'arcangelo Michele parla.
"Cosa proponete?"
Crowley tira fuori una cartellina nera da una busta bianca.
C:"Un contratto. Ufficiale. Niente più interferenze nelle nostre vite personali. Ma vi terremo aggiornati, rapporti mensili, eventi straordinari, e via dicendo. I soliti bla bla."
A:"È un compromesso. Per voi. Per noi. Per il bene dell'Equilibrio."
Crowley fa scivolare il contratto sul tavolo.
Cala di nuovo il silenzio.
I presenti sfogliano le carte.
Il contratto è ricco di clausole, postille, divieti, obblighi e impegni.
"E se uno di voi... impazzisse? Scatenasse qualcosa?"
C(beffardo):"Allora fatevi un'altra tazza di espresso e aspettate che vi invitiamo a intervenire. Fino ad allora...fuori dai piedi!"
Il contratto viene letto e riletto con attenzione e firmato da tutti.
Prima i piani alti poi l'angelo e il demone.
Per Crowley quell'incontro è giunto al termine così si alza, ma Aziraphale rimane ancora li seduto.
I loro sguardi si incrociano per un secondo.
Qualcosa si spezza, qualcosa resta.
Ma cosa?
Poi Aziraphale si alza dalla sedia, segue Crowley verso l'ascensore celeste.
I due non parlano. Neanche in ascensore. Un ascensore d'oro lucido e silenzioso.
Interni troppo perfetti. Le porte si aprono lentamente davanti Aziraphale e Crowley. Entrano, lasciando alle spalle il biancore algido del Paradiso.
La discesa è silenziosa.
Le porte si aprono e scendono.
Quando finalmente arrivano al piano Terra, Aziraphale sorride e tira un sospiro di sollievo.
A(sorridendo,sollevato):"Ce l'abbiamo fatta. Davvero. Hanno firmato. Niente più occhi addosso, niente più appostamenti...finalmente un po' di pace."
Si volta verso Crowley.
Il sorriso si fa più timido.
A:"Possiamo respirare."
Crowley si accende una sigaretta. Ha ripreso quell'abitudine che Aziraphale odia.
C(non lo guarda):"Non farlo! Smettila."
A:"Che cosa?"
C:"Non parlare al prulare!"
Il ding dell'ascensore segna la chiusura delle porte dietro di loro.
Crowley si volta finalmente verso Aziraphale.
E duro in volto.
C:"Fammi capire una cosa Aziraphale, perché sono curioso..."
Getta la sigaretta ancora accesa fumata per metà a terra.
C:"...tu credi davvero che aver firmato un contratto insieme significa che..."
SI ferma, digrigna un po' i denti, ma si costringe a continuare.
C:"...significa che vada tutto bene? Che io stia bene? O che tu debba sorridermi così. Come se tutto fosse tornato al posto giusto?"
A(la voce si abbassa):"Crowley, io..."
Aziraphale fa una pausa, lunga.
A:"...Io pensavo che fosse un passo. Un modo per... ricominciare."
C(amaramente):"Ricominciare da dove, da cosa, Aziraphale? Dal momento in cui mi hai lasciato? O dal bacio che non hai mai ricambiato?"
Il cuore di Aziraphale sobbalza.
Cerca le parole.
Non le trova.
Crowley non lo lascia parlare.
Non vuole sentirlo, non ancora.
Non sa cosa Aziraphale gli direbbe.
La verità?
Una bugia?
C:"Voglio che mi ascolti molto attentamente, Aziraphale. Voglio che tu comprenda le mie parole e che non le prendi nel modo sbagliato. Dobbiamo stare lontani. Per un po'. Non ti sto dicendo che non voglio più vederti. O che non ci tengo. Ma non posso far finta che basti un contratto a cancellare quello che hai fatto. Quello che non hai scelto."
A(piano, sincero):"Neanch'io voglio fingere che tra noi ritorni vada tutto bene e che torni tutto come prima. Ma volevo proteggerci. Farci spazio. Darti un po' di tempo."
C(esplodendo, ma con voce bassa):"Non è solo tempo, Aziraphale! È capire che cosa vogliamo davvero! Noi. Non cosa vuole il Cielo, non cosa teme l'Inferno! Noi."
A(guardandolo, con occhi lucidi):"E se scoprissimo di volere cose diverse?"
Crowley gli lancia uno sguardo veloce, vulnerabile, poi distoglie lo sguardo.
C:"Allora almeno lo sapremo senza più nessuno addosso. E sarà una scelta nostra."
A:"Non mi allontanare, ti prego. Io non voglio qualcosa di diverso, Crowley..."
Aziraphale prova ad avvicinarsi ma Crowley lo guarda, uno di quegli sguardi penetranti, duri, severi.
Lo tiene a distanza e Aziraphale ritira la mano, abbassando lo sguardo.
C:"Aziraphale, che ti piaccia o no...questa cosa ci serve, ci farà bene. Me ne vado. Io torno nel mio appartamento."
A:"E io alla libreria."
Un momento.
Si voltano appena.
Ma nessuno dice "ci vediamo".
Non ancora.
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Episodio 2 - La Distanza Che Divide O Unisce.
Shax ha ridato a Crowley le chiavi del suo appar
Nessun itinerario, nessun vincolo, nessuna firma in calce, stavolta avevano solo preso e… lasciato andare.
Si erano fidati del vento, della strada, di una Bentley nera che conosceva ogni curva anche senza mappe.
La notte era stata piena di silenzi comodi, battute scambiate senza bisogno di spiegazioni, e risate sincere che rimbalzavano tra i muri di pietra e legno del piccolo rifugio trovato lungo la costa.
Avevano mantenuto fede al patto da ubriachi, fatto secoli prima fra bicchieri mezzi vuoti e occhi pieni di sogni.
“Un giorno, solo noi due, via da tutto.”
E ora eccoli lì. Via davvero.
L’alba li sorprende da dietro la cappella. Alle spalle, un cielo che si apre in un rosa dorato, caldo come una carezza antica. Davanti, il paesaggio respira lento.
Crowley ha le mani in tasca e gli occhiali scuri addosso. Aziraphale si stringe nel suo cappotto troppo grande miracolato per caso. E la maglia dei Queen sotto a scaldargli il cuore.
A:"Pensavo che “divertirsi” volesse dire… altro."
C:" Te lo potrei insegnare io. Ma niente giostre. E niente picnic. Magari una rapina in un casinò. O rubare un gelato a un cherubino."
Aziraphale ride, quella risata luminosa e rotonda che Crowley si era dimenticato quanto gli mancasse.
Si avvicina e lo urta con la spalla, piano.
A:"Mi fido. Ma niente rapine. Forse un gelato e un picnic, però..."
Il sole comincia a sorgere davvero. Nessuno dei due parla.
Guardano.
Respirano.
E capiscono che, forse, è il momento di tornare a casa.
Forse non sanno nemmeno più cosa significhi, “casa”.
Ma forse… forse è lì, fuori da quella cappella, nella luce dell’alba, nella maglia dei Queen troppo larga, e in due risate che si rispondono da secoli.
La brezza dolce del mattino penetra nei finestrini della Bentley.
Aziraphale guarda fuori poi qualcosa cattura la sua attenzione.
Aziraphale ha gli occhi spalancati, il dito puntato verso la scogliera bassa in lontananza
A:"Crowley… guarda là."
Crowley non si volta subito. Continua ad andare avanti, come se non avesse sentito.
Ma poi ferma la macchina, una mano sul volante e l’altra a sistemarsi gli occhiali sul naso.
C:"Mh? Che c’è, un altro negozio di torte?"
Aziraphale non ride, ma sorride.
I suoi occhi son fissi su un edificio adagiato a riva, mezzo nascosto da un boschetto di alberi piegati dal vento.
Un cottage.
Un po’ scrostato dal tempo, ma solido. Le tegole sono sparse qua e là, la facciata screpolata, ma la veranda sembra grande.
Le finestre ampie.
E sembra… vuoto.
A:"È bellissimo. Ha… ha carattere. E lo spazio giusto. Per due."
Crowley segue finalmente il suo sguardo, gli occhiali neri schermavano gli occhi, ma il sorriso che si accende appena all’angolo della bocca non passa inosservato.
Aziraphale, però, non dice nulla.
C:"Carattere.” Così chiamiamo le crepe nei muri, adesso?"
Aziraphale ride piano, come chi sa che sì, lo stanno già immaginando: Un camino acceso, una teiera sul fuoco. Un posto da sistemare insieme. E Crowley, pur senza dirlo, già ci pensa.
Già ci vede le sedie storte, la musica rock a volume basso, e un angelo che sistema libri secondo un ordine tutto suo.
Aziraphale si volta ancora a guardarlo, gli occhi brillanti di speranza non detta.
A:"Non dico adesso. Ma… lo terrò a mente."
C(mormora, senza guardarlo):"Fallo pure."
Le ruote sollevano un po’ di polvere mentre l’oceano scintilla in lontananza.
Aziraphale osserva il cottage sempre più da vicino.
A(pieno di entusiasmo):"Guarda, guarda! Non è adorabile? Un po’... ruvido, ma con carattere!"
C:"Sì. "Adorabile" è la prima parola che mi viene in mente quando vedo pareti sbrecciate, vetri rotti e una cassetta delle lettere che sembra un rospo impiccato."
A:"Hei, che fine ha fatto la frase queste pareti mi ricordano noi? "
Crowley lo ignora, Aziraphale scende dalla macchina e si avvicina al portico. Prova la maniglia: la porta cigola... ma si apre.
A:"Oh, è aperto! È un segno!"
C:"Sì, il segno che qualcuno ha dimenticato di chiuderla a chiave nel 1974."
INTERNO DEL COTTAGE...
La polvere danza nei raggi di sole che filtrano dalle finestre rotte. È spoglio, ma spazioso. Una cucina antica, un salottino con camino, scale che portano a un piano superiore.
A(strofina le mani, determinato):"Io... io penso che potremmo sistemarlo. Un piccolo miracolo qui e lì... nulla di troppo vistoso."
Crowley gira su sé stesso, osserva con occhio critico. Poi nota una vecchia poltrona sfondata davanti al camino.
C(con un mezzo sorriso):"Sai che ti ci vedo, lì seduto, con una tazza di tè, un libro e due calzini spaiati ma sempre in tartan?"
A:"Davvero?"
C(alza le spalle):"Già. E poi ti vedo farmi spostare tutti i mobili per dodici ore perché "la luce non colpisce bene la copertina"."
A(ridendo):"Solo se è un’edizione rilegata."
Si scambiano uno sguardo.
È pieno di una nuova complicità, tranquilla, costruita nei piccoli atti: nel silenzio condiviso, nella polvere, nel futuro incerto.
C(sottovoce):"Pensavo ci saremmo solo... nascosti un po’."
A(serio):"E invece?"
C:"E invece forse... stiamo trovando qualcosa."
Silenzio.
Poi, lentamente, Crowley toglie gli occhiali.
Aziraphale lo guarda con sorpresa, perché quegli occhi, ora oro vivo, sono rari da vedere così a lungo, così vicini.
A(voce morbida):"Può essere casa, anche solo per un po’. Se lo vogliamo."
C(guardando fuori dalla finestra):"Va bene. Ma niente tendine a fiori."
A(serissimo):"Solo se me lo chiedi con gentilezza."
Scoppiano entrambi a ridere.
Il cottage scricchiola piano, come per approvare.
Fuori, il mare porta le sue onde a toccare la riva.
Lontano da Londra, lontani da tutto.
Comincia una pioggia leggera, Crowley e Aziraphale guardano fuori dalla finestra.
Lontano nubi dense di pioggia si avvicinano.
C:"Qualcosa mi dice che rimarremo qui per un po'."
A:"Bhe, tanto vale...mettersi comodi."
Crowley fa una risatina stupida, come se stesse pensando ad altro con quel 'mettiamoci comodi'.
Il vento soffia forte fuori.
La tempesta è iniziata da poco, il camino arde tiepido.
L'intero cottage sembra avvolto e protetto da un miracolo.
Aziraphale è seduto a leggere con una coperta addosso, Crowley è sdraiato sul divano con le gambe a penzoloni e un bicchiere mezzo pieno.
Silenzio, rotto solo dal ticchettare dell’orologio che Crowley ha miracolosamente accettato di non distruggere, per ora.
Rimangono in silenzio per ore e ore, ma è piacevole non imbarazzante. Poi Aziraphale chiude il suo libro e poggia gli occhiali sul libro.
Guarda Crowley, ha gli occhi chiusi, il bicchiere poggiato vicino, ora vuoto. Le mani dietro la testa. Tranquillo.
A(dopo un lungo silenzio):"Credo sia ora di tornare."
C(occhi chiusi):"Tornare? Dove, di preciso?
A(a bassa voce):"A Londra. Alla libreria. Alla… nostra vita."
Crowley fa un gesto teatrale con le mani indicando l'intero cottage.
C(senza aprire gli occhi):"Pensavo che questa fosse la nostra vita, ultimamente."
A(sospira):"Lo è stata. E lo è ancora. Ma non possiamo restare qui per sempre. Senza contare che questo posto non è neanche nostro, effettivamente."
C(apre un occhio, lo fissa):"No. È vero. Ma possiamo ricordare com'è stato. E sorriderci su."
A:"Ti è piaciuto?"
C(alza un sopracciglio):"Bruciare i vestiti? Sì."
A(serio):"No. Tutto il resto."
Crowley si solleva, siede accanto a lui sul divano. Non risponde subito. Guarda il fuoco crepitare.
C(sincero):"Mi è piaciuto ricordare che possiamo... fuggire. Solo noi due. Mi è piaciuto vedere te... così. Leggero."
A(sorride, timido):"E io ho amato vedere te... lasciarti andare. Per un po’."
Si poggiano la fronte uno contro l'altro, chiudendo gli occhi, mentre le mani sfiorano le spalle e la schiena. È un bellissimo conforto angelico/demoniaco.
C(dopo un sospiro):"Non sarà mai semplice, vero?"
A(scambia uno sguardo con lui):"No. Ma non è mai stato il nostro stile."
C(accenna un sorriso):"Allora torniamo. Londra ci aspetta, con i suoi semafori malfunzionanti, i piccioni arroganti e... l’odore di carta vecchia."
A(ride):"E la mia libreria."
C(scanzonato):"Che invaderò ogni giorno, ricordandoti che il tuo tè fa schifo."
A(con tono affettuoso):"E io ti preparerò comunque una tazza ogni sera."
Si sorridono.
Poi prendono la coperta e si sdraiano di fronte al camino, addormentandosi con il fruscio della pioggia, la luce dei lampi e il rumore dei tuoni
IL GIORNO DOPO...
La Bentley è di nuovo carica, più o meno. Crowley indossa di nuovo i suoi occhiali e Aziraphale ha ancora addosso la maglia nera dei Queen.
Il cielo è chiaro, l’aria salmastra.
Stanno per salire in macchina, ma si voltano un’ultima volta verso il cottage.
Il mare riflette la luce pallida del sole.
C(piano):"Un giorno potremmo tornarci. Quando il mondo ci avrà stancati di nuovo."
A(si stringe nel cappotto):"Un giorno. E magari stavolta portiamo anche del vino decente."
Salgono in auto. Il motore della Bentley romba con complicità.
A(sottovoce):"Grazie."
C(mentre ingrana la marcia):"Per cosa?"
A:"Per avermi seguito, anche quando non era facile."
C(guarda la strada):"Sempre, angelo."
Partono.
Il viaggio e lungo e silenzioso.
La Bentley si allontana tra le strade costiere, con il sole alle spalle e in direzione della loro amata e odiata Londra.
Il viaggio sta per finire.
Ma qualcosa di nuovo è appena cominciato.
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Episodio 1 - Il Contratto Celestiale
Hanno evitato una
Shax ha ridato a Crowley le chiavi del suo appartamento.
Quando entra in casa ne sente l'odore e resta per un attimo sulla soglia.
C:"Troppo profumo, Shax. Troppo profumo."
Una luce rossa soffusa, infesta l'appartamento, le tende sono tirate.
Il silenzio è assoluto.
La Bentley parcheggiata fuori.
Crowley entra, toglie gli occhiali. Gli occhi, gialli e stanchi, osservano il vuoto.
Parla poi a se stesso, ironico.
C:"Eccoci qua. Libero. Finalmente. Libero come un serpente in un deserto senz'erba."
Sbuffa e cammina avanti e indietro.
Un bicchiere vuoto in mano.
Non si decide a riempirlo.
E parla come se Aziraphale fosse li.
C:"Sai cosa c'è, Aziraphale? Non è nemmeno il fatto che tu sia salito su quell'ascensore. È che hai pensato di doverlo fare da solo. Come se io fossi qualcosa da lasciare indietro."
Crowley ride amaramente.
C:"O da proteggere. Come un ficus."
Si ferma.
Posa il bicchiere sul tavolo con violenza.
Apre una finestra e guarda fuori.
Poi chiude di colpo.
C:"Ho chiesto privacy. E ora ce l'ho. Ma se parlo ad alta voce, non c'è nessuno che risponde. Forse... forse un po' troppa privacy."
Si siede sul divano.
Quasi si lancia.
Con uno schiocco di dita fa partire un vinile, ma lo spegne subito. Troppo allegro.
Ne mette un altro. Troppo triste.
Troppo qualunque cosa.
Tiene gli occhi chiusi, appoggiando la testa all'indietro, sul divano in pelle nera.
C:"Voglio capire se ti voglio ancora. O se voglio solo quello che eravamo prima che tu..."
Sospira.
C:"...prima che tutto cambiasse."
Le luci della città si riflettono nell'appartamento di Crowley, ma c'è silenzio.
Troppo.
Crowley resta immobile, perso nel vortice pericoloso dei suoi pensieri.
Intanto, a Soho...
Una luce calda e dorata avvolge la libreria. La polvere danza nell'aria. Aziraphale entra, chiude la porta.
Inspira profondamente, sente il profumo di carta e inchiostro.
Ma qualcosa è diverso.
A(sottovoce):''Ben tornato a casa, Aziraphale."
Toglie il cappotto.
Lo appende.
Raddrizza un libro storto, poi un altro.
Si guarda intorno.
Tutto in ordine.
Troppo.
È il momento di qualcosa di caldo.
Mette su il bollitore.
Prende una tazza.
La osserva.
È quella con i corgi.
Un sorriso compare sul suo volto.
Crowley l'aveva chiamata "insopportabilmente inglese".
A(parlando piano, nel silenzio):" Mi hai detto che dobbiamo capire cosa vogliamo. Io so che ti voglio vicino. Ma non so se è...giusto."
Continua a parlare ad alta voce, nel silenzio della libreria, così tanto da che perde il filo, poi si scuote, come per svegliarsi.
A:"Forse anche io dovrei imparare a non volerti come rifugio. Ma come scelta."
Aziraphale resta lì, in piedi, sorseggiando il te, un te che non sa di nulla, non ha sapore.
Le sue parole si disperdono nell'aria come il fumo.
Intanto a casa di Crowley...
Crowley non riesce a dormire come si deve, come potrebbe dopo quello che è successo, non solo oggi, ma anche nei mesi precedenti.
Si alza, prende le chiavi e si mette alla guida della Bentley.
La radio della macchina fa partire una canzone, è triste ma adeguata al tipo di situazione.
Il brano è Ease my mind.
Il demone guida lentamente per le strade deserte di Londra.
La canzone lo accompagna nel suo viaggio senza meta, i fari tagliano la nebbia.
Solo il rumore del motore e dalla radio.
Occhiali abbassati.
La notte è rossa di semafori inutili.
Crowley ricorda.
Un pensiero.
Un sorriso amaro.
Una voce che non c'è.
FLASHBACK DI UNA TERRAZZA SUL TAMIGI, NOTTE TARDA...
Aziraphale e Crowley seduti su un muretto, entrambi leggermente ubriachi. Aziraphale tiene in mano una bottiglia di vino. Crowley fuma qualcosa di improbabile e ride, la testa all'indietro.
A(scandendo, teatrale):"E se ce ne andassimo? Scappiamo. Tu e io. Via. Altrove. Senza Cielo, senza Inferno."
C(ridacchia):"Oh, angelo... e dove, scusa? Un castello in Scozia? O il Sud della Francia?"
A(con un sorriso vagamente tragico):"Ho sempre voluto aprire una libreria in Provenza."
C(sottovoce, improvvisamente serio):"Io verrei."
Aziraphale ride.
Ma Crowley lo guarda a lungo, troppo a lungo.
Non ride più.
RITORNO ALLA REALTÀ...
Crowley stringe il volante con forza, le nocche quasi bianche.
Gli occhi si fanno lucidi.
Si costringe a parlare da solo.
C:"Me lo hai detto per scherzo, ma io...Io lo volevo davvero. Anche solo per un attimo. Quel "scappiamo" era vero per me."
Passa accanto a un lampione dove una volta Aziraphale si era appoggiato, ubriaco, chiedendo un hot-dog a un bidone.
Ride.
Un po'.
Ma il sorriso non regge.
Intanto la notte passa e un nuovo sole sorge.
A SOHO...
La luce del sole entra tra le tende. Aziraphale è in vestaglia, con un libro aperto davanti.
Non sta leggendo.
Sta ricordando.
FLASHBACK - INTERNO DELLA LIBRERIA, GIORNO DI CHIUSURA
Aziraphale e Crowley sono seduti a terra tra due file di scaffali.
Una tazza di cioccolata per entrambi, Crowley ha una piccola aggiunta di Whisky nella sua.
Parlano fitto, ridono.
Le mani si sfiorano mentre afferrano una pergamena caduta.
C(sorridendo):"Lo ammetto, hai gusto. Questo posto è... sopportabile."
A(pieno di affetto):"Lo hai detto davvero?"
C(scivola nella sincerità):"Solo perché ci sei tu."
A:"Okay, basta alcol nella tua cioccolata d'ora in poi."
Le mani si sfiorano ancora. Ma stavolta nessuno finge sia un caso. Restano così, a guardarsi.
Aziraphale chiude il libro.
Passa le dita sulla copertina come fosse pelle viva.
Come se avesse una memoria.
A(quietamente):"Quante cose ci siamo detti... in mezzo a una risata."
Va verso la cucina, mette su il bollitore.
Ma si ferma di colpo davanti alla tazza con scritto "You Saucy Minx", regalo ironico di Crowley.
Sospira.
A(facendo un piccolo sorriso):" Tu hai capito tutto prima di me. Non è vero? E io, come uno stupido, sono rimasto indietro. Ma sto cercando di raggiungerti."
APPARTAMENTO DI CROWLEY...
Crowley è tornato a casa con le prime luci dell'alba.
È seduto a terra, schiena contro il divano.
Ha in mano una vecchia bottiglietta con etichetta scritta a mano: "Senza effetti collaterali. Forse."
È alcol celeste, regalo di Aziraphale in una notte in cui ci avevano scherzato sopra.
FLASHBACK - NOTTE, DIETRO LA LIBRERIA...
Piove.
Ma loro due sono lì, sotto un ombrello sproporzionato, completamente ubriachi.
Crowley ride così tanto da piegarsi in due.
A(gli regge la schiena, ridendo anche lui):'Sei... sei un disastro ambulante, Crowley."
C(puntandogli un dito contro, serissimo):"E tu sei... mio. Amico. Non lasciarmi mai, angelo. Almeno tu."
A(una nota di verità nel sorriso):"Mai."
Crowley stringe la bottiglietta.
Gli occhi gli si inumidiscono.
Poggia la fronte sulle braccia.
C(sussurrando, quasi con rabbia):"Non dovevi lasciarmi. Non... non davvero. Non per loro."
E senza rumore, scivola nel pianto.
Non è disperato, non è scenico.
È un dolore lungo, antico.
Silenzioso.
LIBRERIA - SERA TARDA...
Aziraphale è in piedi davanti allo specchio del retrobottega.
Tiene in mano una papillon.
Lo osserva come fosse una reliquia.
È lo stesso papillon che Crowley gli aveva sistemato prima di una "missione" insieme.
Il gesto era stato quasi buffo.
FLASHBACK - INTERNO LIBRERIA...
Aziraphale sta cercando di legarsi il papillon.
Crowley guarda l'orologio e sbuffa, si alza e glielo sistema con un gesto rapido.
Ma poi rallenta.
Le dita sfiorano il collo di Aziraphale.
I loro occhi si incontrano.
C(lieve):"Perfetto."
A(inghiottendo il nulla):"Grazie."
E poi, dopo un attimo, quasi come un segreto.
A:"Io mi fido di te..."
Aziraphale si lascia cadere sulla poltrona.
Porta le mani al volto.
Le spalle tremano.
Le lacrime scendono.
A(tra sé):"Non ti ho mai detto quanto...quanto significasse per me averti lì. Sempre. Con me."
Respira, si asciuga gli occhi.
Guarda il telefono.
Lo prende.
Esita.
Lo posa.
Poi lo riprende.
Poi lo posa di nuovo.
Anche Crowley fa lo stesso movimento.
Quasi nello stesso momento, si muovono.
Crowley prende il cellulare.
Digita.
Cancella.
Digita di nuovo.
Aspetta.
Poi digita di nuovo.
Squilla...
Squilla...
Squilla...
Aziraphale risponde.
Crowley fa una delle sue battute per spezzare il silenzio.
C:"Hai messo troppo zucchero nel tè, vero?"
Nasconde la testa contro il cuscino subito dopo averlo detto.
Aziraphale ride piano, con gli occhi lucidi.
Risponde.
A:"Solo un cucchiaino. Forse due. Forse quattro."
Entrambi ridono.
Il silenzio comincia a rompersi. A farsi meno acuto.
Il filo è lanciato.
E dall'altra parte, qualcuno tiene l'estremità.
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Episodio 3 - Fuoco Che Torna A Bruciare
A:"Vuoi venire da me?"
Queste sono le parole che es