La festa ci salverà
E così ieri, dopo i 29 gradi centigradi del 25 di ottobre, copiosa è scesa la pioggia a farmi credere che tutto sia tornato alla normalità; le stagioni con il loro regolare decorrere, la notte del cambio dell’ora a far scoccare l’autunno più inoltrato (prima che qualcuno decida che non serva più cambiare l’ora, e forse anche le stagioni).
Sotto una fitta precipitazione, esco di casa a Milano per dirigermi laddove casa è sempre stata e sempre sarà: Veruno, provincia di Novara. Torno sempre meno. Chiamo gli amici nel tragitto che mi ci porta: ci accordiamo per vederci la sera in un posto chiamato Circus a Cureggio, un piccolo paese oltre Borgomanero, passaggio obbligato per Baraggia di Suno laddove provavo con la mia prima band e dove distrussi il motorino. Suona una formazione chiamata Riciclette; mai sentita prima.
Manco così tanto da “casa” che non solo non so minimamente dove sia il Circus, ma a malapena ricordo la posizione di Cureggio. Arrivo e trovare parcheggio non è così facile. Pazzesco come la città cambi completamente la prospettiva della gestione degli spazi: in questi paesini bastano pochissime macchine per saturare tutto. Mi stupisce la quantità: è così difficile tirare fuori la gente di casa quando piove così forte, ancor di più per una serata “con musica live”, contesto che da queste parti ha spesso il sapore della tristezza, non certo dell’entusiasmo.
Entro e capisco che c’è qualcosa di diverso. Mi guardo intorno, levo la felpa e vedo cinque ragazze che suonano strumenti acustici (chitarra, ukulele, bonghi, scacciapensieri...) senza palco, in mezzo al pubblico che è ben assiepato attorno a loro. Fanno cover e brani inediti, suonano ultra compatte nel loro essere un po’ storte, la sezione ritmica ultra tight e le voci corali, è busking caldo.
Saluto qualche amico che non vedo da tempo e tutti, come veri padroni di casa, hanno piacere a fare gli onori a me, che sono ormai diventato il “milanese”, o forse semplicemente il vecchio lupo di città ormai lontano. In momenti diversi, più persone mi dicono che le Riciclette sono “bravissime”, e che - così specificato in tutti i casi citati - “hanno forte pubblico nella comunità LGBT+”. Di per sè questa non è una notizia ma effettivamente è la prima volta che vedo un gruppo interamente femminile in provincia, con questo successo, con questa condivisa militanza per i diritti sessuali.
Spesso si tende a pensare che questo tipo di battaglie abbiano senso solo in chiave urbana o a supporto di grandi eventi come il Pride. Invece eccoli i risultati di campagne mondiali sul piccolo: danno nome forza e orgoglio a persone che vivono in comunità periferiche, e che non devono più nascondersi per forza.
Qui al Circus in ogni caso c’è davvero un inaspettato entusiasmo. C’è addirittura il momento stage diving del gestore dal bancone del bar, un omone con la maglia dei Dropkick Murphys che mi fa ripensare a come la lezione collettivista e up-the-pints del punk non sia in realtà tramontata. Raramente ho visto così tanta gioia chiusa in un posto così piccolo, in questa provincia.
Spesso tendo a considerare la musica come tesoro di emozioni personali oppure -all’opposto- in senso discografico e di industry, invece ci sono esperienze come questa che sicuramente non rispondono a quel tipo di disegno ma creano contesti di comunità e popolo fondamentali, soprattutto per un paese come il nostro nel pieno di una regressione economica con alcuni fondamentali diritti messi in discussione.










