-Quando ho detto che eri insignificante, che la tua presenza era scontata. Non è assolutamente vero. Sei arrivata nella mia vita come un uragano e hai fatto la differenza, con i tuoi soliti discorsi melodrammatici che neanche un oratore greco, con quegli occhi sempre tristi che ti ritrovi e con la tua bassissima autostima. Hai cambiato completamente il mio punto di vista, e non perché non ti piacesse, semplicemente per farmelo osservare da un'altra prospettiva. Rosebelle, tu dici sempre che io ti ho salvato la vita quel tre aprile, ma la verità è che tu salvi la mia dal duemiladodici- sorrido, sentendo gli occhi pizzicare per le lacrime. –Correrò il rischio di essere un po' melodrammatico, ma credo che non sarei qui, se non fosse stato per te, per tutte le volte che mi hai tirato su quando non sapevo che fare, quando pensavo di non valere niente e di essere solo spazzatura. Sei l'unica che ha creduto sempre in me sin da quando ero un moccioso convinto di avere tutto il mondo ai suoi piedi, e si atteggiava a duro della situazione quando, in realtà, voleva solo qualcuno che tenesse a lui. Sono passati quasi cinque anni dal nostro primo incontro, abbiamo finito il liceo, abbiamo iniziato il college, abbiamo litigato, ci siamo avvicinati, allontanati, innamorati, persi e ripresi, sta volta definitivamente. E, dopo tutto questo tempo, posso dire che sei stata la parte più assidua della mia adolescenza, quella di cui parlerò sempre, perché non esiste Daniel Manson senza Rosebelle Greyson, anche se ci ho messo un po' per capirlo e ancora di più per ammetterlo-
Daniel Manson












