The Wolf Knife (2010) Laurel Nakadate
October 4th 2022

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The Wolf Knife (2010) Laurel Nakadate
October 4th 2022
E’ da un po’ di tempo che non allargo questa sorta di rubrica dedicata ad alcuni degli outsider del pentagramma, così ho pensato di rimediare. Prima di tutto un piccolo riassunto sulle motivazioni di questo genere di articoli per i nuovi lettori che si sono persi i miei ultimi interventi, ormai risalenti a poco più di un anno fa; ovvero, non solo rovistare nello scombinato cranio di alcune delle persone più assurde dell’universo rock, ma anche invitare alla riflessione su come in un contesto dove tutti giocano a essere “incredibilmente strani” chi fuori di testa lo è sul serio (pure patologicamente parlando) viene sovente tenuto alla larga, sia dal pubblico major che da quello indie. Snobbato, deriso o messo lì a sollazzare giusto il lato più morboso e cinico della comune curiosità, invece di stimolare un meritato interesse almeno in chi dice di non seguire le regole del “buon gusto”. Come uno spioncino sul versante oscuro e soppresso dell’umana creatività. Un ragionamento che per me dovrebbe essere normale ma che spesso noto non è affatto così. Così un’intera ciurma di finti disadattati campeggia sui poster nelle camerette, sguardo fisso (o spesso anche solo fesso) nel vuoto ed espresione vitrea, e Dave Cloud lo conoscono in otto. Più volte finito sotto cura in istituti psichiatrici anche per via di una carriera mai decollata fin dall’età scolare, quel che diventerà l’eccentrico e l’irrequieto Dave Cloud, nasce David Bliss Cloud e si fa un nome soprattutto nei locali più malfamati e infrequentabili di Nashville. Amante alla follia del karaoke (questo in antitesi con molti dei suoi colleghi che volevano essere un Beatles, va detto), urla per clienti sbronzi, mignotte e altra interessante linfa umana fino a che solitamente non viene cacciato da esausti gestori. Per pochi centesimi, Dave urla a squarciagola alcuni esempi di un nuovo tipo di canzoni che per lui e le sue fantasie dovrebbero suonare come “il punto di congiunzione tra Buddy Holly e Roy Orbison”. Ovviamente con lo scopo di essere scoperto da qualche talent-scout ed entrare direttamente nei primi posti delle classifiche. Trattandosi invece di un caso clinico non dei più semplici (so disse depressione maniacale più ansia paranoide, un bel poker), le genial-deliranti canzoni del Nostro, all’atto pratico, suonano più come una versione dei The Sonics un bel po’ fumati o del Capitano Beefheart su di giri - lo so, per chi sa di che parlo è bellissimo anche solo a leggerlo. Probabilmente se nella seconda metà degli anni Novanta Frank Zappa fosse stato vivo, sarebbe stato un suo illustre fan ma se sei un outsider sei così predisposto alla sfiga che il buon vecchio Frank se ne andò da questa valle di lacrime ben prima del suo debutto. Ad accorgersi di lui invece fu un suo concittadino non meno disallineato dai gusti correnti e corretti, il regista Harmony Korine, che lo volle nel 1997 per una parte nel suo film Gummo (rimediate all’istante se non sapete di che parlo). Odiato/amato dagli indipendenti dell’epoca e diventato oggi un film decisamente di culto, contribuì alla realizzazione e all’uscita due anni dopo del debutto Presents: Songs I Will Always Sing. Dopo alcune esibizioni come fenomeno da baraccone, svanisce per un lustro ma, per assurdo come spesso accade, stuzzica l’ineresse di alcuni nomi altisonanti. Dal 2OO4 infatti si apre una seconda fase della sua traballante carriera che prima lo avvicina a gente come Steve Mackay (sax degli Stooges) e Matt Swanson (basso dei Lambchop del seminale Nixon), che prendono parte alla sua creatura, fino ad arrivare a un improbabile e improponibile featuring di Nina Persson dei Cardigans per un brano del 2OO8: Land of a Thousand Dances. Per un po’ accade anche a lui, come a Daniel Johnston o Wild Man Fisher prima di lui, di stare nel buffo ruolo di quello che fa figo sapere citare, che tu sia Joel Gion dei Brian Jonestown Massacre (che dice di essersi ispirato a lui per le basette: considerando il ruolo nei BJM di Joel non una cosa da poco!) o un giornalisa a caso che lo descrive ora come "a perverse cross between Neil Diamond and Tom Waits". Addirittura. Sulla scia di Pleasure Before Business, edito tra l’altro per la Fire Records, non poco, per qualche anno Dave riuscirà a sostenersi come animale da palco. O meglio, piuttosto di veri e propri live si tratta di performance dall’attitudine punk garage in cui gli astanti aspettano solo l’attimo in cui Cloud si denuderà o farà qualcosa, qualunque cosa, per essere cacciato dal palco o dal locale. Flirtando col pubblico, leggendo riviste porno o dando libero sfogo al suo folle estro. Non siamo ai livelli di GG Allin per carità, però definirli concerti è un lusso che non mi sento di dargli. Vengono poi rilasciati altri dischi con i suoi Gospel of Power, due dei quali appunto dal vivo o quasi, Fever del 2OO9 e Live At Gonerfest del 2O12, proprio per la sua incapacità di scindere le registrazioni dal quel lato veritè che gli è più congeniale. Il terzo è l’interlocutorio Practice In The Milky Way del 2O11. L’ultimo parto sonoro prima che un cancro se lo portasse via nel febbraio del 2O15 è Today Is The Day That They Take Me Away. Emblematico fin dal titolo, oserei dire. Non credo che un domani ci sarà qualche regista che si presti a narrare la sua vicenda “artistica” come negli ultimi tempi è stato fatto per altri squinternati presi a pugni un po’ da tutti (e dalla vita in primis) come Rocky Erickson che, comunque la vogliate vedere, è parente di Dave più di tanti altri. Quindi spero che questo mio intervento possa essere un input per entrare nel mondo di Dave Cloud, magari non importante come quello di un Syd Barrett ma ugualmente affascinante e bizzarro, innocente e inquietante.
sang CCR after huffing gasoline threw up potato salad on the karaoke machine told my friend’s kid “santa wasn’t real, are you interested in boobies yet and do you wanna feel one?”
Anthem. One of my fave covers.
This guy is my ultimate burnout idol.
I don’t know why, but I love this. Something about this guy’s voice reading these lines is so fascinating and hilarious.