La notizia ufficiale è arrivata, con disperazione di buona parte dei calciofili che speravano nelle partite televisive per rendere meno pesante la quarantena, il campionato di serie A è sospeso.
Come se non bastasse l’emergenza ci ha privato anche della Formula 1, del basket, della boxe, del ciclismo, della corsa di tartarughe e di qualsiasi altra disciplina sportiva immaginabile. Una tragedia nella tragedia.
Torniamo alla disciplina calcistica, il tam tam nella chat di condominio è diventato il trend topic, uno dei momenti per superare la reclusione casalinga grazie al campionato di calcio, delle coppe europee viene inesorabilmente a mancare.
Gli hashtag #comecazzofacciamo, #ilcalciononsitocca, #mitoccaascoltaremiamoglie o #senzacalciomuoio sono diventati virali.
L’ingegno dell’uomo però esce proprio quando egli è messo con le spalle al muro. Così Simeone Pedone caposcala della scala A lancia la sfida a Calogero Brocchetti suo pari grado della scala B: una sfida di calcetto a cinque in cui i due capi scala saranno gli allenatori.
Inutile dire che il Brocchetti, che vanta nella sua gioventù quattro presenze nella prima squadra della A.S. Oreta nella stagione ’76-’77, non sé l’è fatto ripetere due volte: Sfida accettata. Del resto il Pedone è da sempre il suo rivale, oriundo spagnolo Pedone è stato centravanti nella stagione ’72-’73 nella prima squadra spagnola del Deportivo La Carogna.
Il campo per la sfida è il cortile retrostante il condominio, lo spazio dove ci sono gli ingressi dei garage, il locale immondizia e la sala condominiale. Su questo cortile asfaltato si affacciano finestre e balconi delle camere da letto e dei bagni.
Per rispettare le regole imposte dal Dcpm i giocatori indosseranno sopra le rispettive divise delle sagome circolari di cartone preparate dalle sapienti mani delle loro mogli e dei rispettivi figli, riciclando dal locale immondizia i cartoni delle pizze a domicilio, delle scatole varie dei pacchi consegnati a casa ai compulsivi degli acquisti online. Da noi è forte la concorrenza del colosso Priapon che vende di tutto.
Le sagome circolari del raggio di cinquanta centimetri, che sommati alla stessa misura di un altro cerchio fanno giusto un metro, gira intorno alla vita dei calciatori e si sostiene con due corde elastiche porta pacchi che s’incrociano come due bretelle.
Visti dall’alto i giocatori sembrano dervisci roteanti che girano su se stessi. Le regole sono state cambiate di comune accordo tra gli sfidanti per rispettare il Dcpm (Domani Chiunque Può Morire), niente contatti fisici. Le intenzioni di un’azione devono essere espresse verbalmente come ad esempio: “Tackle da dietro”, “Tunnel”, “Ti ho stoppato”, “Ti ho rubato il tempo”, “Colpo di tacco” e via dicendo.
L’arbitro sarà il signor Frederick Fydriszewski, polacco che abita in Italia da trent’anni, nessuno lo vuole in squadra perché ora che lo chiami per farti passare la palla l’azione è finita. Quindi gli permettono di fare l’arbitro con il soprannome di El Polaco. Pare che sia stato proprio Pedone a soprannominarlo così alla spagnola.
Oltre ai due guardalinee abbiamo il VAR, diretto da Filippo Lupini il nerd (vedi ep. 3 ndr) che con una Go-Pro segue le azione in tempo reale collegandola al suo PC portatile dove può rivedere le azioni.
Il tifo è caldo, tre quarti della palazzina è affacciata a finestre e balconi incitando ognuno la propria squadra di scala. Tra gli spettatori noto che c’è anche il Maestro Osvaldo Lastono, per me è starno vederlo interessato al gioco del calcio. Il Maestro Lastono, che ha l’aspetto di Giuseppe Verdi nel vederlo con barba e capelli bianchi, fu Direttore Musicale del monumentale Teatro cittadino La Chiocciola nel lontano 1971.
La partita ha inizio tra le grida assordanti delle due ali del condominio che delimitano lo spazio del cortiletto, dal mio balcone mi sembra di osservare dei ragazzi che giocano ai dischi volanti, la palla non la vedi perché i piedi sono coperti dalla circonferenza di cartone. Durante le mischie, anche quelle più accese, i giocatori rispettano il Dcpm e quando gli animi si scaldano mimano la testata o la manata, oppure il calcetto provocatore e dall’altra parte l’avversario di turno urla fingendo di essere stato colpito, portandosi le mani al volto o sulla caviglia.
Sembra tutto surreale, sembra un gioco di mimi. Presto le urla d’incitamento si trasformano in risate oppure in mutismi di chi rimane deluso dell’evolversi delle azioni. Così finte. Anche dopo un gol i giocatori esultano facendo finta di saltare abbracciati, in realtà tengono le braccia a forma di cerchio davanti a loro e saltano da soli. La partita finisce otto a sei per la scala B.
L’unico ad aver applaudito sincero alla fine della partita è stato il Maestro Lastono, che complimentandosi ha detto che era dai tempi dei balletti al Teatro La Chiocciola che non vedeva delle pose di chassé, attitude, en dehors, allongé, brisé e una meravigliosa entrechat royal simile a quella de le ballet de la nuit eseguito come se fosse Nureyev, forse si riferiva all’entrata in sforbiciata con cui un giocatore della scala B ha segnato un magnifico gol, ma nessuno ha osato contraddirlo visto che lacrimava dalla gioia.
Ci sarà di sicuro una rivincita, magari quando il Dcpm ce lo permetterà, perché cosi con i dischi di cartone non ci si può abbracciare ed è importante potersi abbracciare. Ce ne stiamo accorgendo ora che non possiamo farlo.
Mi chiamo Juri Quarantino e questo è il mio diario di quarantena.
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