“Provate, senza mostrarlo con dei gesti e senza fare disegni, provate a spiegare a qualcuno, solo con le parole, come ci si allaccia le scarpe”. Lo diceva Tullio De Mauro, tanti anni fa, agli studenti di prima annualità del suo corso di filosofia del linguaggio. Le parole, lo strumento con cui elaboriamo grandi teorie e spieghiamo fenomeni complessi, non bastano da sole a insegnare un gesto tutto sommato elementare. Detto da un linguista che era anche uno degli studiosi e professori universitari più importanti del paese, curatore di un grande dizionario, all'interno di un'istituzione fondata sul presupposto che il sapere si trasmette attraverso le parole, detto da lui, insomma, era roba forte. Tullio De Mauro era forte. Come nelle cose che diceva, riusciva a tenere insieme grande sapienza, grande umiltà e un bonario senso dell'umorismo.
Molti anni dopo, in un'intervista televisiva, raccontò qual era il suo motto, una frase di Epicarmo che lui traduceva così: “Sii sobrio. E ricordati che non sai bene come stanno le cose”. La frase del filosofo siracusano era probabilmente un invito allo scetticismo, ma De Mauro sembrava aggiungerci un significato ulteriore, un invito a non accontentarsi di quello che si crede di sapere o di aver capito, a diffidare della superficialità ma anche della propria presunzione.
Il professore ha insegnato tanto a tantissime persone, trattando sempre la cultura e la conoscenza come strumenti di libertà da mettere a disposizione di tutti. Per chi lavora nel mondo dell'informazione, almeno due dei tanti insegnamenti del professore vale la pena di non scordarli. Innanzitutto il fatto che le parole sono uno strumento prezioso, ma limitato, perciò vanno usate sempre con cura, attenzione, scrupolo e umiltà, soprattutto da chi ha la pretesa di raccontare o addirittura di spiegare un mondo di cose a un mondo di persone. E poi che non bisogna stancarsi di interrogarsi sul mondo, perché c'è sempre qualcosa da scoprire che potrebbe far cambiare le nostre opinioni e le nostre decisioni. Quell'invito a essere sobri era, credo, un invito a essere prudenti nei giudizi e coraggiosi nel fare e nel farsi domande.
Per imparare certe cose, come allacciarsi le scarpe, non bastano le spiegazioni, serve che qualcuno ci mostri come si fa. Forse anche per imparare a usare la cultura come strumento d'impegno civile e democratico serve un esempio. Tullio De Mauro è stato uno degli esempi migliori.