Dabat, near Debark, Amhara State, Ethiopia
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Dabat, near Debark, Amhara State, Ethiopia
lofi hip hop beats to debark to
Semien Mountains
We went for a 3 day trek in the Simien Mountains where we reached almost 4k high and hiked in this amazing Afro-alpine landscape. We met these MEGA cute Gelada monkeys (we were literally sitting about 50cm from them but more on that later) and our not-quite-so-cute AK47-carrying smelly-scout. It’s mandatory to take a smelly-scout with you to the mountain to well... protect you from god-knows-what as there aren’t any dangerous wild animals. There is a lot of locals selling sun-cured lukewarm Coca Cola though. Yumm.
Another remarkable thing to note about Debark where the treks start from is that we managed to find the first Guesthouse/Pension whatever anywhere on our travels from where we ran out in disgust and said “we are absolutely not going to sleep here”. Enough to say that there was a lot of condoms everywhere (well unused, so could have been worse...) and a very pimp looking guy behind us with some girls, so we didn’t really dare to take a proper photo... the state of that room was quite something though :D
i just found out that people debark their dogs.. what kind of monsters...
Debarking the Aragon (Portugal, 1907)
There’s a man to the left who is barefoot.
Photo by Joshua Benoliel
Photo Source: Arquivo Nacional da Torre do Tombo
6° GIORNO 14-01-2016: GONDAR-MONTI DEL SIMIEN-DEBARK km163
Alle 08.30 percorriamo i 5 km che ci separano dal villaggio Wolleka, abbandonato dai Fellasha, gli ebrei neri d'Etiopia, una delle 10 tribù perdute d'Israele, dispersa ai tempi di Mosè e rientrata in Israele negli anni 80 con una poderoso ponte aereo (per saperne di più vi consiglio di leggere questo articolo di Vincenzo: http://www.ilcornodafrica.it/st-melecasalvataggio.pdf). Il villaggio e la sinagoga, malridotti, sono occupati da famiglie etiopi che vivono di turismo, spacciandosi sovente per autentici ebrei. Più interessante una donna, con bambino in spalla, che cuoce su una piastra di ferro il pane Injera. Dall'altro lato della strada una scuola artigianale per donne, con produzione di vasellame, tele, e filati. Alle 09.40 partiamo per Debark. Ma già mezzora dopo sostiamo, a quota 2800 mslm, in un punto panoramico sulla bellissima valle. Vi si trova una “ricca” fattoria con tetto in lamiera, tre cavalli, un puledro, cinque buoi, che ha la fortuna di erigersi in uno dei più bei paesaggi di mia conoscenza. Approfitto del prolungarsi della sosta per scalare una collina con due alberelli in cima. La fatica è premiata dal trovarmi in solitudine e godermi la veduta, prima del richiamo di Vincenzo ai pulmini. Alle 10.50 ripartiamo e un quarto d'ora prima di arrivare in hotel ci fermiamo per registrarci e pagare il ticket d'accesso al Parco Nazionale Simien. Alle 12.00 siamo a Debark, in tempo per il pranzo. Come al solito ci viene offerto un ricco menu, ma l'albergo e scarsetto. Dal cilindro/menu caviamo un sandwich con frittata d'uova e un ottimo the, il resto non è disponibile. Alle 13.40 partiamo per l'agognata escursione al Parco Nazionale dei Monti Simien patrimonio UNESCO. “Il Parco rimane nel cuore per gli splendidi paesaggi africani, la vista di panorami superbi che aprono a precipizi e a cime che si elevano improvvise ed inaspettate da vallate profondissime. Le montagne del Simièn si stagliano tra l’altopiano e la valle del Taccazzè, con un’altitudine tra i 2700 e i 4600mt. Il Ras Dashan a 4.543 mt di altezza (quarto in altitudine del continente africano) è stato scalato per la prima volta nel 1841 da Ferret e Galinier. Il Simien, che in amarico significa “il nord”, raccoglie in un insieme unico ed affascinante i più suggestivi paesaggi africani: i contrasti cromatici creati dalla delicata sfumatura del colore rosso della terra e il verde della vegetazione, sofferte guglie, pinnacoli, ambe, profonde erosioni dominate da impressionanti tavolati, suggestionano profondamente l’osservatore. Tra panorami e scenari mozzafiato, si ammira una flora spettacolare (specie dopo il periodo delle piogge) e molti animali, tra cui una specie endemica di babbuini, i Gelada, detta anche “scimmia leone” e la Capra ibex walie o stambecco dell’Abissinia, specie ora protetta essendo arrivata alla soglia dell’estinzione, (si stimano circa 500 animali) dovuta alla distruzione del loro habitat originario.” Sui pulmini salgono due guardie armate ed una guida ufficiale. Ci rassicurano che la scorta serve solo alla nostra sicurezza(?). Seguiamo una pista sterrato su per i monti con stupende vallate e alle 14.30 iniziamo il nostro tracking a piedi per digerire il nostro succulento pasto. L'aria è rarefatta e il sentiero accidentato, ma la vista fa dimenticare la fatica. Il gruppo è aperto è chiuso dalle nostre scorte armate. Alle 16.00, raggiunti i nostri mezzi, che hanno proseguito dalla strada, rientriamo mestamente in hotel senza avere visto che qualche uccelletto. Ma abbiamo la fortuna sfacciata di incrociare sul nostro cammino ben due colonie di babbuini Gelada dal petto rosso che attraversano la pista. Precipitati fuori dai pulmini, io con cintura allentata e scarpe slacciate, scattiamo una fiumana di foto. I babbuini ormai avvezzi a sciocchi umanoidi con scatolette in mano, si lasciano fotografare in bella posa da meno di due metri. Eccitati rientriamo in hotel alle 17.40. Faccio una passeggiata nel villaggio e scatto due foto prima che il buio abbia il sopravvento. Dopo la doccia, a sorpresa, visto il gramo pranzo, ampiamente digerito, ci viene offerta la cena in un ristorante fuori hotel. In un camerone, tre diversi gruppi turistici, circa 80 persone, ci contendiamo le pietanze self service. C'è né per tutti....se ti sbrighi.