L'antica stirpe degli Dei greci
In questa sede prenderemo in considerazione le principali divinità greche appartenenti all’antica generazione del pantheon ellenico. Iniziamo dal dio signore del cosmo, Zeus, che ricorre nello schema divino indoeuropeo. L’etimologia del nome rimanda alla luce del giorno e infatti Zeus, padre del cielo, è già in epoca micenea signore dei fenomeni atmosferici. Zeus incarna nel cosmo la legge dell’equilibrio e afferma il proprio potere contro gli dei della generazione precedente, ovvero contro i Giganti e il padre Crono. Il valore mitologico di questa lotta di successione è stato più volte rimarcato dalla critica per le analogie con le cosmologie orientali.
Alle origini del mondo si situa la lotta tra generazioni per l’affermazione di un principio di supremazia di ordine universale. La forza di Zeus si manifesta poi attraverso la potenza generatrice. Così affiora la ragione profonda delle unioni di Zeus con mortali e dee, significato di una trasgressione sessuale che è uno dei caratteri tipici del dio. Zeus tuttavia incarna nel cosmo il principio dell’equilibrio e della giustizia, concetto divino e filosofico di raro fascino. Dobbiamo dire che per i Greci la giustizia umana ha sempre bisogno, per esistere e per affermarsi, della sanzione divina.
Dobbiamo anche mettere in evidenza che si fa largo, sin dall'età arcaica, la nozione di una giustizia largamente retributiva ed equilibratrice che campeggia fino a Platone. In quanto arbitro, Zeus è garante dell’autorità di giudici e sovrani, ma è anche protettore di supplici e profeti. Zeus è altresì divinità panellenica, celebrata in tutte le città senza ricevere onori particolari in alcuna città. Feste dedicate al dio erano ovviamente quelle di Olimpia, le quali avevano un carattere pangreco, sovracittadino e statuale. Dobbiamo mettere in evidenza che Olimpia ospitava in quel caso l’intera comunità ellenica, che nei giochi ritrovava la propria appartenenza etnica.
La sposa di Zeus, Era, è divinità altrettanto complessa. Già presente nei testi micenei, sembra che il nome della dea potesse essere ricondotto al suo ruolo di comando all’interno della famiglia olimpica. Sorella e consorte allo stesso tempo, Era aveva goduto forse di un culto teriomorfo, se l’epiteto che Omero ancora le attribuisce è “dagli occhi bovini”. Nell’Iliade i suoi rapporti con Zeus sono spesso litigiosi, ma in realtà nel mito e nel culto essa assume un ruolo di grande divinità femminile, proprio per il fatto di essere sposa di Zeus. Tuttavia essa è rappresentata raramente nel ruolo di madre, anzi la maternità è da lei spesso rifiutata. Come in tutti i casi di divinità greche, anche Era ha un volto molto violento: è instancabile persecutrice delle amanti di Zeus e conserva un potere distruttivo che appartiene alla sua natura primordiale e che si spiega anche attraverso lo schema della difesa dei diritti delle nozze, continuamente offesi da Zeus. Era godeva di un culto particolare in città come Argo, Olimpia e Samo, dove sorgevano imponenti santuari.
Fratelli divini di Zeus ed Era, e quindi della generazione che divide con Zeus il più antico potere, sono Poseidone ed Ade, che naturalmente, per il suo stretto rapporto con la morte e l’oltretomba, resta dio escluso dal pantheon olimpico. Il nome di Poseidone ricorre già nelle tavolette micenee e sicuramente la prima parte della parola, a guardare l’insieme, riveste uno stretto rapporto linguistico con la radice potei (signore). La venerazione del dio in età micenea sembra una realtà piuttosto importante.
Ampiamente diffuso è il culto anche in età posteriore e storica, come rivelano anche i toponimi cittadini come ad esempio Posidonia. Nell’Iliade il dio accenna alla divisione originale del cosmo in tre regni effettuata da Crono, in base alla quale Poseidone divenne signore degli abissi, ovvero “feudatario del mare” secondo la definizione di Ugo Bianchi.
Occorre dunque ipotizzare per il periodo mitologico primitivo una regalità divina condivisa. In ogni caso, la signoria del mare è indiscussa e si mostra anche nell’architettura dei templi. Tuttavia, profondo è anche il legame di Poseidone con la terra e con i cavalli, dei quali la tradizione lo proclama signore. Poseidone è divinità di un'energia spesso incontrollabile, che si manifesta nei fenomeni della natura. Le parole che connotano Poseidone fanno riferimento proprio a questa violenza degli elementi naturali, violenza che sembra riflettersi anche nel carattere e nell’azione del dio.
Nel pantheon greco riveste grande importanza anche Demetra, dea delle messi legata ai miti agrari e al ruolo dell’agricoltura come agente di incivilimento della società umana. Il suo nome rimanda però alla terra come luogo di crescita, di fertilità, di prosperità legata ai prodotti e ai frutti che essa produce. Dobbiamo anche dire che a Demetra sono dedicati i misteri eleusini, cosicché appare evidente che nella religione dell’antica Grecia Demetra riveste un ruolo privilegiato, tenendo conto della grandissima importanza rivestita dai misteri eleusini nel mondo greco.
Dea della generazione antica è Afrodite, divinità dell’amore come principio di carnalità che presenta le stesse caratteristiche della dea semitica Ishtar. Secondo Omero, la patria di Afrodite è Pafo, città cipriota. Gli scavi archeologici hanno confermato la presenza a Pafo di un tempio di età micenea. In Esiodo, la nascita di Afrodite è legata alla lotta di successione tra Urano e Crono. Il figlio Crono evira il padre che soffocava col suo peso la madre Gaia; dal membro virile gettato in mare nasce Afrodite.
In ogni caso, dobbiamo dire che anche il volto di Afrodite è doppio. Alla sua origine oscura e violenta, al suo potere carnale e sessuale, si associano anche elementi solari di luminosità vibrante. Tra i suoi epiteti vi sono anche “amante del sorriso” e “celeste”, a indicarne proprio la doppia natura: terrena legata alla sessualità, e ultraterrena, quasi metafisica, cantata da Platone nel Simposio. Legame privilegiato la dea intrattiene con i giardini e con il mare. Il mare non è soltanto, tuttavia, il luogo della nascita di Afrodite, circostanza mitica che la rende unica tra gli immortali. Ma il mare è anche spazio per eccellenza del transito: non è un caso che Afrodite divenga spesso divinità protettrice dei naviganti.
Concludiamo il nostro discorso su Afrodite mettendo in evidenza che il suo culto si diffuse soprattutto nelle città coloniali, ad evidenziare il suo rapporto di mediazione e di scambio culturale tra i nuovi e i vecchi abitanti. D’altro canto, non bisogna dimenticare il rapporto di Afrodite con la sessualità, il desiderio che prende il corpo, la dolcezza dell’eros e dell’amore, cosicché nessuno può negare il carattere complesso di tale divinità dell’antica Grecia.
In definitiva, le divinità del pantheon greco che appartengono alla generazione antica degli dei presentano, come abbiamo visto, caratteristiche molto complicate ed ambivalenti. Da tali divinità di antica generazione va poi separata e isolata la generazione dei nuovi dei, che altro non sono che i figli di Zeus. Ma di tali divinità, che presentano caratteristiche molto variegate e complicate, tali da richiedere un discorso molto articolato ed ampio, parleremo nel prossimo capitolo.
Prof. Giovanni Pellegrino













